Amarone della Valpolicella Classico 1995

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: corvina 55%, rondinella 30%, sangiovese 10%, molinara 5%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: BRUNELLI – Azienda Agricola Brunelli Luigi
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


E’ sempre un piacere aprire una bottiglia firmata da Luigi Brunelli, i suoi vini sono una sicurezza, l’azienda è situata in una delle zone migliori di tutta la Valpolicella, a San Pietro in Cariano. Il piacere aumenta ancora di più quando estrai dal mucchio di vini che hai in casa un 1995 di Amarone Classico, appartenente al periodo in cui Luigi non produceva ancora i suoi cru più famosi come il Campo del Titari e il Campo Inferi, e lo scopri semplicemente sublime. Le uve di questo Amarone, quindi, comprendono anche quelle che in seguito verranno destinate ai due pezzi da novanta, particolare che ha evidentemente contribuito a dare a questo splendido vino un carattere affascinante e complesso. Se poi aggiungiamo che non è stato conservato a temperatura controllata, ma lasciato nel sottoscala, certamente al buio ma con le variazioni di temperatura stagionali che in casa mia possono raggiungere i 30 gradi durante l’estate, è quantomeno stupefacente aprirlo e trovarlo in ottima salute e in quasi totale assenza di sedimenti, segno di una materia prima eccellente e una tecnica di vinificazione già allora efficace. L’annata ’95 in Valpolicella è stata molto buona, oggi probabilmente possiamo dire che ce ne sono state di migliori, ma a quel tempo ha fatto la sua figura. Il colore granato ancora intenso e luminoso che mostra nel calice è già un segno rassicurante, pochissimi cenni di riduzione iniziale che svaniscono dopo qualche minuto di ossigenazione ed ecco un bouquet che mette subito le cose in chiaro. Premetto che mia moglie Laura ha sentenziato, assaggiandolo dopo che aveva appena sorseggiato un ottimo Barolo: “Questo vino è buonissimo, in bocca sento un leggerissimo residuo zuccherino e una dolcezza di frutto che mi fa pensare sia ottenuto da uve appassite…”. Quando le ho detto che si trattava di un Amarone è rimasta stupita perché non ha quella opulenza e alcolicità che oggi marca fin troppo spesso molti vini di questa tipologia. Infatti la gradazione alcolica viaggia intorno ai 14°, meno del Barolo che avevamo appena terminato. Questo ha reso la beva incredibilmente equilibrata e godibile, senza rischio di stanchezza e appesantimento. Ma torniamo al bouquet, che si offre morbido e armonioso, fra note di ciliegie, amarene e prugne in confettura e accenti di sottobosco, ginepro, grafite, cuoio, miele di castagno e cenni terrosi e balsamici. Ma la vera sorpresa è al palato! Che freschezza, che straordinario equilibrio espressivo! Non c’è un elemento fuori posto, il tannino è perfettamente integrato alla trama espressiva che è un velluto di sensazioni, un rimpallo di frutti e spezie fini che sembrano corteggiarsi a lungo senza che uno prenda il sopravvento sull’altro, non trascurando una sottile vena sapida che ci accompagna nel lungo, interminabile finale. I sensi vengono tenuti vivi dai rintocchi di liquirizia e tabacco da pipa, da un’inattesa e ancora vibrante freschezza che gli conferisce percezioni quasi mentolate, di after eight. Un Amarone esemplare, privo di quegli eccessi che ne rendono difficile il consumo a tavola, vi assicuro che una bottiglia del genere si svuota con una velocità impressionante…

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