Barolo Bricco San Pietro 2014

Barolo Bricco San Pietro 2014 ViettoDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2020


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: VIETTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Bisogna sapersi districare nel mondo delle MGA, sono tante e alcune hanno nomi che si differenziano per una sola lettera, oppure come in questo caso per una sola parola, infatti “Bricco San Pietro” si trova a Monforte, mentre “San Pietro” a Barolo. In realtà, pur chiamandosi “Bricco”, non è come si potrebbe immaginare solo la cima di una collina che occupa un’area modesta, al contrario, dopo la Bussia, questa è la MGA più vasta, con oltre 380 ettari vitati, con altitudini molto diversificate che vanno dai 250 fino ai 520 metri del vero e proprio bricco. Come sempre c’è una coltivazione di più vitigni, il nebbiolo da Barolo supera abbondantemente la metà, una parte molto inferiore è destinata al Langhe Nebbiolo, poi ci sono barbera, dolcetto e la parte più piccola (4-5%) destinata alle uve bianche.
L’area vitata si sviluppa tutta sul versante occidentale di Monforte ed è attraversata dalla Strada Provinciale 57 che porta a Monchiero. Al suo interno ci sono situazioni molto eterogenee, con diverse altitudini ed esposizioni, zone più fresche e ventilate, altre più calde e asciutte, mentre per quanto riguarda i suoli possiamo dire che sul bricco vero e proprio regnano le arenarie di Diano, mentre sulla restante parte ci sono prevalentemente le marne di Sant’Agata fossili sabbiose. I Vietto possiedono alcuni appezzamenti dal lato di Panerole, ma sempre in comune di Monforte, più un’altra piccola vigna sul bricco.
Il Barolo Bricco San Pietro 2014 mi ha messo un po’ in crisi, mi spiego meglio, trattandosi di un’annata non felicissima, davo per scontato che avrei trovato il Panerole 2015 nettamente migliore. Invece sono ancora qui davanti al calice a domandarmi come fa ad avere così tanta bellezza. Certamente ci sono delle differenze, il terroir fa la sua parte, ma anche qui il risultato è davvero notevole; al naso è meno complesso del Panerole, la componente floreale è più mitigata e meno definita, mentre il frutto richiama in modo netto la ciliegia, più matura e in parte sotto spirito, poi si distende sui toni della liquirizia, del cardamomo, qualche spezia dolce e una punta di cuoio.
In bocca dà il meglio di sé, fresco, ovviamente non maestoso bensì diretto, grazie all’alcolicità più moderata è sciolto, scorrevole, assai godibile. Probabilmente non avrà una vita lunghissima ma è un signor Barolo, che si avvicina tantissimo alla quinta chiocciola.

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