Il Tartufo bianco di Alba a fumetti. Una nuova opera grafica per celebrare il “tuber” più famoso al mondo

Aria fresca nel mondo del Tartufo. È uno splendido regalo il cofanetto creato dall’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero con all’interno due testi: Tuber Comics & Tuber Popup.
Il cofanetto è stato presentato prima dell’inserimento della “Cerca e cavatura a Patrimonio Immateriale Culturale UNESCO”; il primo, Tuber Comics, racconta le caratteristiche e la storia del tartufo dall’Antica Roma fino ai giorni nostri attraverso curiosità e personaggi storici come Carlo V di Asburgo, Camillo Benso conte di Cavour, Rossini e i Savoia. Questo libro ha però una interessante particolarità: è un racconto a fumetti. A descrivere il mondo del tartufo è un trifulau (cercatore di tartufi) e il suo fedele cane, ben caratterizzati e disegnati da un gruppo di artisti, da citare tutti per bravura e ingegno, come Luigi Piccatto, uno dei disegnatori del fumetto “Dylan Dog”, Renato Riccio, Davide Piccato, Francesco Scrimaglio, Sergio Ponchione, Cesare Valeri, Elena Pianta, Manuela Mariuzzo con la sceneggiatura di Walter Riccio, i colori di Virginia Chiabotti e la progettazione grafica di Biagio Cairone. Un lavoro magistrale eseguito dalla cartotecnica Medhea.

Il primo capitolo è sul tartufo, sul suo affascinante ecosistema e territorio: è un trifulau, a raccontare cosa sia naturalmente e tecnicamente il tuber più ricercato e prezioso, descrivendo il poetico scambio con la pianta che lo ospita e la terra che lo custodisce. Segue poi l’interessante racconto sul perché abbia un profumo così particolare: a differenza dei funghi che crescono al di sopra del terreno e che possono diffondere le spore grazie alle correnti d’aria, i funghi ipogei (come il tartufo) devono essere trovati da insetti e animali selvatici, mangiati e diffusi sul terreno. I sentori di aglio, fieno, terra bagnata e spezie fungono da richiamo, quindi. Ogni tartufo è poi l’insieme di profumo e sapore, differenti e caratteristici in base alla tipologia di albero e di terreno all’interno del quale cresce, un insieme naturale, prezioso e imprevedibile, che lo rende così prezioso: come le emozioni non è possibile conservarlo, va degustato subito o entro qualche giorno dalla raccolta.
Ogni tartufo è, quindi, un pezzo unico e irripetibile, un sapere e un sapore da salvaguardare, un dono della Madre Terra che impone rispetto, come diceva Gualtiero Marchesi: «Il Tartufo Bianco di Alba non ha bisogno di un abbinamento o di un piatto speciale su cui giacere: ha semplicemente bisogno di rispetto». Una tradizione antica che deve essere anche trasferita in maniera adeguata e un patrimonio collettivo.
Il trifulau racconta, poi, del valore politico del tartufo, spesso utilizzato dai Savoia come dono diplomatico e dell’ideazione nel 1933 della Fiera del Tartufo di Alba di Giacomo Morra, albergatore e ristoratore della zona.
Tra I cani fedeli chiamati taboj e i cercatori di tartufi, c’è poi un rapporto unico di fiducia che nasce sin da quando il cane è un cucciolo, con un addestramento fatto di pazienza e amore. I taboj possono essere di qualsiasi razza anche se i setter, i pointer e i bracchi e altri segugi sono quelli più adatti. È durante la notte che la cerca si attiva, in modo da mantenere il segreto delle zone di ritrovamento che ogni trifulau annota gelosamente. Il libro si chiude con divertenti vignette sull’uso del tartufo a tavola.
Il secondo testo Tuber Popup è invece un libro animato tridimensionale ricco di poesia: come in una fiaba racconta di castelli, foreste, animali e di un piccolo tesoro che la terra dona a chi sa apprezzarlo. Un testo davvero unico per dimostrare come grazie alla creatività e all’arte si possa parlare in maniera nuova ed efficace di un prodotto di eccellenza gastronomica come il tartufo.
Si legge: «L’eroe delle colline e dei boschi, depositario del sapere millenario, si addentra notturno nell’oscurità delle selve, annotando ogni percorso proficuo. Il fido taboj è il suo Virgilio, è cane amico e alter-ego. Insieme camminano speranzosi, notte dopo notte fino a scoprire il dono prezioso della terra».
E così la fiaba del tubero più buono del mondo continua senza fine, ogni anno.
Alessia Cipolla




