Birra del Borgo acquistata dal gigante mondiale della birra Ab Inbev. Molti si allarmano, io chiedo a Leonardo Di Vincenzo

Chiacchieravo di birra proprio quando arriva la notizia: Birra del Borgo venduta al colosso AB Inbev. Resto un attimo interdetta, mi informo e mi rendo conto che è vero.
Uno dei pionieri della birra artigianale italiana, uno dei primi, uno dei più noti, Leonardo di Vincenzo, ha appena venduto BdB al gruppo, il primo al mondo, che detiene nomi come Beck’s, Stella Artois, Budweiser, Tennent’s, Leffe, Corona.
Insomma, nomi che qualunque appassionato di craft demonizza (finchè almeno non si ritrova in vacanza in paesi sperduti, e allora giù con gli inni sacri alla prima bottiglia a caso tra queste).
Multinazionale, AB Inbev è stato il maggiore produttore di birra al mondo per quantità prodotta, con oltre 190 milioni di ettolitri, venduti in oltre 180 Paesi. Questo per snocciolare alcuni dati. Insomma, primi o meno, non soffrono di ansie da prestazione.
Da ora, tra i loro nomi anche il 100% del birrificio reatino, nato nel 2005 dai progetti di Leonardo di Vincenzo, ex homebrewer, già dal 99 al lavoro tra produzione casalinga e viaggi in Europa alla ricerca degli antichi stili birrai. Da là una serie di successi, collaborazioni varie, fino a diventare uno dei più importanti nomi italiani del settore, nel mondo. Fino all’acquisizione da parte del colosso, ma lui resta comunque Amministratore di della BdB.
Alla notizia, seguono immediatamente una marea di commenti, dibatti, apriticielo, schieramenti, lodi, insulti, dichiarazioni, di ognuno che si sente chiamato in causa con la propria opinione.
Nome simbolo della birra artigianale ha venduto l’anima al demonio!
Da adesso in poi, come da contratto, la sua birra farà ufficialmente schifo: via l’artigianalità, via tutto quello in cui Leo ha creduto e ci ha fatto bere! Eccone un altro! Dall’altro lato, tutto il rispetto che ha saputo costruire intorno a sé, fatto soprattutto da chi insieme a lui ha costruito la storia dell’artigianale in Italia, con lui è cresciuto, e che, con i limiti del caso, rispetta o stima la decisione di Leo.
La notizia in poco tempo scalza sui social degli appassionati la morte di Prince, l’incredibile ondata di maltempo in arrivo (a rovinare festival, eventi birrai e quant’altro), gli auguri di San Giorgio, che fa sempre colore, e la visita a Roma di Greg Koch, il vate-santone-rockstar CEO di Stone Brewing, uno dei maggiori birrifici americani, opinabile nella produzione ma senza dubbio un capitolo di marketing vivente.
Mi perdo con i pop corn tra i commenti, Leo ha fatto parlare proprio tutti.
Ma tutti parlano e lui ancora poco. Allora provo a chiamarlo.
Ciao Leonardo, come stai, io un po’ assonnata…
Io sono un po’ frastornato
(Beh, sì, tra i due hai vinto tu, penso)
Ti avviso, esordisco con una domanda un po’ marzulliana: con questa acquisizione, è BdB che fa un passo verso il mainstream (magari trovando segmenti non propri della birra artigianale) o è AB Inbev a fare un passo verso un mercato di “nicchia” (se tale può essere definito quello della birra artigianale), secondo le intenzioni a te espresse?
Allora, sì in effetti è una domanda marzulliana…ti faccio solo una premessa. Ci sono principalmente due aspetti che mi preme sottolineare: – La prima considerazione parte dal fatto che questo è un momento un po’ difficile per la birra artigianale, in Italia ma non solo, perché c’è sempre più competizione, sempre più difficile, aumentano in modo esponenziale i produttori e lo spazio diventa sempre più piccolo. Quindi a un punto del genere sei costretto: o resti piccolo e localizzato oppure fai qualcosa per fare un passo oltre.
Non intendiamo assolutamente muoverci verso il mainstream, ma rimanere su segmenti specializzati offrendo però qualcosa in più, rispetto ad ora. Ti faccio un esempio, la Reale 10 anni fa era qualcosa di nuovo, quando è uscita era unica, ora ci sono numerosi esempi di birra simile a lei, paradossalmente in alcuni casi anche migliori, che la rendono non più un prodotto nuovo come ai suoi inizi.
