Barolo 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2021
Tipologia: Docg Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: RÉVA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Vino Bio: sì
L’annata 2017, a dispetto di pronostici a suo tempo azzardati quanto una grattata di pecorino stagionato su piatto di aragosta cotta a vapore, sta rivelando un carattere interessante e un equilibrio gustativo già piuttosto ragguardevole. Magari non verrà ricordato come un millesimo dalle infinite capacità d’affinamento, caldo ed estrema siccità durante la fase della maturazione delle uve sono stati protagonisti, ma indubbiamente, chi ha lavorato bene soprattutto in vigna, è riuscito a portare a casa uve sane e con livelli di acidità adeguati.
Non fa eccezione il Barolo 2017 di Réva, solida realtà vitivinicola con a capo Miroslav Lekes, imprenditore ceco grande appassionato delle terre di Langa. Ci troviamo a La Morra, uno degli undici comuni dov’è possibile allevare uve nebbiolo per produrre il celebre Barolo Docg. L’etichetta classica di Réva, la Cantina ne produce altri due, rappresenta il frutto delle sue quattro differenti vigne: la prima è l’MGA del Barolo Ravera, a Novello, gode di un microclima ventilato e una perfetta esposizione, est-sudest a 380 metri s.l.m., dove il clone michet cresce su suoli calcarei argillosi molto compatti; un’altra MGA tra le più note è Bussia, a Monforte d’Alba, vigne esposte a sud (360 metri s.l.m.), terreni franco-limosi-argillosi, caratteristiche che esaltano la complessità e la finezza aromatica del nebbiolo e costituiscono la maggior parte del blend di questo vino. Altre uve utilizzate provengono da Serralunga d’Alba, le stesse vengono allevate su terreni ricchi di Arenarie di Diano (marne e sabbie) di colore bianco, con strutture più sciolte dei terreni circostanti e un alto contenuto di calcare, caratteristiche che donano al vino struttura e profondità, i vigneti sono esposti a sudest a 380 metri s.l.m.; infine la piccola vigna di Grinzane Cavour caratterizzata dalle Marne di Sant’Agata Fossili, ricche di argilla, poca sabbia e una media quantità di calcare, ottima esposizione, pieno sud a 350 metri s.l.m.
Densità d’impianto pari a 4500 ceppi per ettaro, vendemmia manuale, fermentazione spontanea a contatto con le bucce in vasche d’acciaio inox per 30-35 giorni, affina 24 mesi in botti di rovere austriaco e 12 mesi in bottiglia. Ha colore granato vivace, caldo, profondo, disegna archetti fitti e ben delineati a bordo calice. Al naso il legno è già ben integrato, anche per via di un frutto maturo protagonista che sa di amarena, ribes spremuto, arancia rossa sanguinella; il tutto è avvolto in un bouquet di fiori freschi che richiamano la viola e il geranio selvatico. Dopo opportuna ossigenazione refoli balsamici eleganti su una traccia terrosa e a tratti boschiva: eucalipto, funghi secchi, terriccio bagnato e noce moscata/incenso. Gran bella evoluzione a 24 ore dalla mescita, ove ingentilisce i suoi toni in maniera imbarazzante.
Il palato è ricco, pieno, succoso, la materia scivola con disinvoltura grazie ad una morbidezza che rimanda in parte all’annata; stesso discorso per il tannino, presente, dolce, coeso. La freschezza non latita in nessun modo, spalleggiata da una lunga scia sapida che funge da assicurazione per il futuro. In abbinamento: plin con sugo d’arrosto di reale di manzo e funghi cardoncelli, una garanzia autunnale.