Alta Langa Brut

Alta Langa Brut Pasquale PelisseroDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2024


Tipologia: DOCG Bianco Spumante
Vitigni: pinot nero
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: PASQUALE PELISSERO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 20 a 25 euro


“Sono da lungo tempo innamorata delle eleganti bollicine dell’Alta Langa prodotte col metodo classico sulle colline piemontesi. Un giorno mi sono detta perché non farla anch’io? Piace a me!” – Diciamo pure che Ornella Pelissero, oltre a soddisfare i propri gusti, è riuscita a conquistare anche i nostri. Durante l’ultima visita in cantina ho avuto la possibilità di assaggiare il suo Alta Langa Brut. Devo riconoscere che il suddetto vino rappresenta la proverbiale ciliegina sulla torta, una ventata di aria fresca che suggella egregiamente il lungo approfondimento che abbiamo dedicato alla cantina di Neive, la cui storia inizia il 5 gennaio 1921.
Giuseppe e Giovanni Pelissero stipularono l’atto di acquisto di Cascina Crosa. Un luogo incantato, vi consiglio caldamente di visitarlo, che nel 1971 darà il nome alla prima bottiglia di Barbaresco prodotta da Pasquale Pelissero, il padre di Ornella. Quest’ultima ama visceralmente i luoghi dov’è nata e cresciuta, e ha trasmesso la stessa passione a suo figlio Simone: classe 1999, diplomato alla Scuola Enologica nel 2018, rappresenta la quarta generazione di famiglia. Sono sempre più convinto che L’Alta Langa possegga un potenziale davvero eclatante in termini di metodo classico, non solo.
In zona diversi produttori stanno piantando anche riesling e nebbiolo, ingolositi dalle altimetrie del territorio e da un ambiente caratterizzato da buone escursioni termiche e con umidità relativamente contenute. Elementi in grado di contrastare, in parte, l’aumento delle temperature che negli ultimi anni stanno influenzando le vendemmie. Ciò che mi auguro, soprattutto in futuro, è che non venga sacrificata la biodiversità, ovvero l’arma vincente di queste colline – situate a cavallo tra la provincia di Asti, Cuneo e Alessandria – ancor oggi caratterizzate da una folta vegetazione spontanea e una miriade di boschi. Sarebbe un errore imperdonabile.
Veniamo al vino prodotto mediante uve 100% pinot nero allevate a guyot, su terreni marnosi e calcarei posti a 400 metri sul livello del mare, all’interno del comune di Castiglione Tinella in provincia di Cuneo. L’annata è la 2019. Le vigne hanno vent’anni d’età, circa un ettaro con rese pari a 6.500/ha. In cantina si parte da una pressatura soffice dell’uva intera, fermentazione alcolica a temperatura controllata e rifermentazione in bottiglia con metodo classico; il vino sosta sui propri lieviti per 30 mesi. Ne vengono prodotte 2.100 bottiglie l’anno. Veste paglierino vivace resa ancor più luminosa da un perlage minuto e continuo, anche a diversi minuti dalla mescita.
Al naso è lento a concedersi e soprattutto non è sfacciato, dischiude gradualmente i propri aromi rivelando una trama floreale e fruttata di tutto rispetto. Nell’ordine: biancospino e tiglio, scorza di mandarino e ribes bianco, uva spina e una nitida impronta che sa di calcare e smalto. Con lenta ossigenazione, e lieve aumento di temperatura, ritrovo la salvia e ricordi di lieviti/frolla.
Ne assaggio un sorso e mi accorgo che prevale nettamente il frutto opportunamente maturo, ravvivato qua e là dai rimandi agrumati e una lunga scia sapida che impegna senza strafare. Un sorso goloso e al contempo teso, suadente, anche per via del perlage carezzevole tuttavia incisivo; apprezzo altresì la chiusura marcatamente agrumata, fresca e “dissetante”. Una bottiglia “pericolosa” in senso buono: ricordo che eravamo quattro persone ed è letteralmente evaporata durante l’aperitivo, quest’ultimo caratterizzato dalla mitica focaccia del forno Priano di Genova ritratta in copertina, affianco alla bottiglia. Quattro chiocciole a un passo dalla quinta.

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