A.A. Bianco Barthenau Vigna S. Michele 2001

Degustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2002


HOFSTÄTTER
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Quando si dice il territorio… la Tenuta Barthenau non cessa di stupirci, è ormai famoso il Pinot Nero proveniente dalla Vigna S. Urbano e ad esso ci sentiamo di affiancare da quest’anno, dall’annata 2001, anche il Pinot Bianco della Vigna S. Michele, qui, dinanzi ai nostri occhi. Fu Ludwig Barth von Barthenau, italiano malgrado il cognome come è frequente da queste parti, professore di chimica all’Università di Vienna, socio ordinario della Reale Accademia delle Scienze nonché uno degli scienziati-pionieri della chimica molecolare, a dare il nome a questa tenuta, situata sul massiccio terrazzamento di Mazon sovrastante Egna. Le uve di questo Pinot Bianco crescono qui in Tenuta Barthenau ad una altitudine di 450 metri s.l.m., ideale posizione per questo vigneto di alta collina, con irradiazione solare ottimale e buon arieggiamento, che matura i grappoli alla perfezione. Giornate calde e nottate fresche garantiscono l’alta aciditá e quindi un buon invecchiamento del vino… che è qui dinanzi ai nostri occhi dicevamo… chiaro… chiaro nel colore così come nei profumi, bianchi di fiori bianchi e bianchi di frutta a polpa bianca, mela renetta matura in primo piano, gradevolmente citrina e tendente a mela limoncella. Poi bianco minerale, gessoso, appena speziato di pepe verde, elegantissimo. Contesto intenso, fitto, serrato ed insieme elegante, da vino di gran classe. Sotto al palato si conferma di buona struttura, polposo e morbido, avvolgente, sostenuto da vigoroso nerbo acido che ne rende lo spessore più sottile ed ancora più gradevole; la beva è di grande soddisfazione e molto ammiccante, il finale si ripete nel suo frutto bianco polposo e gradevolmente acidulo che via via lascia spazio ad elegantissime note minerali. Sorprendente capolavoro di Hofstätter, che abbiamo degustato a fianco di vini più blasonati, irrimediabilmente oscurati dalla di lui classe e personalità. Ci ha accompagnato tra le sue montagne, fatto respirare l’aria fresca e pulita, profumata dal verde delle foglie, delle erbe e dei fiori di montagna, e ci ha fatto gustare la discreta dolcezza dei frutti locali. Ha stoffa per evolversi al meglio per un altro lustro almeno. Da servirsi a 10° circa, in calici alti di media ampiezza nel momento del pasto che più ci aggrada, perfetto già dagli antipasti, ottimo con secondi piatti di pesce pregiato, cucinato al forno e condito con il suo fondo di cottura in emulsione olio-succo di limone ed erbe fini appena colte; regge splendidamente l’accompagnamento a bolliti misti in salsa verde e carni bianche in genere.

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