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Albugnano 2017

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: CANTINA MOSPARONE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 18 euro


Una cosa è certa: con Cantina Mosparone, solida realtà vitivinicola situata a Castelnuovo Don Bosco (AT), c’è indubbiamente da divertirsi. Non mi è mai capitato di iniziare a recensire, e dunque di proporvi, una gamma di prodotti partendo dall’etichetta di punta, in questo caso l’Albugnano DOC. Ovviamente devo sempre iniziare dalle annate più recenti, e lo “scherzo” preparatomi da Simonetta Boschetti e Fabrizio Ghebbano, titolari dell’Azienda, consiste nel proporre bottiglie con un bel po’ di anni sulle spalle. Non alludo soltanto al nebbiolo, cultivar nota per le capacità evolutive e protagonista della DOC Albugnano, ma anche di etichette quali Piemonte Sauvignon, Barbera d’Asti e Freisa d’Asti.
Dunque, senza considerare la verticale di Albugnano DOC Superiore di quattro annate che andrà a concludere l’approfondimento grazie a un articolo specifico, prossimamente ne vedrete delle belle. Iniziamo dunque dall’Albugnano 2017, etichetta “classica” per così dire, prodotta con uve provenienti da due vigne esposte a est/sud-est a 350 metri di altitudine, impiantate nel 1990; ci troviamo tra le colline di Castelnuovo don Bosco e Pino d’Asti su terreni bianchi e ricchi di marne grigio/azzurre. L’allevamento prescelto è il guyot, densità di 4000 ceppi per ettaro con resa pari a 60 q. La macerazione sulle bucce in questo caso dura 8/10 giorni e avviene a bassa temperatura, segue la pressatura soffice, fermentazione alcolica e malolattica in vasche di acciaio a temperatura controllata. L’affinamento è di un anno in botti di rovere di Allier, più dodici mesi in bottiglia prima della vendita. La macerazione più breve, rispetto all’Albugnano Superiore che vedremo prossimamente, ha lo scopo di offrire un prodotto già in grado di rappresentare il territorio tuttavia in grado di mantenere doti di estrema versatilità soprattutto nei riguardi dell’abbinamento gastronomico.
Versato nel calice mostra una verve cromatica che è la quintessenza del nebbiolo: il granato è indubbiamente vivace, leggiadro, con qualche riflesso rubino sull’unghia. Naso sussurrato, intrigante, austero, a metà strada tra violetta e rosa rossa e attraversato incessantemente da una spezia dolce, sinuosa e un frutto pieno, maturo, ricorda l’amarena e il ribes rosso. Con lenta ossigenazione toni prettamente boschivi impreziosiscono l’insieme, non privo di un eco salmastra con richiami alla sabbia bagnata e alla grafite.
Il palato è pieno, succoso, addolcito da un tannino addomesticato in parte dall’annata calda, e in parte da una particolare tecnica di cantina che consiste nell’utilizzo di vinificatori in grado di effettuare i classici rimontaggi senza dover ricorrere all’ausilio di mezzi meccanici, così facendo è la pressione dell’anidride carbonica ad agire, generata naturalmente durante la fermentazione. La progressione in bocca è notevole, acidità perfettamente allineata all’impronta salina, quest’ultima mostra tutto il potenziale del territorio e far ben sperare per un lungo affinamento.
Abbinato ad un piatto di guancia brasata (cucinata con lo stesso vino) e purè di patate è un gran bel modo di festeggiare l’autunno. Quattro chiocciole ad un passo dalla quinta.

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