ViVa 2025: la Valtellina inquadrata da un punto di vista raro ed inusuale

Mancava proprio una grande manifestazione dedicata ai vini della Valtellina. Il Consorzio di Tutela omonimo, fondato nel 1976 e guidato oggi dal Presidente Mamete Prevostini, in realtà ha sempre organizzato eventi sparsi un po’ in tutta Italia – ne abbiamo parlato più volte – pur tuttavia la prima edizione di ViVa (Vini Valtellina), tenutasi il 6, 7 e 8 settembre 2025, è andate ben oltre le aspettative. Ho avuto il piacere di presenziare, previo invito, al press tour organizzato appositamente per i giornalisti di settore; una due giorni piena di appuntamenti e soprattutto degustazioni che hanno soddisfatto la mia sete di nebbiolo, da queste parti chiamato chiavennasca.

Il punto di vista raro ed inusuale a cui alludo è un qualcosa che va ben oltre la normale amministrazione. Alludo al fatto di poter apprezzare tutta la bellezza della Valtellina a bordo di un elicottero, mediante un volo di circa venti minuti che difficilmente scorderò. In questi anni non ho mai nascosto la mia ammirazione per la Valtellina; un dato di fatto che indubitabilmente mi porta a pretendere davvero tanto da un territorio così grande che frequento assiduamente da oltre quindici anni. Non alludo alle dimensioni geografiche, ma al potenziale dato da un ambiente microclimatico unico in Italia e per certi versi al mondo. Più avanti scopriremo il perché.

Torniamo per un attimo a ViVa 2025. La Valtellina non piace solo a me a quanto pare, il suddetto areale vitivinicolo convince appieno stando ai dati che mi hanno fornito. La manifestazione è stata organizzata dal Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, con la collaborazione di Strada del Vino e Fondazione Provinea, e si è tenuta in alcuni tra i più affascinanti edifici ubicati nel pieno centro storico di Sondrio: Palazzo Pretorio, MVSA (Museo Valtellinese di Storia e Arte) situato all’interno di Palazzo Sassi de’ Lavizzari, Palazzo Sertoli e infine il Centro Le Volte. Proprio quest’ultimo ha registrato una buona affluenza di pubblico nel corso dei 3 giorni di manifestazione con circa 1500 persone di cui quasi un 80% fuori provincia e con presenze non soltanto italiane ma provenienti dalla vicina Svizzera, e poi da Germania, Francia e Svezia, confermandosi così città del vino con un’importante vocazione turistica in continua crescita.

ViVa 2025 non è da intendersi come evento enologico, bensì come esperienza culturale e territoriale. L’iniziativa ha potuto mostrare tutta la bellezza di questo paesaggio con i suoi scorci a tratti ipnotici, dove il mondo pare essersi fermato, fatti di montagne, terrazzamenti vitati, luoghi speciali e di particolare interesse storico culturale. La kermesse, guidata con passione e determinazione dai tanti protagonisti facenti parte del Consorzio, ha saputo valorizzare il patrimonio naturalistico e architettonico che rende Sondrio una vera e propria perla del cuore delle Alpi. Diversi i momenti e le esperienze significative all’ombra del campanile di Piazza Campello: dalle degustazioni, passando attraverso i trekking, arrivando sino ai tour con l’e-bike e le passeggiate culturali nel centro storico.

“Siamo molto soddisfatti di questa prima edizione”, afferma il Presidente Mamete Prevostini, “che ha ottenuto ottimi riscontri da parte di pubblico, wine lovers e operatori di settore soprattutto per la qualità delle esperienze proposte e come confermato dai dati raccolti. È un evento a cui il Consorzio pensava e sognava da anni: era per noi fondamentale poter mostrare l’uva quasi matura sui tralci della vigna, per questo la scelta della data a settembre, momento unico della stagione. Il nostro obiettivo, pienamente raggiunto, era di creare un’iniziativa di alto profilo. Un ringraziamento sincero va alle nostre cantine che ci hanno creduto sin dall’inizio, dimostrando che questo territorio è pronto ad affrontare sfide future, con l’ambizione di vedere i nostri vini sempre più protagonisti nel panorama vitivinicolo nazionale e internazionale”.

