Barolo Acclivi 2017
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2021
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: BURLOTTO – Comm. G. B. Burlotto
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro
In Langa ci sono sempre state due correnti di pensiero, una ritiene che la migliore espressione del Barolo, intesa come completezza, è fornita attraverso l’assemblaggio di uve provenienti da cru differenti, l’altra privilegia il singolo cru come caratteristica peculiare e inimitabile. Con il tempo ha finito per prevalere la seconda, anche perché dal punto di vista commerciale nomi come “Cannubi”, “Bussia”, “Monvigliero”, “Vigna Rionda”, “Monprivato”, “Brunate”, “Rocche dell’Annunziata”, “Ornato”, per citare i primi che mi vengono in mente, hanno avuto un tale successo da consentire di spuntare prezzi decisamente superiori al semplice “Barolo”.
Al di là delle opinioni, un Barolo come quello di Maria Teresa Mascarello è perfetto così, il fatto che in etichetta non sia seguito dal nome di un cru non cambia di una virgola la profondità di quel vino.
C’è anche chi trova soluzioni alternative dando comunque un nome al proprio Barolo, ottimo sistema affinché venga ricordato in mezzo a tanti altri, fra questi troviamo l’Acclivi di Burlotto, proveniente dai cru Monvigliero, Neirane e Rocche dell’Olmo (ma in futuro credo anche dal cru “Boscatto”, recente acquisto) tutti nel comune di Verduno.
È evidente che Fabio Alessandria ha fortemente voluto un Barolo che identificasse le caratteristiche e potenzialità del territorio di Verduno, con l’Acclivi ci è indubbiamente riuscito, un vino che mi è sempre piaciuto fortemente e con gli anni è anche cresciuto raggiungendo un livello che non trovo assolutamente inferiore al Monvigliero e al Cannubi, ma solo diverso, come è giusto che sia.
L’Acclivi è generoso, si concede quasi sempre prima degli altri, ha un fascino tutto suo, meno austero e più “vellutato”, il 2017 ha tutte queste caratteristiche, ti avvolge subito con i suoi profumi di fiori e piccoli frutti, i sentori boschivi di fogliame ed erbe aromatiche, la liquirizia, il ginepro, gli sbuffi di tabacco biondo, la vena balsamica.
L’assaggio è avvincente, fresco e setoso nel tannino, con rimandi agrumati e una vena mentolata piacevolissima, un sorso di grande suggestione, che ti trascina in mezzo a quei filari che digradano sulla collina di Verduno, un Barolo che ti conquista e vorresti sorseggiare al tramonto in piacevole compagnia, lontano da distrazioni, rumori e preoccupazioni.