Aglianico Jumara 2006

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2010


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: I CAPITANI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Le impressioni che avevo avuto con la versione 2004 trovano piena conferma due millesimi dopo. Spesso, e a mio avviso ingiustamente o quantomeno frettolosamente, sento parlare del Taurasi come di un vino difficile, ostile (una delle ragioni che ha spinto alcuni ad usare la barrique), ma qual è il senso di una simile affermazione? Certamente l’aglianico non è un vitigno banale, anzi, non a caso invecchiando tende ad avvicinarsi in alcune componenti al nebbiolo. Ma se tutti, ma proprio tutti, i vini fossero “ammorbiditi”, che gusto ci sarebbe? Il bello invece è proprio sapergli dare il tempo che chiede, quale che sia la sua destinazione finale, che nel caso del Jumara è in parte diversa da quella di un Taurasi, ed è giusto così. Il Jumara vuole dimostrarci che l’aglianico sa essere anche meno “tosto”, più accondiscendente, senza per questo privarci dei suoi aspetti più caratterizzanti. Il suo destino è piacere, soprattutto se lo mettiamo in tavola, con piatti saporiti ma non pesanti, speziati ma non orientaleggianti, ci si deve alzare sazi ma non stracolmi, e il vino ha l’importantissimo ruolo di accompagnare il pasto senza aggiungere ulteriore affaticamento. Bene, posso garantirvi che il Jumara 2006 svolge perfettamente questo ruolo, i suoi profumi avvolgenti e ricchi di note fruttate e speziate lo rendono stimolante, invitano alla carne, magari la lepre se non si vuole arrivare all’intensità del cinghiale. C’è una bella nota che richiama il “cibo degli Dei”, il cacao, ma anche il ginepro, il cardamomo, fino a tracce di cuoio e liquirizia, tutti elementi che ben si accostano alla selvaggina. “Ma come, non ci si deve appesantire con il cibo e proponi la selvaggina?”. Certamente, la selvaggina, proprio perché vive a contatto con la natura, è più sana, ha meno grassi e quelli che ha sono sicuramente più digeribili di quelli di un animale allevato in ambienti angusti e con cibo industriale, e poi vogliamo fare un paragone sui sapori? Ma tornando al vino, ecco che una volta portato alla bocca, hai la piena conferma del suo destino, il tannino è quello dell’aglianico, deciso ma signorile, la freschezza è rassicurante e garantisce una perfetta pulizia ad ogni boccone, l’intensità e l’ampiezza aromatica offrono un ottimo bilanciamento. E anche coloro che non apprezzano le parti dure di un vino (qui peraltro molto relative), provino a berlo dove è il suo destino, proprio con il cibo, e impareranno ad apprezzarne quegli aspetti che inizialmente credevano di ostacolo, e che invece rappresentano la sua spina dorsale.

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