Presadiretta su Rai3 affonda il coltello nelle piaghe del vino italiano… ma con sobrietà

Il mondo del vino è ancora una volta nel mirino del giornalismo d’inchiesta, questa volta se n’è occupato Presadiretta su Rai3, il programma di Riccardo Iacona che affronta le urgenze legate alla salute, all’ambiente, all’economia, all’uomo. Domenica 21 febbraio è andata in onda “La Fabbrica del vino”, una puntata dove la giornalista Raffaella Puscedda ha cercato di fare chiarezza sulle contraddizioni e le problematiche del vino italiano, puntando su due denominazioni che rappresentano dal punto di vista commerciale una vera e propria miniera d’oro: “Brunello di Montalcino” e “Prosecco”.
Non so quanto possa essere casuale il momento in cui questa puntata è andata in onda, è molto probabile che la squadra di Iacona sapesse che proprio nei due giorni precedenti si era svolto “Benvenuto Brunello”, l’anteprima che da numerosi anni il Consorzio organizza per presentare le nuove annate di Brunello e Rosso di Montalcino a giornalisti e buyers italiani ed esteri provenienti da ogni parte del globo. Poco male, non siamo di fronte ad una replica scandalistica e violenta del tristemente noto articolo de L’Espresso “Velenitaly”, in quel caso volutamente uscito in occasione del Vinitaly. Qui il vero tema è “fino a dove ci si può spingere in nome del denaro”.
E, nonostante la puntata non manchi di banalità e deja entendu (come l’ormai lontano scandalo del Brunello taroccato e il vino in kit), la questione perfettamente centrata dalla Pusceddu è che “per fini di lucro si può fare tutto, anche legalmente”). Ed è in quest’ottica che Brunello e Prosecco trovano evidenti similitudini, sebbene nel caso del Prosecco sembra non ci siano limiti all’espansione e all’abuso del territorio.
La puntata di Presadiretta coglie il segno mettendo in evidenza come, di fronte a possibili enormi guadagni, si può alterare l’equilibrio ambientale, espiantando boschi e spianando colline a favore di vigneti, senza tenere conto delle conseguenze, esattamente come accade con l’edilizia dissennata. Inoltre l’utilizzo sistematico di pesticidi (leciti) in vigna non fa altro che contribuire a rendere il pianeta sempre meno vivibile, tutto in nome del lucro.
Del resto il modo stesso con cui sono concepite le denominazioni di origine non fa che favorire le grandi industrie del vino, a scapito dei piccoli produttori che non possono competere sui prezzi né contrapporsi alle scelte di chi ha quote di larga maggioranza all’interno dei consorzi.
Durante le riprese di “La fabbrica del vino” fa riflettere la parte dedicata al Prosecco in cui vengono intervistati alcuni abitanti che si trovano circondati da vigneti dove vengono effettuati numerosi trattamenti nel periodo primavera-estate in giorni della settimana diversi, con la conseguenza che queste persone non hanno più la possibilità di stare all’aperto davanti alla loro casa.
Insomma, di spunti su cui riflettere ce ne sono, e trasmissioni come questa offrono un contributo importante, i punti nodali sono stati evidenziati, l’iperproduzione provoca danni al territorio e alle persone, è fondamentale e urgente tornare ad una viticoltura sostenibile e di minore impatto possibile.
Per chi si è perso la puntata può trovarla qui.
Roberto Giuliani



