Statistiche web
Editoriali

Anche nel Carso si brinderà con il Prosecco (Questa è almeno la speranza)


Luca ZaiaIl Vinitaly che si è appena concluso ha riservato al Friuli Venezia Giulia, oltre alla presenza dell’attore francese Gerard Depardieu come testimonial della regione, anche un importante momento che ha posto fine a una contesa che aveva come protagonisti principali il Prosecco e i produttori carsolini. Regione, Ministero dell’Agricoltura e produttori del Carso hanno trovato l’accordo sulla Doc interregionale del Prosecco, siglando un protocollo d’intesa che è stato firmato all’apertura del Vinitaly dal presidente della regione, Renzo Tondo e da Luca Zaia, neo governatore del Veneto nonché ministro uscente per le politiche agricole e forestali, incarico che è stato ereditato ora da Giancarlo Galan.
Per rinfrescare velocemente la memoria a chi non ha seguito attentamente la vicenda iniziata quasi un anno fa, farò un breve riassunto delle puntate precedenti. Il ministro Zaia ce lo ricordiamo lo scorso anno, in una calda giornata d’agosto, mentre piantava una barbatella di Glera nella località di Prosecco in provincia di Trieste. Era questo un gesto simbolico che testimoniava il suo lodevole progetto atto a salvaguardare il vino Prosecco onde evitare di ripetere il caso Tocai, che vide il Friuli costretto a rinunciare alla sua storica denominazione a causa dei diritti avanzati dall’omonima cittadina ungherese e che portò i viticoltori friulani a dover alzare bandiera bianca in segno di resa e iniziare a imbottigliare il vino con il nome di Friulano.
La piccola località di Prosecco situata sul ciglione carsico risulta essere la madre del vino omonimo, o sarebbe meglio dire del suo antenato, la Glera, vitigno che da qui prese la strada del trevigiano, per iniziare la scalata a un successo inarrestabile. Nacque da questi presupposti l’intuizione del ministro Zaia e dei suoi collaboratori di far diventare il Prosecco patrimonio solo del territorio del Nord Est, tutelabile a livello mondiale grazie a quest’appiglio territoriale che avrebbe permesso a tutti di piantare la “Glera”, ma riservato ai soli produttori del disciplinare la possibilità di chiamare il vino da loro prodotto con l’antica e famosa denominazione di Prosecco creando quindi un marchio d’elite, importante rappresentante del made in Italy, un privilegio ad uso esclusivo dei produttori veneti e friulani. Anche se a beneficiare di quest’azione di tutela erano soprattutto i produttori veneti che ne producevano il 98%, esportando ogni anno più di 160 milioni di bottiglie in tutto il mondo, i produttori del Carso sono stati i protagonisti principali e indispensabili del felice esito di quest’operazione. Ecco spiegate le promesse di aiuti e programmi di sviluppo che avrebbero permesso di rilanciare l’intero territorio.
La sistemazione del costone carsico, la predisposizione nella località di Prosecco di un centro per la promozione del vino e delle attività del consorzio del Carso, un piano per il rilancio delle attività e delle produzioni agricole tipiche e a finire la semplificazioni delle norme territoriali e dei vincoli urbanistici che limitano le potenzialità di sviluppo dell’agricoltura, rappresentano il succo delle promesse fatte dal Ministero dell’agricoltura.
Ma non tutto filò liscio, le posizioni del ministro Zaia e dei produttori veneti s’irrigidirono, le richieste dei produttori carsolini non sembravano più così certe di essere accolte e tutto questo portò loro alla presentazione di un ricorso al Tar del Lazio contro la neonata Doc interregionale Prosecco che di fatto ne congelava l’attività in attesa di sentenza.
In un momento in cui le bollicine di Prosecco spopolavano nei mercati nazionali e soprattutto esteri, rosicchiando percentuali di mercato al più quotato Champagne, che anche a causa della crisi economica e della carenza di monete nei salvadanai dei consumatori, vedeva perdere sempre più estimatori, il rischio di una perdita di tutela del marchio poteva avere conseguenze catastrofiche.
Ben conscia del gran pericolo a cui si andava incontro, la politica si è mossa in più direzioni per cercare di risolvere l’annosa questione. La parte triestina per la prima volta si era dimostrata unita nell’appoggiare le rivendicazioni dei produttori del Carso e ne era stato testimone l’incontro che il consigliere regionale Igor Gabrovec aveva promosso con i consorzi e le associazioni degli agricoltori e che aveva visto la partecipazione dei consiglieri triestini di tutte le aree politiche rappresentate.
L’assessore all’agricoltura Violino ha cercato di mediare con il suo massimo collega Luca Zaia per arrivare in tempi brevi a un accordo che mettesse la parola fine alle dispute fra i contendenti. Lo stesso governatore Tondo, in visita pochi giorni fa nel Carso dove ha incontrato i principali operatori nella sede dell’azienda Zidarich di Prepotto, si è sempre dichiarato disponibile a darsi da fare per garantire un buon esito finale dell’operazione. Si è arrivati quindi per la gioia di tutti alla firma del protocollo d’intesa, un accordo perfezionato poi nella sede del ministero dell’Agricoltura di Roma da Luca Bulfone, direttore centrale della Direzione Risorse agricole e forestali della Regione che ha avuto un ruolo importante nella vicenda per gestire i delicati rapporti fra regione e ministero. A tutto questo farà a breve seguito il ritiro del ricorso al Tar del Lazio che metterà quindi la parola fine a tutta la vicenda.

