Barolo Vigneto Monvigliero 1999

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2010


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: BURLOTTO – Comm. G. B. Burlotto
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Da tempo ho capito che ci sono alcune tipologie di vino che non possono essere valutate una sola volta nella vita, fra queste c’è sicuramente il Barolo, anzi, quando ne ho l’opportunità sono ben felice di poter fare un confronto a distanza di anni su uno stesso vino, di verificare se quanto avevo percepito in passato mi ritrova perfettamente allineato oggi o, magari, stupito di un profondo e inatteso cambiamento, sia questo in meglio o in peggio. E’ una filosofia che su LaVINIum abbiamo sposato subito con piacere, nessuno di noi si considera infallibile e i vini, essendo materia viva e in continua trasformazione, non danno quasi mai il meglio di sé appena messi in bottiglia. Rileggendo la degustazione di questo Barolo Monvigliero ’99 che avevo effettuato nel dicembre 2004, quindi cinque anni e tre mesi fa, posso dire, avendo aperto proprio ora un’altra bottiglia dello stesso vino, che allora sono stato molto cauto, non conoscendo ancora a fondo il carattere di quel superbo vigneto che è motivo di orgoglio per quei produttori che hanno la fortuna di possederne una frazione, nel delizioso comune di Verduno. Tant’è che ho riassaggiato quel ’99 di Burlotto in altre occasioni notando che stava evolvendo molto bene, grazie anche ad un’annata che in Langa ha fornito numerosi esempi di alto livello. Ho avuto anche modo di confrontare altri Monvigliero, della stessa annata come di altre, di Burlotto, Castello di Verduno, Bel Colle, Fratelli Alessandria e, con le dovute differenze di stile, ho imparato ad apprezzare quel cru tanto da eleggerlo fra i miei preferiti, sicuramente il più emozionante di quel comune di Langa. Ora, che quel ’99 è di nuovo qui nel calice, in una giornata finalmente illuminata dal sole, mi sento tranquillo, sereno, il sottofondo di Ajar, un breve ma straordinariamente intenso brano composto ed eseguito dal prematuramente scomparso Esbjörn Svensson, fa da corollario ad un vino sempre più convincente ed emozionante. Un bouquet di grande finezza e fascino, quelle descrizioni animali del 2004 sono del tutto scomparse, il processo evolutivo ci mostra oggi una tavolozza raffinata, riccamente minerale, viola, rosa, ciliegia, prugna, lampone essiccato, oliva nera, una bellissima nota agrumata che ricorda il mandarino e il pompelmo rosa, sfumature balsamiche, venature di liquirizia, spezie dolci e un tenue ma suggestivo richiamo alla macchia mediterranea, tutto pervaso da una spinta fresca, giovanile, femminile ma gagliarda, tutt’altro che fiaccata dal tempo. E che pienezza in bocca, quella polpa già succosa e godibile 5 anni fa non accenna minimamente a diminuire, ostenta la propria energia, il tannino è perfettamente integrato con la materia, quanta sapidità che affiora sotto al frutto, un’alcolicità misurata favorisce una bevibilità senza eccessi di percezioni pseudocaloriche, dando l’impressione di una digeribilità rincuorante. Il finale, lungo e sapido, incalza senza annoiare, anzi, è irresistibile la voglia di ricominciare da capo, magari scoprendo nuove sensazioni, chi l’ha detto che basta un assaggio? E’ quasi ora di pranzo, ottima giustificazione per lasciare questa bottiglia stappata sul tavolo…

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