La Valtellina mostra ai propri visitatori, ogni stagione, un paesaggio unico sorretto da oltre 2.500 km di muretti a secco, la cui arte – unita a quella di altri noti territori vitivinicoli – è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO nel 2018. Alludo a 25.000 terrazzi che riempiono lo sguardo, e di conseguenza il cuore, per circa una quarantina di chilometri: da Ardenno fino a Tirano. Un angolo lombardo di struggente bellezza, di tradizioni secolari e di persone che hanno storicamente imparato a far di necessità virtù. Tutto ciò è la Valtellina, regione geografica alpina caratterizzata da un ambiente pedoclimatico unico per certi versi. I terreni sono sciolti e permeabili, trattengono pochissima acqua e sono predisposti alla siccità. Vi è una forte insolazione, pochi lo sanno, dunque è anche tra le regioni vitivinicole più soleggiate d’Italia. Tutto ciò è dovuto all’esposizione in pieno sud. Non meravigliamoci, dunque, se passeggiando tra i filari è possibile ammirare una vegetazione spontanea tipica degli ambienti aridi e siccitosi. Alludo ai cactus, ai fichi d’india o le piante d’ulivo.

L’area è corrispondente al bacino idrico del fiume Adda a monte del lago di Como; assieme alla Valchiavenna formano la provincia di Sondrio e con la Punta Perrucchetti, alta 4.020 metri e appartenente al Massiccio del Bernina, raggiunge la massima altitudine della regione. Nonostante il paesaggio incantato, fiabesco, financo spettacolare se vogliamo – soprattutto dal punto di vista emozionale e d’impatto visivo – in questa splendida regione vitivinicola lombarda di favola ce n’è ben poca. Basti pensare al fattore determinante “ore di lavoro per ettaro”: se in Piemonte ne bastano in media 330, fra queste colline pseudo montante ne occorrono 1200. Le pendenze in media pari al 30% non facilitano il compito ai vignaioli tanto che da questa parti la cosiddetta viticultura eroica ha ragion d’essere. Quest’ultima, al pari della coltivazione delle patate o delle mele, è nata per ragioni di sussistenza non certo per moda o peggio speculazione. Molti sostengono che in realtà il nebbiolo, senza ombra di dubbio tra i più grandi vitigni al mondo, sia stato portato dai romani proprio qui più di mille anni fa. Si parla d’epoca carolingia (750- 987 d.C.).

Certo è il fatto che questo particolare biotipo, denominato chiavennasca, assume tutte le peculiarità del cosiddetto vino di montagna; anche chiamato Nebbiolo delle Alpi. La parola eleganza, termine di cui spesso si abusa riferendosi al vino, tra queste colline rocciose assume un significato unico ed inimitabile. Ed è tale in tutta I ‘area di produzione – non esistono figli minori – la stessa che si estende tra i 350 e i 750 metri di quota per circa 820 ettari e comprende le cinque sottozone storiche: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella. Esistono anche vigne esterne alla denominazione che arrivano sino a 850-900 metri sul livello del mare.

Durante la conferenza stampa tenutasi al ristorante Il Poggio di Poggiridenti, tra i punti panoramici più belli dell’intera Valtellina, ci è stato confermato che il disciplinare sta per essere oggetto di una significativa revisione riguardo quest’ultimo punto. Si sono avvicendati al microfono: Mamete Prevostini, Danilo Drocco e Marco Fay (rispettivamente presidente e vicepresidenti del Consorzio Tutela Vini Valtellina), Luca Faccinelli (presidente della Fondazione Provinea) e Davide Fasolini (presidente della Strada del Vino della Valtellina).

