Asolo Prosecco Colfòndo

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2016


Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: prosecco
Titolo alcolometrico: 11 %
Produttore: BELE CASEL
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Se qualcuno aveva dubbi sulle possibilità espressive del Prosecco dovrà provare questo vino, che ovviamente non ha nulla di classico e risaputo ma è tutto da scoprire. Si tratta di un vino frizzante che ha subìto la fermentazione naturale sur lies (e visto che in Italia non potrà essere più messa in etichetta questa espressione francese ecco che nasce Colfóndo), con tanto di remuage, utilizzando la stessa base del millesimato. Non ha subito filtrature, tende logicamente a intorbidirsi ma questo non è un problema, provate a chiudere gli occhi così vi renderete conto di cosa vi sareste persi se vi foste lasciati condizionare dall’aspetto visivo. E’ frutto di un’idea, forse folle, ma io direi geniale, anche perché in realtà è ragionata, voluta, cercata e…realizzata. Vi dico subito che qui la flûte è assolutamente impropria, osate, provate, cercate il calice che esalta il meglio di questo vino sorprendete. Al momento i risultati più convincenti li ho trovati nel calice Meraviglia, ma non intendo fare pubblicità occulta, quindi vi dico che le sorprese non mancheranno qualunque bicchiere usiate. Diciamo che per le sue caratteristiche ha pieno diritto di essere accolto in forme più ampie e spaziose, deve deambulare, roteare, perché è un vino generoso ma in continuo movimento. Tralasciando quindi l’aspetto visivo (comunque giallo succo d’ananas), entriamo con il naso (e a me non manca!) e inspiriamolo, appena versato, poi dopo qualche secondo che si è stabilizzato e ancora, dopo averlo ulteriormente ossigenato con un bel giro di fianchi. Bene, vi dico subito che è un puro divertimento, viene quasi da chiedersi perché chiamarlo Prosecco visto che non assomiglia a nessun altro vino di questa tipologia. Viene spontaneo dilettarsi con le sensazioni, l’attacco è quasi verde, di succo di limone, incredibilmente secco, di ruta, ma poi arriva una folata di crosta di pane, poi gesso, sale marino, argilla, colpisce per le tonalità fossili, di pietre antiche, richiama alle viscere della terra, alla lava, non esagero, è maledettamente vivo e giocoso, ti circuisce e seduce senza mai donarsi completamente, ma solo un passo alla volta. E’ solo in bocca che riesci a ritrovare, ma solo in parte si badi bene, un vago ricordo del Prosecco più conosciuto, ma è un attimo, iniziale e brevissimo, poi segue una strada tutta sua, riportandoci sul cedro e il limone, con sferzate di mandorla amara, si sente la sapidità, il lievito, a tratti richiama certe sfumature di birra, luppolo. Non è un punto d’arrivo ma l’inizio di una bellissima avventura, le cui premesse ci dicono che la strada è quella giusta, avanti così! Ah, dimenticavo, non bevetelo freddo, lasciate invece che poco a poco si alzi la temperatura, ne vedrete delle belle.

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