Pertanto il nostro obiettivo è dare maggiore appeal, quel valore aggiunto che attraverso questa acquisizione può essere raggiungibile in diversi modi.
Considera che la nostra realtà, quella delle birre artigianali, è diventata ormai un limbo, non è come ad esempio per Stone o Brewdog, birrifici che invece hanno mezzi e possibilità diverse. E di conseguenza possono garantire un altro tipo di crescita.
– Il secondo aspetto è la ricerca di una maggiore serenità economica: quando all’interno del tuo birrificio ti occupi di tutte le fasi della produzione e della gestione, finisci per essere costretto a preoccuparti più dell’aspetto finanziario che della produzione stessa. Pertanto l’intenzione è tornare ad essere focalizzati sul prodotto.
In pratica, in un certo modo, ricominciamo da una nuova situazione proprio per dare continuità a Birra del Borgo.
Quali sono i vantaggi oltre a quello economico che hanno motivato la tua decisione?
Senza dubbio l’accesso ad un numero infinito di risorse e materie prime, ma anche e soprattutto il know how di un grande gruppo, se AB Inbev è il primo al mondo, ci sarà un valido motivo.
Non c’è il rischio che l’aspetto industriale schiacci l’artigianalità?
No, perché si tratta di due aspetti completamente separati. La cosa interessante è infatti la divisione totalmente separata dal resto della struttura.
Esistono due realtà distaccate all’interno del gruppo, e questa distinzione può garantire l’evoluzione del mercato.
Ab Inbev è interessata a Borgo, come laboratorio di sviluppo, per la ricerca di nuovi metodi. Vede in Birra del Borgo un gioiellino da curare. Insomma, ovviamente non sarà la nuova Peroni (e ridiamo entrambi).
Su che tipo di produzione intendete orientarvi?
La produzione sarà più caratterizzata: intendiamo ridurre quella delle birre “normali” del Borgo, rendendola comunque costante, e puntare maggiormente su altro, sulle bizzarre, piuttosto che sull’Equilibrista, o sulla fermentazione spontanea.
Con questa notizia hai alzato un polverone, tutti si sono precipitati a dire la loro…
(Ride) Sì in effetti è così, c’è stato un gran clamore, al di là di persone che hanno fatto discorsi sensati, molti hanno detto che d’ora in poi non terranno in considerazione BdB quando in realtà non lo facevano neanche prima, ma tutto l’effetto andrà scemando velocemente. Tra un po’ non se ne parlerà più.
Le persone hanno paura che cambi qualcosa, ma come ti dicevo la produzione sarà comunque controllata da me in prima persona e separata dal resto del gruppo.
Oltre al mio, nel settore, sono sempre di più i casi in cui si cerca un’evoluzione in vari modi, come vedi ad esempio il crowfounding (e io non posso non pensare alla recente mossa di Campari del birrificio Del Ducato) o altro tipo di decisioni.
Parliamo poi del fatto che potrebbe addirittura essere questo il caso apripista per nuove acquisizioni di altri birrifici italiani, e anche lui mi conferma l’interesse sempre maggiore verso le nostre imprese.
Senti ma invece Borgorose, il birrificio (e intanto penso ai tanti BdB Day passati là) che fine farà?
Il birrificio resta là, la produzione resta in Italia, non avrebbe senso diversamente, delocalizzare. Stiamo valutando dei lavori di ingrandimento, ma quelli erano in cantiere già prima di questo passaggio.
Questa è l’ultima, è un po’ più emotiva, in parole povere, qual è la cosa più figa che ti è venuta in mente quando, pensando al passaggio che avresti fatto con AB, ti sei proprio detto: Ecco, adesso questa potrò farla!
(annuisce) Sì sì certo, beh molte cose, poi ovvio che uno si conserva tanti sogni nel cassetto, o cose bizzarre che uno vorrebbe fare, provare…sì ce ne sono tante.
Ci stiamo pensando.
E…? Qualcosa che puoi anticipare?
Ci sono ci sono, ma saranno tutte sorprese. Non posso dire nulla ancora.
Ok capito. Ma…qualcosa?
…
Nemmeno una?
…
Mezza?
(ride)
Ok Leo io ti faccio un grandissimo In Bocca al Lupo, chissà che tutto questo possa davvero offrire una serie di opportunità, oltre ad una svolta del tutto nuova, o non so.
Attendiamo e beviamo…ehm, vediamo.



