Barolo Ravera 2016
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2022
Tipologia: Docg Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: RÉVA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro
Vino Bio: sì
Quanto contano realmente le MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) nel comprensorio vitivinicolo del Barolo? Molto, anzi moltissimo. Al di là di speculazione varie che riguardano specifiche etichette, così va il mondo non possiamo farci nulla, è materia assai appassionante saper cogliere le differenze tra un cru e l’altro e nel tempo riuscire a creare una sorta di memoria storica delle peculiarità, soprattutto territoriali, che rendono celebre questo angolo piemontese a dir poco incantato.
Ravera è tra i vigneti più vocati di Novello, uno degli 11 comuni dov’è possibile allevare e produrre il nobile vino tanto caro a Camillo Benso conte di Cavour; a mio avviso non ha nulla da invidiare a tante altre MGA ben più blasonate. Da queste parti Réva, realtà vitivinicola con a capo Miroslav Lekes, ha scelto di produrre una tra le sue etichette più pregiate. Un fazzoletto di terra (1,1 ha) da cui è possibile godere un panorama surreale in termini di bellezza, l’altitudine è tra le caratteristiche più importanti, siamo a circa 380 m s.l.m., esposizione ottimale est, sud – est. La zona è inoltre molto ventilata, gode di sbalzi di temperatura considerevoli tra il giorno e la notte, tutto ciò determina la produzione di uve di grande qualità che posseggono aromi di prim’ordine. Quest’ultima caratteristica è il fiore all’occhiello della sottozona Ravera che possiede un terreno calcareo-argilloso alternato a marne e arenarie fossili, tendente all’elveziano.
Veniamo dunque al Barolo Ravera 2016, annata a cinque stelle che non ha più bisogno di presentazioni, vini che posseggono la grinta e la voglia di stupire ad ogni assaggio. Nebbiolo 100% (clone michet), densità d’impianto 4.500 ceppi per ha, prodotto in sole 4500 bottiglie. Vendemmia manuale, fermentazione spontanea a contatto con le bucce in tini tronco-conici di rovere per 30-35 giorni, la malolattica viene effettuata in acciaio. Il vino affina 24 mesi in botti di rovere con successivo imbottigliamento nel mese di agosto. Granato con ricordi rubini al centro del bicchiere, il primo diverrà protagonista con l’affinamento, mi ha subito conquistato per la pulizia di profumi e un timbro che rivelano la classe e la finezza del nebbiolo allevato in questo comune.
Esordisce dolce, un andirivieni di fiori e frutti di bosco freschi quali violetta, ribes, mirtillo nero, acqua di rose e amarena matura; la liquirizia infittisce la trama e un ricordo di calcare, timo selvatico, pepe nero e tabacco in foglie aumentano l’austerità del bouquet.
È proprio il palato l’arma vincente del vino perché mostra agilità di beva e al contempo un timbro notevole, densità a tratti masticabile; tuttavia è un sorso pieno di vitalità, succoso e coerente ai frutti descritti, il tannino è fitto e dolce, conseguenza diretta di un occhio attento in vigna e soprattutto in cantina. Prospettive riguardo la capacità d’invecchiamento pressoché infinite, vent’anni il minimo sindacale. Cinque chiocciole e un’ottima guancia di manzo brasata in abbinamento.