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Storie di Veggenti, Imperatori, Pirati ed Erbaluce
“Colpa della liberalizzazione delle licenze. Chiunque si svegli la mattina, si mette a fare il pirata.” Con quel fare scherzoso che da sempre gli appartiene, Alfonso Rinaldi, in arte vignaiolo perdutamente innamorato dell’erbaluce, vitigno a bacca bianca proveniente con tutta probabilità dall’arco prealpino dell’Alto Piemonte, si è voluto cimentare con piccoli racconti visionari e avventurosi, dove il vino, rigorosamente Erbaluce, occupa un ruolo tutt’altro che marginale. Nel primo racconto siamo nel 1670 e l’Erbaluce già esisteva – a proposito, il suo nome deriva da “alba lucente”, per via del colore brillante della bacca – tanto da essere compagno indispensabile delle avventure, e soprattutto delle disavventure del pirata Cristobal “Quicksilver” Velasquez. Ma il linguaggio e parte dei mezzi tecnologici, sono quelli odierni, così non c’è da stupirsi se i pirati fanno uso di e-mail per comunicare, se fra le loro passioni ci sono i vari Squalo di Spielberg, se chi si sposa fa le liste di nozze con tanto di caffettiere e frullatori. Alfonso gioca con il passato ed il presente, inserendo in un contesto seicentesco linguaggi e situazioni legati a periodi diversi. Avete mai visto un pirata preoccuparsi per la dichiarazione dei redditi? Non stupitevi, quindi, se leggendo la breve storia vi sentirete trasportati in un tempo senza regole, dove convivono Cristoforo Colombo, Richard Gere e Chuck Berry. Lo stile folle e grottesco si ripete nel secondo racconto, dove il killer Harry commette omicidi lasciando come firma un’etichetta di Erbaluce, a causa di un contratto che lo lega per due anni ad un importatore di questo vino, poco importa se corre il rischio di essere scoperto. Harry è spietato, non ha alcun problema di coscienza e, di fronte ai verdoni, è sempre pronto a commettere i crimini più truculenti, ma sempre lasciando quella maledetta firma, l’etichetta, anche se a volte è una fotocopia illeggibile. Chi l’avrebbe detto che un giorno si sarebbe visto soffiare il lavoro nientemeno che da Uma Thurman? Ed ecco arrivare “Come Angelina”, il racconto da cui prende il titolo il volumetto. Siamo nel castello di Ivrea, XI secolo, qui il marchese Arduino sta per scoprire la formula E=mc², dove E è l’energia sprigionata dall’Erbaluce, che equivale alla massa (M) di una fiasca da 2 litri, moltiplicata per una ciucca (C) al quadrato… Cosa accadrà dopo? La fervida fantasia di Alfonso Rinaldi, vi trascinerà nei sui racconti psichedelici, a tratti hard rock, inframmezzati da cannabis ed Erbaluce. Arriverete al termine di questo strano libro (131 pagine), con la mente sgombra da qualsiasi angoscia, il sorriso stampato sulle labbra e lo sguardo leggermente inebetito, colpa dell’Erbaluce? Forse…
Come acquistare il libro “come Angelina – Storie di Veggenti, Imperatori, Pirati ed Erbaluce”? E’ molto semplice. Alfonso Rinaldi non lo vende, lo regala a coloro che saranno interessati ad acquistare il suo Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei. Tel. 338/7310027
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