L'assessore alla cultura ViolinoIl 23 Aprile l’assessore regionale all’agricoltura Violino si è recato a Rupingrande in quella che ha definito scherzosamente “la tana del lupo” per presentare il protocollo d’intesa alla stampa, alle associazioni e alle personalità politiche presenti. A fare da ospitale alcova all’appuntamento, la “Casa Carsica”, tipico edificio rustico dove ogni due anni, l’ultima settimana d’agosto, vengono celebrate le tradizionali nozze carsiche. Nello spiegare l’accordo l’assessore ha ribadito l’importanza della Doc interregionale Prosecco, in primis per i veneti che giustamente ne detengono l’egemonia in termini di numeri e tradizioni, e a seguire per il Friuli che, specialmente nelle zone di pianura, potrà allargare i suoi confini produttivi e commerciali. In particolare è il Carso che deve poter crescere e promuovere il territorio. I punti salienti dell’accordo, sono: un programma d’intesa per poter rimuovere i vincoli di carattere ambientale, territoriale e urbanistico che impediscono, di fatto, di fare agricoltura; la creazione di un centro per la promozione del prosecco; attività di propaganda dei vini tipici e una festa celebrativa da organizzare con cadenza annuale. Di palpabile al momento attuale, oltre alle firme apposte sui documenti, ci sono 500mila euro destinati alla sistemazione del ciglione carsico, lavori già affidati al Consorzio di bonifica pianura isontina, del presidente Enzo Lorenzon, presente fra l’altro all’incontro.
A questi fondi già disponibili nella finanziaria regionale dovranno seguirne altri di natura statale. Le prospettive sembrano quindi incoraggianti. In alcuni interventi i diretti interessati, i produttori carsolini si sono dichiarati speranzosi che a tutte le parole e firme seguano poi i fatti. Auspicano che tutti gli interlocutori politici che si sono susseguiti nel corso delle trattative, si dimostrino persone serie e rispettino gli accordi presi nell’interesse di un territorio e di tutti quei giovani che vorranno cimentarsi in un lavoro che, in tempi di crisi, può essere la base da cui ripartire e un traino importante per tutta l’economia.
Il prossimo passo, quello più immediato, sarà quello della creazione di un gruppo di lavoro composto di figure che potranno andare dal geometra, all’agronomo, all’addetto al marketing, passando magari per un avvocato, profondi conoscitori del territorio, che si dedicheranno alla realizzazione di un “master plan”, per produrre un dettagliato studio del territorio e a seguire un’approfondita ricerca per poter eliminare i vincoli esistenti e dedicarsi a un ridisegno delle attività del territorio, sempre nel rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema. Il master plan sarà sponsorizzato dall’assessore regionale alla pianificazione territoriale Federica Seganti, che ha garantito il suo pieno appoggio a questo progetto di studio e analisi del territorio.

Federica SegantiI produttori del Carso si sono già messi al lavoro, daranno il loro massimo appoggio e aiuto al consorzio di bonifica della pianura isontina, che inizierà a breve il suo operato forte del contributo già stanziato, e si stanno adoperando per trovare le persone competenti e riunire un gruppo di lavoro che possa rispondere in maniera chiara e veloce alle esigenze e aspettative del territorio.
A questo punto la politica deve solo dare seguito alle buone intenzioni e ai primi segnali incoraggianti. Molti ci hanno messo la faccia in questa questione e penso che nessuno vorrà fare clamorosi dietrofront, perché si tratterebbe di situazioni spiacevoli e poco serie. Soprattutto a livello regionale si è dimostrato che c’è la voglia di fare bene e di aiutare il territorio a crescere.
Sono certo quindi che al mio prossimo intervento, vi verrò a raccontare di come le promesse siano state mantenute e di come il territorio stia crescendo e si stia valorizzando. Il mio carattere mi porta a pensare sempre positivo, quindi alla larga cattivi pensieri e spazio ai sogni più grandi per tutto il Carso, con nuovi terreni da coltivare, e tanti mezzi e tante risorse per promuovere tutti i prodotti di qualità che già oggi deliziano i palati di tutti gli appassionati del vino e della gastronomia.

Stefano Cergolj

Perito informatico ai tempi in cui Windows doveva essere ancora inventato e arcigno difensore a uomo, stile Claudio Gentile a Spagna 1982, deve abbandonare i suoi sogni di gloria sportiva a causa di Arrigo Sacchi e l’introduzione del gioco a zona a lui poco affine. Per smaltire la delusione si rifugia in un eremo fra i vigneti del Collio ed è lì che gli appare in visione Dionisio che lo indirizza sulla strada segnata da Bacco. Sommelier e degustatore è affascinato soprattutto dalle belle storie che si nascondono dietro ai tanti bravi produttori della sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e nel 2009 entra a far parte della squadra di Lavinium. Ama follemente il mondo del vino che reputa un qualcosa di molto serio da vivere però sempre con un pizzico di leggerezza ed ironia. Il suo sogno nel cassetto è quello di degustare tutti i vini del mondo e, visto che il tempo a disposizione è sempre poco, sta pensando di convertirsi al buddismo e garantirsi così la reincarnazione, nella speranza che la sua anima non si trasferisca nel corpo di un astemio.

Articoli Correlati

Check Also
Chiudi
Pulsante per tornare all'inizio