Barbaresco Rio Sordo 1999
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2017
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: CASCINA DELLE ROSE – Azienda Agricola e Agrituristica di Giovanna Rizzolio
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Mi è capitato abbastanza spesso, dialogando con persone desiderose di approfondire le proprie conoscenze sul vino, di notare una certa mancanza di fiducia nelle potenzialità evolutive del Barbaresco rispetto al Barolo. Sulla carta, la maggiore struttura e il più lungo tempo di permanenza in botte sembrerebbero dargli ragione, ma per esperienza non darei per scontato che bastino questi due elementi a garantire la ipotetica superiorità.
Mi è capitato non di rado, andando a ritroso nel tempo, di trovare ancora splendidi Barbareschi con 50 anni e più sulle spalle, come mi è capitato di scoprire Barolo in forte discesa a distanza di vent’anni.
La vera differenza la fanno cantina, cru e annata, quando questi elementi sono ai vertici, Barolo e Barbaresco possono invecchiare entrambi magnificamente e per molti lustri, ciascuno sfoggiando le proprie differenze e peculiarità.
Una delle aziende che rivela queste potenzialità è certamente Cascina delle Rose a Barbaresco. Giovanna e Italo, e già da qualche anno i figli Davide e Riccardo, sono tra i massimi rappresentanti di quel territorio splendido dove il nebbiolo tocca punte di esaltante bellezza.
Il Barbaresco Rio Sordo 1999 proviene dall’omonima Menzione Geografica Aggiuntiva (MGA), collocata tra i 200 e i 300 metri di altitudine su una superficie di poco superiore ai 25 ettari, di cui Cascina delle Rose dispone una porzione dal lontano 1978, composta da marne bluastre di origine marina, quindi ricche di sali minerali, esposta a sud-ovest e in grado di dare vini dove la freschezza e la finezza tannica sono fra gli elementi caratterizzanti.
Il vino matura in botti di rovere di Slavonia da 10 a 17 hl per almeno 20 mesi prima di affinare in bottiglia. Il 1999 è figlio di un’annata eccellente e ho avuto modo più volte di seguirne l’evoluzione, aprirne un’altra bottiglia dopo quasi vent’anni mi dà una certa emozione (ne ho un’altra che custodirò gelosamente ancora a lungo): granato classico e caldo con venature “fumé” che emergono all’unghia, si schiude a profumi di grande fascino, la prima cosa che mi colpisce è che non sono note particolarmente evolute, anzi, la freschezza e l’energia espressiva puntano ancora su un bel frutto ampio, lasciando alla speziatura e alle note terziarie uno spazio contenuto, siamo ancora lontani dal goudron spinto, dall’etereo che vira verso l’ossidazione. Niente di tutto questo, il vino è ancora integro e generosamente vivo! Starei per ore con il naso nel calice per cogliere tutte le sue sfumature, tutto promette una perfetta armonia già all’olfatto. Sarà così anche all’assaggio?
Sì, assolutamente. Non gli manca nulla: pieno, morbido e al contempo ben sorretto dall’acidità, il tannino è semplicemente velluto, tanta ciliegia in confettura e liquirizia, ma anche prugna, tabacco, cioccolato amaro.
Il tempo piovoso e scuro mi ha spinto a restare in casa, non potevo trovare miglior conforto che con questo splendido Barbaresco.
Caspita, è tornato il sole!!