Barolo Vigneto Cannubi 2001

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2010


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: BURLOTTO – Comm. G. B. Burlotto
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Parlare di verifiche aprendo un Barolo Cannubi del 2001 appare quantomeno prematuro, in fondo non ha neanche 10 anni, troppo pochi per considerarlo “nel mezzo del cammin”. D’altronde comincia a fare sufficientemente freddo per potersi accostare con sano desiderio ad una buona botttiglia di rosso da quell’uva che, pensatela come vi pare, per me non ha rivali al mondo, soprattutto nel lungo termine. Il nebbiolo rappresenta la summa di tutto ciò che posso aspettarmi da una grande uva, certo allevata e vinificata bene, nei terreni eletti, questo è ovvio, ma anche quando non è figlio di un grande cru riesce a non essere mai banale, ci vuole davvero tanta stupidità per fare un cattivo nebbiolo. E questo non è un problema per Fabio Alessandria, che lo conosce bene e ha a disposizione fior di vigneti a Verduno (Monvigliero, Neirane, Rocche dell’Olmo e Breri) e un piccolo appezzamento di poco meno di 2 giornate piemontesi, ovvero 0,7 ettari dello storico cru Cannubi a Barolo, da cui nasce questo vino. L’ho degustato la prima volta nel maggio 2005, durante “Alba Wines Exhibition”, oggi “Nebbiolo Prima”, ovvero l’evento organizzato dall’Unione Vignaioli Piemontesi (Albeisa) in cui ogni anno vengono presentate le nuove annate di Roero, Barbaresco e Barolo. L’ho riassaggiato anche in altre occasioni, avendo la fortuna di disporre di qualche bottiglia, e ogni volta avevo sempre la percezione di un vino nato da un’ottimo millesimo che evolve molto bene e avrà ancora una lunga vita. Non sono minimamente pentito di quelle cinque chiocciole che gli avevo attribuito agli inizi della sua “carriera”, eccolo ancora una volta in forma smagliante, con un colore granato molto classico e luminoso, bouquet tipico dell’annata e di quello specifico cru, dai toni maturi e profondi, la ciliegia e la rosa passita corteggiano la liquirizia e il tabacco, venature di spezie dolci e da carne si fondono a richiami di timo e alloro, un fondo di goudron affiora a tratti alternandosi a note di oliva nera. La bocca è tuttora fresca, vibrante, carnosa ma senza alcuna pesantezza, il tannino è setoso seppur forte e il succo del frutto generoso, non ci sono spigoli ma un quasi perfetto equilibrio, una persistenza lunga e sapida. Meno male che non è l’ultima bottiglia a mia disposizione…

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