Amarone della Valpolicella Classico Ca’ Florian 1997

Degustatore: laVINIum Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2016


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: corvina veronese 70%, rondinella 25%, molinara 5%
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: TOMMASI VITICOLTORI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


“Porpora bevibile di soavità incredibile”, così definiva l’Amarone Flavius Magnus Aurelius Senator, ministro di re Teodorico, noto come Cassiodoro, appassionato estimatore di vino, vissuto tra il V e il VI secolo. Certo, il vino di quell’epoca poco aveva a che fare con l’Amarone dei nostri giorni, era prodotto con tecniche estemporanee, ma la pratica dell’appassimento delle uve, portata dai Romani, era la stessa di oggi. Eppure questo vino è stato imbottigliato con questo nome, a fini commerciali, solo nel 1953 e ha raggiunto la giusta fama e notorietà che gli competono nell’ultimo decennio con la strepitosa annata 1990 confrontandosi con i ben più noti Barolo e Brunello. Nell’Amarone tutto è espresso ai massimi livelli: concentrazione, aromaticità, grado alcolico, persistenza e longevità, patrimonio esclusivo dei grandi vini. In un nostro articolo sull’Amarone apparso diversi mesi orsono, elencavamo le zone in Valpolicella Classica di maggior elezione per la produzione di questo nettare e tra queste, in località San Pietro in Cariano, scrivevamo tra le altre Ca’ Florian… “Ho detto tutto!” taglierebbe corto Peppino De Filippo in Totò, Peppino e la Malafemmena, noi invece Vi raccontiamo la nostra esperienza di fronte a questa bottiglia, bordolese a spalla alta con stemma in rilievo, non la classica bottiglia da Amarone con la forma più borgognona. Amaranto, di buona concentratio, inchiostrato e poco penetrabile dalla luce che sembra riflessa e lo rende lucente, di grande compostezza nel bicchiere: piena consistenza. Al naso è di grande intensità, appena una sensazione di rosa rossa scura appassita poi, pieno, il fruttato di visciole e frutti di bosco scuri tendente alla confettura. Rimembranze di uva passa dal frutto originario, note tostate di cacao amaro subito accompagnato da buon tabacco da pipa dolce. Dopo l’ossigenazione sentori vegetali e balsamici di rabarbaro ed alloro. Molto complesso e persistente, qualità olfattiva eccellente. In bocca sorprende piacevolmente per il suo essere asciutto, caldo, quasi morbido ma ben sostenuto da vena acida e tannino vellutato, gradevolmente smussato dalla struttura polialcolica. Sempre in evidenza la sapidità, caratteristica di questi territori. Finale molto persistente, dulcamaro di confettura speziata e con evidente, piacevole, retrogusto di rabarbaro e china. Eccellente. Fa’ bene senza voler strafare la famiglia Tommasi nel realizzare questo Amarone che ben concilia la rotondità, il calore e l’opulenza tipiche della tipologia più tradizionale con toni vellutati ed orientaleggianti; ma l’Oriente che si trova nel Ca’ Florian non è quello Medio, bensì l’Estremo: gli evidenti profumi e sapori di rabarbaro e china ne fanno un Amarone sui generis, fuori dalle regole, con personalità; qualità a volte latente in vini che ci paiono spesso fin troppo corretti. Lo serviremmo dopo averlo stappato almeno un’ora prima, chambré a 18° circa in calici ampi ed importanti per vini rossi nobili ed eleganti. Con che cosa? Sentite qui: Tacchina alla brace avvolta in fette di lardo e pancetta, cotta con lo spiedo bagnando di tanto in tanto con succo di melagrana, deve chiamarsi più o meno Paeta rosta al malgrano. Va da sé, anche carni rosse saporose, selvaggina. Formaggi anch’essi saporosi a media o lunga stagionatura.

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