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Vini buoni per la terra, questo il claim del percorso green di Vitevis

Vini buoni per la terra

Lo scorso 11 ottobre, il Teatro Comunale di Vicenza ha ospitato l’evento organizzato dalla società cooperativa Vitevis dal titolo “Vini buoni per la terra – il percorso green di Vitevis”. Un momento importante di confronto e di presa di coscienza quello che Vitevis ha presentato al pubblico intervenuto, raccontando gli obiettivi concreti raggiunti ed i traguardi futuri nel campo della sostenibilità.
Come ha introdotto Fabio Piccoli (direttore di Wine Meridian), che ha moderato la tavola rotonda: «Il tema che oggi propone Vitevis, che è proprio la sostenibilità, viene sviluppato non solo con una modalità innovativa, ma direi dimostrativa. Purtroppo, sempre più questo tema paga un prezzo legato più alle suggestioni che non alla concretezza. Vitevis con il suo percorso che non nasce oggi, ma da ormai un decennio, può testimoniare dei risultati e delle scelte molto concreti».
Silvano Nicolato, Presidente di Vitevis ha così aperto la tavola rotonda sottolineando quanto la sostenibilità per Vitevis parta dalla consapevolezza che le risorse naturali sono limitate e sia sinonimo di percorsi condivisi con i soci (1.350 viticoltori): «Siamo soggetti a tanti cambiamenti che ci portano a massimizzare tutte le risorse che abbiamo in campagna. Quando siamo in vigna si lavora con una certa lentezza, il che ci porta a ragionare e a comprendere che in fondo le vecchie pratiche agronomiche legate alla tecnologia hanno i loro vantaggi. La viticoltura è molto legata alle persone, alle famiglie; è cambiata anche perché i viticoltori si sono evoluti, ma oggi abbiamo la consapevolezza che le risorse non sono tante e dobbiamo usarle al meglio. Noi di Vitevis abbiamo studiato, osservato, raccolto e analizzato molti dati, coinvolgendo qualche migliaio di persone sui nostri progetti. La loro collaborazione è stata fondamentale e preziosa. Il modello viticolo che stiamo perseguendo vuole lasciare una impronta poco invasiva, arricchendo il territorio e garantendo lavoro e prospettive a tante famiglie. Quello che abbiamo capito è che il nostro territorio ha una vocazione soprattutto culturale».

Fabio Piccoli e Aurelio Bauckneht
Fabio Piccoli e Aurelio Bauckneht

Ha ancora senso parlare di green e sostenibilità nel 2022? Sicuramente si, afferma Aurelio Bauckneht (Marketer nel settore agroalimentare e autore del podcast “Storie dai mercati”): «perché “Sostenibilità” è la parola chiave della nostra contemporaneità, perché il 2022 è un anno pregnante per questa tematica, dato che a febbraio di quest’anno il Parlamento ha approvato la modifica della Costituzione italiana (art.9 e 41), introducendo definitivamente il concetto di sostenibilità. La novità inserita nell’articolo 9” riguarda la tutela dell’ambiente, della biodiversità e della fauna, quella dell’art. 41 riguarda la definizione stessa di azienda secondo cui l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. Ciò significa che da quest’anno la Costituzione non prevede che possano sussistere aziende non sostenibili. Per le nuove generazioni, questa sarà la partenza».
«La modifica della Costituzione è un segnale importante ma abbiamo ancora molta strada da percorrere per mettere in pratica questi principi. – aggiunge Giulio Somma, Direttore responsabile de Il Corriere Vinicolo (Unione Italiana Vini) – Il vino è il settore più avanzato nel mondo agricolo per quanto riguarda la sostenibilità. Secondo i dati Equalitas, le aziende certificate nel 2017 erano 9, nel 2019 erano 16, nel 2021 sono diventate 90, nel 2022 sono arrivate a 180 ed entro fine anno saranno 200. Nel giro di quattro anni questo fenomeno è esploso. Se guardiamo i volumi queste aziende rappresentano il 25% del fatturato totale del settore in valore ed il 16% dei volumi. Si comprende facilmente il valore di queste aziende. Noi giornalisti dobbiamo avere il coraggio di selezionare le notizie che devono basarsi su impegni concreti, investimenti, progetti con obiettivi attesi e risultati misurabili. Senza questi requisiti ritengo non si tratti di notizie ma di greenwashing; perché il parlare a vuoto è un danno. Nel nostro settore ci sono poche aziende che comunicano bene e molte che sfociano nel greenwashing. Oggi con la crisi energetica che stiamo vivendo, forse l’unico aspetto positivo è che ha spinto le aziende a spendere in risparmio delle risorse. La sostenibilità deve diventare una dimensione di pensiero, ma dobbiamo misurare i risultati».

