L’uragano Hiromi conquista Roma
Classe 1979, un prodigio della musica, energia pura, voglia di giocare con le note e capacità di farlo alla grande, come pochi altri dalla notte dei tempi. Hiromi è l’emblema di cosa è un vero talento al confronto con un bravo artista. Animale da palcoscenico, totalmente priva di qualsiasi supponenza, l’antitesi dello scorbutico e problematico Jarrett. Basta guardarla come si dimena al piano, i versi che fa, impossibile non fare il parallelo con il celeberrimo pianista di Allentown e noti subito che le sue movenze esprimono gioia, voglia di vivere e divertirsi, mentre in Jarrett esprimono tormento, introversione, faticosa lotta.
Vedere un concerto come quello avvenuto sabato 28 gennaio nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica lascia il segno, ti rimette in pace con il mondo, ti fa dimenticare per una sera i tanti problemi quotidiani che ti tolgono il sorriso, le incazzature di una vita che dà sempre meno possibilità per essere vissuta come vorresti. Entri in un’atmosfera quasi surreale dove tutto è possibile, una tecnica mirabolante che non annoia bensì trascina e sbalordisce perché è asservita all’energia e ad una conoscenza della musica impressionante. Nella sua incredibile velocità dei fraseggi non puoi non ricordare il grande Art Tatum, nella totale indipendenza delle mani e nello straordinario senso ritmico torni ancora a Jarrett, ma anche a McCoy Tyner, Cecil Taylor e al suo mentore Ahmad Jamal. E nonostante la sua inarrivabile maestria rivela tutta la sua semplicità, il suo porsi al pubblico con una modestia che quasi ti imbarazza tanto ci sei disabituato. E’ deliziosa persino quando legge alcune frasi in italiano, comprensibilissime, ma ammettendo le sue difficoltà con la nostra lingua.
La sala era piena, il concerto è iniziato come da programma alle 21, Hiromi non aveva mai suonato a Roma, il suo sguardo appena salita sul palco era quasi intimorito, ma è bastato che toccasse il piano, rigorosamente Yamaha, per intraprendere un emozionante viaggio fra le note, durato un’ora e mezza con due bis, l’ultimo dei quali è il suo cavallo di battaglia che ha girato il mondo: Tom & Jerry Show, una sua composizione che metterebbe a dura prova molti pianisti anche blasonati. Ma quasi tutti i suoi brani hanno una struttura tecnicamente complessa, continui cambi di ritmo, velocità estrema, potenza sonora ma anche dei pianissimo praticamente perfetti. Ne sono un esempio Bqe, Choux à la crème, Cape Cod Chips ed altri brani tratti dal suo Cd “Place to be”. Ma Hiromi è una pianista completa, la tecnica è in realtà strumento per esprimere tutto il suo amore per la musica, che appare ad esempio nel toccante brano Sicilian Blue, nato da un suo recente viaggio nell’isola che l’ha fortemente emozionata.
Credetemi, dopo aver visto e ascoltato questo prodigio di soli 32 anni, alla cifra modestissima di 18 euro, vi apparirà necessario ridimensionare tutte le vostre esperienze precedenti, e vi verrà automatica la domanda: com’è possibile che il concerto di un talento del genere costi solo 18 euro quando nel mondo della musica ci sono artisti modestissimi che, grazie a un perfetto supporto pubblicitario, a video magnificamente allestiti grazie all’abilità di registi famosi, a palcoscenici con effetti strabilianti, a cori e coretti, a ballerini e quant’altro, riescono a strappare dalle tasche di giovani e non solo cifre da capogiro. Hiromi era lì, sola con il suo pianoforte, un microfono, quattro spot di luce bianca e nient’altro…ed è stata pura magia.