Da queste parti i vini posseggono tanta freschezza, toni ariosi, sapidità e soprattutto autenticità. È assai complicato replicare altrove tali vette di finezza, e a scriverlo in questo caso è un piemontese – ça va sans dire – legate ad alcune pennellate floreali, di spezie fini, frutti rossi ed erbe alpine. Sfumature olfattive sobrie, quasi sommesse, e che il più delle volte richiedono tutta la sensibilità del degustatore appassionato, ed al contempo ammaliano i neofiti per la piacevolezza in termini di beva. Quest’ultima è data quasi sempre da un tannino gentile ed un corpo commisurato al peso del vino. Caratteristiche che approfondiremo meglio nella parte finale dell’articolo, dove solitamente diamo il punto di vista sui nostri migliori assaggi della rassegna.

Il Consorzio rappresenta le DOCG Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina, il Rosso di Valtellina DOC e l’Alpi Retiche IGT. Insieme alla Fondazione Provinea valorizza il paesaggio e promuove la sostenibilità, e attraverso la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina invita a scoprire le bellezze della regione e le specialità enogastronomiche del territorio. Nel 1997 è stato ampiamente rinnovato tanto da comprendere, ormai, la quasi totalità delle case ed aziende vinicole presenti all’interno dell’areale in questione. Vanta inoltre il primato di essere l’unico consorzio italiano a possedere due DOCG coincidenti per territorio e vitigno: Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina. Circa 820 ettari rappresentano la totalità della produzione di nebbiolo, allevato tra queste colline che strizzano l’occhio ad alcune tra le vette alpine più importanti d’Europa. Alludo al Piz Bernina (4049 m), la perla delle Alpi Retiche e simbolo della regione, il Monte Disgrazia (3678 m), la montagna più alta della provincia di Sondrio, e la Cima Piazzi (3440 m), situata nel gruppo montuoso omonimo vicino a Bormio.

La matrice del terreno in Valtellina è principalmente di tipo sabbioso, tuttavia, per carpirne realmente l’essenza bisogna fare un salto nel passato. Durante il periodo del ritiro dei ghiacciai, che coprivano interamente la regione, i rilievi si sono formati per via dello sfaldamento delle rocce granitiche. Il terreno è dunque di tipo permeabile, particolarmente indicato alla coltivazione della vite. I ristagni d’acqua sono rari e, nonostante il cambiamento climatico che ha coinvolto alcune annate – soprattutto recenti – è piuttosto difficile che in Valtellina la vite soffra di stress idrico. C’è un motivo particolare: le radici, in special modo quelle della chiavennasca, sono in grado di attraversare la roccia anche per 5/6 metri in profondità; così facendo riescono a trovare l’acqua, fonte di nutrimento per la pianta. In Valtellina, lo scontro tra la placca africana (attraverso la microplacca Adria) e quella europea è segnato dalla Linea Insubrica, una faglia complessa che rappresenta la sutura tra questi due continenti e causa la profonda deformazione e l’innalzamento delle Alpi.

La Valtellina si trova in questa zona di collisione, che ha dato origine a rocce metamorfiche e sedimentarie uniche, testimoniando la grande storia tettonica dell’area. Sua maestà nebbiolo è il protagonista indiscusso con oltre il 90% dei ceppi nei vigneti ricadenti nelle zone riconosciute a produzione e denominazione DOC e DOCG, inoltre nei nuovi reimpianti è possibile trovarlo al 100%. Esistono tuttavia altre varietà: la pignola valtellinese, la rossola nera e la brugnola, cultivar della tradizione presenti in una percentuale variabile dal 5 al 10%. Alcune aziende, con ottimi risultati a mio avviso, stanno sperimentando l’utilizzo della pignola valtellinese per la produzione di vini Metodo Classico.
ViVa 2025: i nostri migliori assaggi della rassegna vitivinicola valtellinese
Di seguito il nostro punto di vista riguardo i migliori assaggi relativi alle 38 aziende che hanno partecipato a ViVa 2025. Con l’augurio che ViVa 2026, il prossimo anno, possa raggiungere traguardi sempre più importanti nell’interesse di tutto il territorio valtellinese.

