Come affossare il vino italiano
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C’è chi pensa che scrivere gli ingredienti in etichetta sia invece la soluzione “democratica”, che permette al consumatore di scegliere cosa bere, perché tanto le porcherie (ma chi l’ha detto che i trucioli, i tannini enologici, la gomma arabica, i correttori di acidità, i carboni attivi, gli aromi aggiunti, il polivinilpolipirrolidone ecc. sono porcherie e potrebbero fare male alla salute?) saranno utilizzate prevalentemente nei vini da tavola, cioè quelli meno costosi che comprano le persone comuni, pensionati, lavoratori part-time o a contratto a termine, disoccupati che vivono a 30 anni ancora con mamma e papà, che non si possono permettere né grandi vini, né introvabili “vini naturali” e “vini veri”… C’è chi dice che il consumatore (estero o italiano?) ama sentire il “gusto di legno” nel vino (meno male che non ama il gusto di sterco di cavallo!), pertanto bisogna soddisfare la sua esigenza, “gli affari sono affari, l’ha chiesto lui e io glielo do, perché devo comprare le barrique che mi costano un sacco di soldi quando posso ottenere lo stesso risultato in breve tempo col truciolo, con la polvere di legno tostato o direttamente con pezzi di doghe (e al di fuori della Comunità europea anche con veri e propri preparati al gusto di legno) risparmiando fino all’80%?” (quindi, caro produttore, se usi i trucioli il tuo vino ci costerà meno della metà del valore attuale, vero?). Ma chi l’ha detto che gli alimenti tostati, o meglio le parti tostate e spesso bruciacchiate degli alimenti (compresi i trucioli che fino a poco tempo fa non facevano parte del nostro cibo quotidiano) possono provocare il cancro all’apparato digerente? Per i più curiosi, il vino al truciolo non si riconosce rispetto a quello affinato in barrique, profumo e sapore sono identici! Peccato che nel tempo il primo cede qualitativamente rispetto al secondo, cioè non è adatto all’invecchiamento… Tutto questo per venire incontro alle esigenze del consumatore, lo stesso consumatore che si è già visto gabbato e abbandonato a se stesso con il passaggio dalla lira all’euro, che ha visto raddoppiare in breve tempo tutti i prezzi mentre il proprio stipendio non mutava di una virgola…Quello che sta succedendo con il vino è solo un esempio di un processo ben più vasto e generalizzato che va ad impattare pesantemente sulla vita di ognuno di noi. Ma perché tutta questa sfiducia nei nostri politicanti (si, perché il politico è un mestiere serio che non si improvvisa)? Perché questa diffidenza verso chi vive e ragiona secondo le logiche del “libero” mercato (che libero non è, visto che bisogna adeguarsi per non rimanere tagliati fuori) senza porsi il minimo dubbio sul fatto che profitto ed etica dovrebbero camminare insieme? Non è questo il mondo che vuole la gente, le persone che ogni giorno lavorano o vorrebbero lavorare per costruirsi una famiglia e un futuro dove la salute e la serenità siano valori ben più forti e reali di “benessere” e “ricchezza”. O forse, cosa ancora più tragica, la realtà è cambiata profondamente, tra reality show e politicanti senza principi se non quello del “tutto in qualsiasi modo”, che hanno dimostrato quanta gente aspira agli stessi “ideali”, gli uomini si sono perfettamente integrati in questo mondo sempre più folle e le nuove generazioni, alla ricerca di un lavoro che ormai più lavoro non è, ma semplice “sfruttamento legalizzato”, hanno ben poco interesse a sapere se nel vino ci sono porcherie, anzi, distrarsi dai propri incubi con un cheeseburger e una coca-cola o con un vino in provetta è poco male… |
C’è chi si proclama difensore del vino di qualità e combatte a spada tratta per impedire che il truciolo, la patatina, il chip, o come preferite chiamarlo, finisca dentro il nostro vino (cosa che già avviene in molti vini italiani, anche bianchi, ma non si può dire…), con una bella petizione, ma si potrebbe anche arrivare, così, per maggiore democrazia a indire un referendum…
C’è chi ha intuito che il vino non è un alimento ma un mezzo per fare soldi, non è espressione di una cultura ma un prodotto di marketing, quindi non è necessario essere vignaioli, si può essere avvocati, farmacisti, industriali, tabaccai, economisti, cantanti, attori, politici…l’importante è avere tanti soldi per investire in cantine megagalattiche, per creare colline e vigneti dove colline e vigneti non ci sono mai stati, dove il vino (ma perché ci ostiniamo ancora a chiamarlo vino?) sarà il risultato di una tecnologia raffinata in mano ad enologi di grido, tecnologia che, leggi permettendo ma non necessariamente, consentirà di risolvere l’annoso problema delle cattive annate, delle vendemmie difficili (barbatelle ogm si barbatelle ogm no, altro referendum?). Il vino pronto a soli due anni dall’impianto di nuove viti!…
Mettere tutto in etichetta, dalla a alla z, come per molti altri alimenti (ma se nei prodotti Igp, quindi tutelati da un disciplinare, non è obbligatorio nemmeno dichiarare da dove viene la materia prima!), un colpo alla botte e uno al cerchio, così abbiamo fatto contenti tutti, produttori e consumatori. Ce li vedete i produttori da un milione di bottiglie dichiarare in etichetta che usano tannini enologici, gomme arabiche, chips e, perché no, osmosi inversa, rotovinificatori, concentratori a freddo ecc.? E che so’ fessi? Ma se fanno tanto per risparmiare sui costi (e spesso mantenere inalterati i prezzi), che fanno, si danno la zappa sui piedi da soli? Poi come fanno ad ottenere 3 bicchieri, 5 grappoli, soli, stelle e pianeti vari? E il consumatore? Se glielo dici che il vino contiene tutta quella roba, mica se lo compra! Ma la persona comune, quello che vuole acquistare una bottiglia, possibilmente non cara, chiedendo al negoziante quale gli consiglia per le orecchiette alle cime di rapa o per il risotto alla milanese, siamo sicuri che possa capire cosa vuol dire “contiene solfiti”, “utilizza gomma arabica”, “adotta la tecnica dell’arricchimento dei mosti per osmosi inversa”, “vino aromatizzato con trucioli di legno tostato” “vino che ha subito una correzione del colore”? Mica perché è stupido, ma semplicemente perché non è la sua materia né è obbligato a conoscerla, dovrebbe essere tutelato e basta, e la tutela non può essere solo “metterlo in etichetta”, ma garantire che l’alimento che arriva al negozio non è truccato ed è sicuro al 100%, quale che esso sia, altrimenti non deve trovarsi sugli scaffali! Tranquilli, il processo è inarrestabile, presto avremo anche i lieviti e i batteri ogm, è solo questione di tempo, dobbiamo seguire l’orientamento del mercato…

