Etna una nicchia di eccellenze, tante diversità che si fondono in una sola immagine

Il Consorzio per la Tutela dei Vini Etna DOC, nato nel 1994 ha ottenuto il cosiddetto riconoscimento “Erga Omnes” nel febbraio 2018, grazie alla sua notevole rappresentatività, che gli consente di svolgere le funzioni di tutela, promozione e valorizzazione della denominazione. Ben 134 i produttori che ne fanno parte oggi, con l’obiettivo comune di promuovere la conoscenza delle tradizioni e della cultura del loro territorio etneo e il suo conseguente sviluppo turistico.
All’interno del panorama vitivinicolo siciliano, la Denominazione di Origine Controllata Etna, nata nel 1968, è la più antica, nonché tra le prime in Italia. Il numero di ettari rivendicati all’interno della denominazione.
Lo scorso maggio, il Consorzio di Tutela Vini Etna Doc ha voluto mettere in luce il lavoro di crescita che si sta effettuando in questo lembo di Sicilia, mettendo in rilievo le sfumature e le tante differenze che ogni singolo versante riesce ad esprimere.

Come sottolineato dal presidente Antonio Benanti, questo incontro vuole essere occasione di crescita e di conoscenza di questa terra: ”All’ombra dell’Etna, o meglio come dicono gli abitanti della zona, della “Muntagna”, l’Etna doc è una nicchia di eccellenza, stiamo parlando di scarsi mille ettari di superficie vitata, abbiamo da poco superato la superficie del Barbaresco. Ricordiamo che l’intera Sicilia sfiora i centomila ettari vitati, per cui abbiamo una percentuale di incidenza molto bassa. Nel 2019 sono stati imbottigliati all’interno della denominazione poco più di 32.000 ettolitri di vino, pari a oltre 4,3 milioni di bottiglie, una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. La tipologia Etna Rosso è la più importante in termini quantitativi all’interno della denominazione, la seguono le tipologie Etna Bianco, con poco più di 9000 ettolitri, