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Letture istruttive

I racconti di Alda: Riflessi d’oro nel lago

Lago di Como

Arriviamo a Como alle quindici. La stazione è graziosa e la città ci accoglie sorridente e cordiale. Sono tutti gentili. Siamo qui per un convegno, con la mente trasformata in computer per l’occasione, ma ora, appena arrivati, ci godiamo questo sole che scalda e illumina il marciapiede, la scalinata, i palazzi vecchi e nuovi. E’ il suo modo di darci il benvenuto. Lasciamo i bagagli, qualcuno avrà già pensato all’albergo, ad ognuno una camera per una notte. A parte l’importanza degli argomenti che verranno trattati, per il momento abbiamo soltanto voglia di osservare e ascoltare, rimandando a più tardi l’incontro con il lago, con le luci che giocheranno sull’acqua. E allora sarà già sera.
Sono le venti circa. Sdraiati sulla passerella di legno, le gambe buttate dentro una barca, guardiamo la sera che cammina sull’acqua. E’ buffo essere cullati a metà, è come avere due corpi e non saperne nulla. Ci portano gli aperitivi e un vassoio di delizie in attesa della cena che sarà gustosa e accompagnata da un buon vino della casa. Siamo in paradiso. Le luci del lido gialle, verdi, rosse, increspano il lago, lo gonfiano. E’ un’illusione ottica. Di sera è più bello, di giorno se ne vede il principio e la fine, di sera i contorni sfumano, non si sa più dove cominci e dove finisca. Qui abbondano gli stranieri. Inglesi, americani, tedeschi. Amano l’Italia e i nostri laghi, molti, prima o poi, ci si stabiliscono. Ad attirarli irresistibilmente sono anche i nostri vini e la nostra cucina che considerano la migliore del mondo. Tentano anche d’imitarla, non si sa con quali risultati.
Nella barca c’è una piccola lanterna.
–  Ogni barca ha una lanterna? – chiedo. E’ una domanda sciocca, lo so bene, ma ormai è andata e io aspetto. L’attesa fa parte del mio programma di vita. Toni, che ama le grandi parole, i grandi discorsi “espressi con profondità” sussurra – Tutti gli uomini hanno una tunica bianca, non solo i fantasmi. Tutti gli uomini hanno gli occhi incavati, non solo chi ha pianto – .  Ha citato qualcuno che non so.
Sono le ventuno e siamo in albergo. Con noi ci sono diversi colleghi, anche di Como. Discutiamo sugli argomenti trattati durante il convegno e non siamo tutti d’accordo. Pazienza, ognuno scriverà il pezzo che riterrà più giusto. La verità non è mai una sola.
– Fuori c’è la luna, il lago, la funicolare, Brunate  –  mi ricorda Toni strattonandomi leggermente.
Usciamo. Fuori non c’è la luna. La sera è grigia, come la coda di un cane randagio. Anche il cielo è grigio, soltanto la lunga striscia luminosa dei cavi della funicolare ci dà l’illusione delle stelle.
A Brunate cerchiamo una ringhiera che affacci sul lago. E’ bellissimo. Un cielo apocalittico è sopra di noi con tutto il suo mistero. Il lago se ne sta laggiù, mite, distaccato, innocente. Sull’acqua passano ombre, luci, foglie secche, cose sporche, olio delle macchine, tutto quello che dalla riva si perde fin lì. Anche i pensieri degli uomini e lo sdegno di chi ama la natura, sempre più offesa e ferita. Curiosiamo un poco tra le ville fiorite di Brunate poi, alle prime gocce di pioggia, torniamo a Como. Cominciamo a sentire la stanchezza del viaggio.
L’albergo è al completo. Intuisco che al di là della porta, mi attende un’esperienza nuova. Per una volta nella mia vita, invece di una camera con bagno, avrò un bagno con letto. Meglio di niente. Entro. Apro la finestra. Fuori ho lasciato le luci della città in discesa libera, il lago, il mondo. Qui, davanti ai miei occhi, c’è soltanto un cortile grigio, stretto, pieno di tubi, di finestre fitte fitte. C’è odore di brodo, di silenzio, di notte. Chiudo la finestra e salto nella vasca, il materasso è comodo. Con la luce spenta tutto sfuma, il cortile, il bagno, il brodo. Mi giro, batto la testa contro il lavandino, mi rigiro e finalmente il sonno arriva.
Sono le dieci del mattino. La sala dell’albergo è spaziosa ed elegante e noi abbiamo fatto una ricca colazione. Il tempo passa. Toni mi chiama. Noi e il nostro bagaglio ce ne andiamo. Addio Como. Il nostro compito finisce qui. Presto saremo a casa, ormai i viaggi sono sempre più veloci. Domani ci ritroveremo di nuovo inchiodati davanti ad un tavolo. Io con le ossa peste e un livido in fronte. In memoria di un lavandino e di una “vacanza-lavoro” indimenticabile.

Alda Gasparini

Musicista e scrittrice, da sempre amante di tutto ciò che è bello e trasmette emozioni, si è diplomata in pianoforte e per un certo periodo della sua vita ha eseguito concerti. Poi si è dedicata al giornalismo, scrivendo recensioni e critiche musicali; successivamente ha iniziato a scrivere romanzi e racconti, pubblicati su numerose riviste di settore, ha collaborato con autori importanti come Scerbanenco e Morante. Ancora oggi scrive racconti, brevi e avvincenti, toccando molti aspetti della natura umana.

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