Breve inciso. Laddove non siamo riusciti ad effettuare la degustazione, per vari motivi, riportiamo il nome dell’azienda vitivinicola e il comune dov’è ubicata. Abbiamo scelto di riportare una sola etichetta, su una media di tre vini degustati per ogni cantina. Il colore dei vini della Valtellina, a seconda della vinificazione e tipologia d’affinamento, varia quasi sempre da un rubino/granata con riflessi lilla – in giovane età – ad un granata con riflessi mattone/arancio dopo anni di riposo in bottiglia.

ArPePe (Sondrio) – Valtellina Superiore Sassella Riserva Rocce Rosse 2018: rosa camuna, ribes rosso ed erbe alpine; chiude una scia minerale che sa di pietra polverizzata. Sorso sapido oltre ogni limite, tensione acida a rotta di collo. Forse un po’ meno lungo del solito, pur tuttavia un grande vino. Come sempre.
Ascesa (Tresivio) – Rosso di Valtellina 2022: il frutto appare piuttosto maturo: amarena, susina, pepe rosa e note di cosmesi (rossetto). Rotondità al servizio di un tannino dolce e una media persistenza.
Dislivelli (Sondrio) – Alpi Retiche Rosso Nebbiolo 2023: bel fiore immacolato, puro, e frutti rossi che ricordano il ribes e il mirtillo, ma anche grafite, timo e pepe nero. Stile da vendere. Grande piacevolezza al palato. Da bere a secchiate.
Fratelli Bettini (San Giacomo di Teglio) – Valtellina Superiore Sassella Reale 2019: il frutto appare pieno, dolce, sinuoso e lascia ben presto spazio alla viola, ivi compreso un ricordo di santoreggia. Tannino “cremoso”, riempie il palato pur tuttavia la lunghezza non è commisurata allo sprint iniziale.
Francesco Folini (Chiuro): impossibilitati a degustarlo non a causa nostra

La Perla (Tresenda di Teglio) – Valtellina Superiore La Mossa 2019: al naso ritrovo tutto un corredo di erbe alpine, mandorla tostata e fragolina di bosco; inoltre, un accento di cosmesi, ivi compresa la liquirizia dolce. Il sorso di distingue per agilità, linee sinuose – intervallate qua e là da guizzi sapidi profondi – e un tannino ricamato a mano. Bravo Marco.
Pizzo Coca (Ponte in Valtellina) – Valtellina Superiore Rino 2022: frutti di bosco maturi, mirtillo e ribes nero in primis, un accenno alla viola ma anche erbe alpine, smalto e ricordi legate al terreno. Un vino stratosferico, soprattutto al palato, dove si distingue per equilibrio, lunghezza ed infinita sapidità.
Rupi del Nebbiolo (Villa di Tirano) – Valtellina Superiore Creazione 2021: respiro intenso: fa pensare ai frutti estivi tra cui anguria e susina rossa, ma anche arancia rossa sanguinella. La parte floreale si fonde con quella speziata. Un sorso che appaga perché totalmente privo d’alcol percepito, lungo. Buono.
Aldo Rainoldi (Chiuro) – Valtellina Superiore Inferno Riserva 2021: timbro speziato e di legni nobili ben fusi alla materia; anche se il frutto ancora non rivela tutto il suo fascino. In bocca al contrario è già piuttosto equilibrato: teso, sapido, ricco di estratto pur tuttavia appagante. Privo di sbavature. Lunghissimo.

