“La scoperta dell’acqua calda”, la provocazione di Franco Ziliani su botti e barriques

Chi naviga negli ambienti enoici da tempo, non può non aver conosciuto Franco Ziliani, penna acuta e in molti casi fondamentale sui tanti temi scottanti che hanno abbracciato il mondo del vino negli ultimi 30 anni (do you remember “Il Franco Tiratore” e “Vino al vino”?), dallo scandalo del Brunello alla mai del tutto risolta querelle botte grande-barrique sui grandi vini italiani come Barolo, Barbaresco, Brunello, Taurasi ecc.
Da qualche anno Franco, per ragioni personali, è uscito di scena, lasciando a mio avviso un vuoto che nessun altro è stato in grado di colmare; negli anni si è fatto molti nemici, come del resto è inevitabile quando metti il dito nella piaga, la sua assenza è quindi passata praticamente sotto silenzio, forse qualcuno ha anche provato sollievo, anche se, in realtà, Franco ha continuato a pubblicare sue riflessioni sui social.

Eppure è un fatto che se ancora oggi il Brunello si fa con il 100% di sangiovese è grazie anche alla sua caparbietà nel denunciare ogni tentativo di cambiamento in una direzione più “internazionale”, che nel tempo avrebbe sicuramente trasformato questo storico vino in qualcosa di completamente diverso.
Ed è proprio una delle vecchie questioni sul vino, riemersa in un recente articolo di Winenews, dal titolo “Botti grandi per vini che esprimano di più il territorio: la “via italiana al legno” fa tendenza“, ad aver risvegliato l’antico amore enoico di Franco Ziliani, che ha voluto esprimere ancora una volta una riflessione sulla sua pagina Facebook, e che noi di Lavinium, su sua richiesta, pubblichiamo molto volentieri.
Roberto Giuliani
“La scoperta dell’acqua calda: una parte del mondo del vino italiano e anche enologi che hanno sempre usato ed esagerato con la barrique in ogni cantina e anche a Montalcino per il Brunello di Montalcino, ora improvvisamente “scoprono” che per ottenere grandi vini rossi italiani “di territorio” (Barolo, Barbaresco, Brunello, Taurasi, Gattinara, Ghemme, Boca, Valtellina superiore Sassella e Inferno, Carema, Donnas, e monovarietali base Nebbiolo, Sangiovese o Aglianico) è decisamente meglio utilizzare nella cruciale fase dell’affinamento in cantina le medie e grandi botti di rovere che i carati stile bordolese… Una cosiddetta “via italiana al legno”…
Ma questi hanno la faccia come il…!
Che impudenza, che facce di tolla, che trasformisti!
Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Giovanni e Aldo Conterno, Baldo Cappellano, Franco Biondi Santi, Gianfranco Soldera, Beppe Colla, Mario Pesce, Arturo Pelizzatti Perego, Gigi Rosso, Paolo Cordero di Montezemolo, Alfredo Currado, Giacinto Brovia, Elvio Cogno, Mauro Mascarello, i Cavallotto, i Burlotto – Alessandria, non l’hanno sempre detto e fatto con i loro grandi vini che profumano “di territorio” e non di tostatura di caffè, vaniglia e legno bruciato?
Non l’hanno forse dimostrato gli studi del grande enologo piemontese Donato Lanati?
Non l’ha fatto capire il lungo lavoro sul Sangiovese pensato come uva da vini eleganti, di Giulio “bicchierino” Gambelli?
Ed il sottoscritto, che non conta niente, non lo scrive forse, vox clamantis in deserto, da 35 anni? Meglio tardi che mai, camaleonti che non siete altro!”
Franco Ziliani