Locandina Vitevis

Del resto, la parola sostenibilità in venti anni è cambiata tantissimo, prima era più che altro sinonimo di bio, mentre oggi si parla di tantissimi valori, inoltre è stata arricchita da tanti concetti, come quello economico, della salute, del sociale. La sostenibilità oggi è un vero e proprio tsunami, quello che tutti si pongono come quesito è se ne siamo parte o se ci faremo travolgere? Il vino oltre ai tre pilastri: ambientale, sociale e della governance economica, ha quello del bere responsabile, ossia insegnare al consumatore al bere consapevole. Ma il mercato come risponde a tutto ciò? È stata fatta un’inchiesta mondiale: ma i vini sostenibili cosa sono e dove si trovano? Si è disposti a spendere di più?
Ulteriore testimonianza sull’importanza della sostenibilità sui mercati internazionali arriva da Sara Norell (Direttrice assortimento, acquisti e approvvigionamento di Systembolaget, monopolio svedese della vendita al dettaglio di bevande alcoliche), che ha evidenziato come il 25,6% dei vini venduti nei punti vendita di Systembolaget siano biologici. Il monopolio svedese ha concentrato i propri sforzi anche sul fronte degli imballaggi, i vini con un packaging sostenibile a marzo 2022 erano il 15% in 6 mesi sono saliti al 18,5%.
La sostenibilità diventa reale quando è realizzabile, così Davide Rafetà di CEO di NoiCompensiAmo, ci aiuta a capire cosa possiamo fare. «Quale può essere il principale contributo dell’agricoltura nel contrasto ai cambiamenti climatici? Il contributo maggiore può provenire dal suolo che è in grado di stoccare il carbonio al suo interno. Attraverso buone pratiche che riducono l’erosione, garantiscono un minor consumo idrico ed un risparmio economico per i produttori, è possibile ottenere crediti di carbonio che possono rappresentare un valido strumento economico».
Allo stesso modo la modalità comunicativa più utile per rendere comprensibile e concreto l’impegno di una impresa nel campo della sostenibilità si basa su una regola basilare, così precisa Rossella Sobrero (Presidente di Koinètica):«Bisogna raccontare solo ciò che realmente si è riusciti a realizzare, in termine di processo e di prodotto. Va bene lo storytelling però non deve essere più importante dello storydoing. La sostenibilità non è un jolly da giocarsi, la sostenibilità deve mutare il comportamento dell’azienda. Per quanto riguarda gli strumenti comunicativi “vanno utilizzati in maniera integrata, io credo molto nei report di sostenibilità, quelli che mi convincono maggiormente riportano in fondo gli obiettivi che l’azienda non è ancora riuscita a raggiungere. Lo ritengo un forte segnale di trasparenza».
Tornando alle azioni e ai risultati che Vitevis ha ottenuto nel campo della sostenibilità, Alberto Marchisio, Direttore di Vitevis – realtà che associa 1350 viticoltori su 2800 ettari di vigneto (50.000 tonnellate di vino) con una produzione di 12 milioni di bottiglie e 65 milioni di euro di fatturato nel 2021 – ha voluto raccontarle e mettere in luce la rilevanza delle certificazioni raggiunte: «Vitevis è partita nel 2015 e già nel 2019 aveva l’idea di prendere tutte le certificazioni, in primis il sistema SQNPI che raccoglie 202 aziende per 1400 ettari di vigneti, che sono la metà dei nostri vigneti e considerando i vigneti biologici andiamo oltre il 50%. Abbiamo poi sviluppato anche il “Progetto Grigio” con l’obiettivo di comprendere come utilizzare al meglio l’irrigazione e la concimazione con il coinvolgimento di 42 aziende su 110 ettari. L’obiettivo futuro è quello di arrivare ad indicare ai nostri soci qual è il momento giusto per irrigare in modo da ottimizzare e abbassare collettivamente i consumi di acqua. Altri importanti risultati sono stati raggiunti nel 2022, la certificazione Equalitas e ISO 14064-2:2018 fanno parte di questa evoluzione concreta. Con il progetto Noi CompensiAmo, Vitevis in 3 anni su 90 soci e 700 ettari è riuscita a risparmiare 4.719 kg di CO2, abbiamo superato l’obiettivo di 4500 kg su 780 ettari. Per quanto riguarda la riduzione dei consumi di energia Vitevis ha investito su nuove linee di imbottigliamento, nuovi gruppi frigo, una nuova palazzina per gli uffici, nuovi impianti di depurazione, un nuovo camion cisterna per ottimizzare i trasporti e ridurre i consumi, nuovi veicoli aziendali elettrici e colonnine di ricarica. Tutto questo viene misurato, il frutto degli investimenti dovrebbe portarci ad una importante riduzione dei consumi, con una incidenza del fotovoltaico del 20% sul totale. Oltre alla sostenibilità, ci siamo impegnati anche sulle certificazioni riguardanti la sicurezza sul lavoro che per noi ha un rilievo assoluto».

Carlo Petrini in collegamento
Carlo Petrini in collegamento

A chiusura di questo interessante confronto interviene da remoto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. A che punto siamo secondo Petrini? Petrini ha messo in luce come l’attuale sistema alimentare nel suo complesso sia il principale artefice della produzione di CO² (37%) a livello globale. Come ha rilevato Petrini: «Un’impresa che opera nella produzione enologica deve essere in grado di implementare tre elementi principali, il primo riguarda il “governo del limite”,  fino a un certo limite la produzione si sviluppa in armonia con l’ambiente e il territorio, oltre a un certo limite le problematiche aumentano in maniera esponenziale. Questa tematica trattata oggi è guardata con estrema attenzione anche dal mondo non enologico. Il secondo elemento è il mantenimento e il rafforzamento della biodiversità, nelle mie Langhe piemontesi la vite conviveva con i cereali, con superfici boschive. Oggi vedo solo vigneti, questa è una perdita di biodiversità che nel lungo periodo il territorio pagherà e lo pagherà anche la produzione. Questa biodiversità portava protezione anche ai vigneti, non si tratta di scelte etiche ma strategiche sul lungo periodo. Il terzo aspetto è che un produttore enologico deve avere molto rispetto per il territorio e le popolazioni che lo abitano. Nei borghi dove si sviluppa la viticoltura non esistono solo cittadini dediti alla viticoltura, ci sono altre comunità. Se la viticoltura copre tutti gli spazi, se il turismo del vino diventa invasivo avremo una sofferenza da parte di chi non opera nel settore, molti borghi stanno perdendo la propria socialità. Più le aziende avranno cura di questi tre aspetti, più avranno successo nel lungo periodo».

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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