Alfio Mozzi (Castione Andevenno) – Valtellina Superiore Sassella Vigna Mossino 2023: tra i migliori vini dell’intera batteria. Il motivo è molto semplice: mostra in un sorso l’identikit della Valtellina. Dunque frutti rossi (agrume e rovo), erbe alpine, pietra frantumata, timo e violetta. Il palato, inizialmente teso come un arco, rivela tutta la sua classe grazie a una progressione da centometrista e un finale sapido da matti.
Assoviuno (Berbenno in Valtellina) – Valtellina Superiore Maroggia 2021: la virtù di questo vino è data dall’impronta floreale che rincorre un frutto sempre più croccante, con incursioni di spezie orientali e tabacco. Anche in bocca mostra sobrietà, slancio ed il vigore tipico dell’uva chiavennasca. Lodevole.
Balgera (Chiuro) – Valtellina Superiore Valgella Riserva Vigneto Pizaméi 2017: l’annata in questione è stata torrida in tutt’Italia, ma in Valtellina – al contrario – sono stati prodotti grandi vini dotati di carattere, carisma, slancio e vitalità. Il Pizaméi 2017 n’è un fulgido esempio e non posso che complimentarmi con chi l’ha fatto.
Marino Lanzini (Ponte in Valtellina) – Valtellina Superiore Valgella 2021: una vera scoperta a ViVa 2025. Almeno per me, s’intende. Toni floreali estremamente freschi, viola e geranio selvatico, ma anche timo e rabarbaro; sfumature sottili che evolvono e si fondono magistralmente con il comparto fruttato. Al palato è pura energia vibrante, rincalzata da una sapidità pressoché infinita. Un vino pazzesco.
Tenuta Scerscé (Tirano) – Valtellina Superiore Sassella Petrato 2022: il dolce dell’amarena e un ricordo di spezie usate nei dolci natalizi del Nord Europa, incenso e grafite; in chiusura una piacevole nota floreale di viola appassita. Media struttura e profondità, la freschezza arriva in un secondo momento pur tuttavia regala un sorso pulito e dotato di fascino.

Agrilu (Poggiridenti) – Valtellina Superiore Grumello La Scala 2022: quadro olfattivo accattivante dove ad imporsi e il frutto maturo che richiama il rovo e le spezie dolci; ivi compresa una bella trama floreale nitida. La sapidità è travolgente ancor più della freschezza, che arriva in un secondo momento; è un vino ancora molto giovane. Non potrà che migliorare anno dopo anno. La stoffa c’è.
Andreoli (Berbenno di Valtellina) – Valtellina Superiore Proverbio 2022: fatica a divincolarsi dalla parte vegetale, almeno in questa fase s’intende, ma la ciliegia matura ad un tratto diviene irresistibile. Anche il palato non è da meno: piuttosto agile e mediamente sapido.
Ca’ Bianche (Tirano) – Valtellina Superiore Riserva La Tena 2021: un’altra bellissima sorpresa di ViVa 2025, un vino che mi ha davvero stupito. Ed il motivo è sempre legato alla pulizia dei suoi profumi: pepe rosa, timo, chinino, ribes ed arancia rossa ribes; financo grafite. Un vino succoso da matti: una “spremuta di Valtellina”.

Dirupi (Ponte in Valtellina) – Valtellina Superiore 2023: è davvero originale il ricordo di amaretto sulla ciliegia matura, con incursioni di erbe alpine e lampone spremuto; bellissima la pulizia al palato, in totale assenza di sbavature o peggio toni ingombranti. Tannino vispo. Un vino ancora giovanissimo s’intende.
Luca Faccinelli (Tresivio) – Rosso di Valtellina 2024: toni ariosi che richiamano soprattutto la parte floreale, dove la violetta incontra il tabacco in foglie e una traccia ferrosa. Un vino di media struttura, “pimpante” e perfettamente bilanciato. Da riassaggiare almeno tra un anno.
Nino Negri (Chiuro) – Valtellina Superiore Valgella Vigna Fracia 2020: tutta l’austerità di uno tra i cru più noti del comprensorio. Ben presto i toni sulfurei conquistano la scena: incenso, pietra frantumata; gli stessi che aprono la via a suggestioni agrumate e rintocchi balsamici. Un vino lungo, sapido, penetrante; privo di eccessive sovrastrutture soprattutto perché un sorso tira l’altro.
Riter (Poggiridenti) – Valtellina Superiore Inferno 2021: timbro olfattivo intenso ma al contempo slanciato: fa pensare ai frutti estivi tra cui pesca noce e susina rossa, che accolgono volentieri anche tutta una serie di pennellate floreali e guizzi speziati, dove prevale la pulizia degli aromi, la leggiadria intrinseca. Indubbiamente il palato completa l’insieme. Perché è sulla stessa linea d’onda.
Walter Menegola (Castione Andevenno) – Valtellina Superiore Sassella Rupestre 2021: un vino che esce dagli schemi tipici valtellinesi. Intende mostrare il potenziale dell’uva e tutta la ricchezza che ne deriva. Non è la mia idea del Sassella ma non posso che confermare che è ben fatto: ricco, sapido, avvolgente e dotato di una trama minerale, con ricordi di cacao che abbracciano anche l’amaretto e l’amarena matura.
Alberto Marsetti (Sondrio) – Valtellina Superiore Grumello Vigna le Prudenze 2021: frutti estivi che rimandano alla pesca noce e susina rossa, anguria e agrume dolce; anche una lieve traccia ematica. Un sorso che appaga perché totalmente privo d’alcol percepito, caratterizzato da un tannino elegante, dolce, e da un finale di bocca privo di sbavature, di grande coerenza. Buonissimo.
Alessio Magi (Teglio) – Valtellina Superiore Valgella Riserva 2019: toni floreali freschi che sanno di viola e geranio selvatico, poi timo e rabarbaro; sfumature sottili che evolvono e si fondono con il comparto fruttato. Quest’ultimo è rappresentato principalmente dai frutti di rovo. Ne assaggio un sorso e la sua energia è vibrante, inserita all’interno di un corpo medio e rincalzata da una sapidità che non passa inosservato.
Caven Camuna (Chiuro) – Valtellina Superiore Inferno 2023: mi ha subito colpito il profumo di mela rossa, frutto che in Valtellina ha un’importanza strategica. Con lenta ossigenazione aumenta la dolcezza dell’insieme con toni di cosmesi, viola, e pepe rosa. Ancora piuttosto nervoso al palato, l’acidità scalpita pur tuttavia torna il frutto maturo a riassestare l’insieme. Da riassaggiare almeno tra due anni.
Coop. Agricola Triasso e Sassella (Sondrio) – Valtellina Superiore Sassella i Ciaz 2022: mostra indubbiamente le caratteristiche dell’annata, la cui maturità del frutto è in netto anticipo rispetto alla media degli ultimi vent’anni. Lo si evince soprattutto in bocca dove fatica ad imporsi per slancio e vitalità, anche se privo di sbavature.

Giorgio Gianatti (Montagna di Valtellina) – Valtellina Superiore Grumello Sassina 2019: tra i pionieri della Valtellina, anche quest’anno ci ha regalato un grande vino. Potrei chiuderla qui, e invece no. Il timbro olfattivo è in grado di mostrare tutta l’eleganza del mirtillo rosso, l’austerità delle erbe alpine, ma anche chinotto, terriccio umido ed eucalipto; la spezia è molto delicata e richiama il pepe del Sichuan, è un vino che evolve di continuo. Palato succoso, energico, vitale: sapiente unione tra estratto e leggiadria, profondità ed eleganza. Buonissimo.
La Grazia (Tirano) – Valtellina Superiore Goccia 2018: un bel mix tra spezie orientali e fiori lievemente appassiti, anticipano i frutti di bosco, maturi, suadenti. La rotondità del sorso è vivacizzata qua e là da guizzi sapidi in netto vantaggio rispetto alla freschezza che pur tuttavia non latita affatto.
La Spia (Castione Andevenno) – Valtellina Superiore Sassella Riserva MR72 2019: respiro intenso e aggraziato che rimanda a suggestioni balsamiche di mentolo e pino mugo, frutti rossi maturi e pellame, legno di rosa, e incenso. In bocca risulta esplosivo grazie ad una sapidità marcata e ad un corpo per nulla adombrante, l’insieme è sorretto da una vena acida che apporta tanta freschezza e un tannino serico.

Le Strie (Ponte in Valtellina) – Rosso di Valtellina 2023: ancora nettamente giovane, rimanda a profumi di erbe alpine, smalto, ribes rosso, tabacco e pietra frantumata. È un vino “scattante”, arioso, grazie ad una freschezza che riesce ad imporsi e ad una sapidità che funge da contraltare. Buono.
Mamete Prevostini/Convento San Lorenzo (Mese) – Valtellina Superiore Grumello Vigna Sassina 2021: tra le vigne più interessanti della Valtellina, a mio avviso, qui siamo davanti ad un Grumello che ha ancora una lunga strada da percorrere. Al naso vi è rigore e pulizia espressiva, perlopiù data da un frutto ancora in via di definizione e una spezia fine, sussurrata. Anche in bocca l’acidità scalpita e la profondità mostra la caratura del vino.
Marcel Zanolari (Bianzone) – Valtellina Superiore 2023: naso un po’chiuso in principio, pur tuttavia dopo una decina di minuti ingentilisce i propri toni mostrando l’espressività delle erbe officinali, del mirtillo nero e del cacao. Mi ha sorpreso la parate tannica, più affine ad una Bramaterra che ad un vino della Valtellina, ivi compresa la freschezza che si impone sulla sapidità.
Marco Ferrari (Montagna di Valtellina) – Valtellina Superiore Inferno 2023: un altro “nuovo” produttore che negli ultimi anni sto seguendo con molto interesse. Dapprima colmo di suggestioni floreali che rimandano alla rosa selvatica e alla viola, il frutto, con lenta ossigenazione, appare nitido, maturo, carnoso eppur vitale: ciliegia, lampone, susina rossa attraversati qua e là da incursioni di pietra frantumata e timo. Timbro di buona intensità perfettamente in linea con il corpo del vino, è un sorso soprattutto succoso e caratterizzato da un tannino elegante, vispo e dolce; lunga la scia sapida in chiusura.
Nicola Nobili (Poggiridenti) – Valtellina Superiore Inferno Riserva 2018: ho apprezzato enormemente i continui scambi tra agilità di beva e profondità, un andirivieni di sensazioni gustative che mostrano il frutto opportunamente maturo ma al contempo tutta la freschezza che caratterizza l’uva chiavennasca. Un Inferno coinvolgente. Potrebbe essere il titolo di un film ispirato alla Divina Commedia, ed invece per nostra fortuna è “soltanto” un grande vino. Bravo Nicola.

Plozza (Tirano) – Valtellina Superiore Sassella Red Edition 2020: un bel mix tra spezie orientali e agrumi rossi, reso ancor più complesso da effluvi minerali sottili pur tuttavia per nulla evanescenti. La vera stoffa la si evince assaggiandone un sorso, anche due, allorché il tannino vispo stuzzica il palato, la freschezza deterge l’insieme ad una lunga scia sapida, in chiusura, lo rende lungo e penetrante.
Radìs (Tirano) – Rosso di Valtellina Muràchi 2023: il miglior Rosso di Valtellina assaggiato durante questa due giorni. Il motivo è dato principalmente dalla sapidità “surreale” che non satura assolutamente il palato, perché l’acidità dei frutti rossi e dell’agrume mantiene viva la freschezza del vino. Anche la dolcezza della fragolina di bosco al naso è irresistibile. Buonissimo davvero.
Sandro Fay (San Giacomo di Teglio) – Valtellina Superiore Valgella Vigneto Cà Moréi 2022: un grande classico del comprensorio. In quest’annata ho ritrovato, nonostante l’annata torrida, un bouquet di profumi in grado di mostrare una sorta di “chiaroscuro olfattivo” (lo stesso che mi ha sempre affascinato riguardo i vini di casa Fay) in questa fase ancora non propriamente definito. In bocca, al contrario, mostra già un equilibrio lodevole e una beva coinvolgente. Soprattutto tanta profondità.
Triacca (Villa di Tirano) – Valtellina Superiore Prestigio 2020: non propriamente espressivo a livello di profumi, pur tuttavia privo di difetti o sbavature. Il ricordo di incenso, amarena matura, e terriccio umido è soltanto sussurrato. In bocca al contrario mostra un frutto ben definito, ricco e in grado di riempire il palato senza in alcun modo saturarlo.
Andrea Li Calzi


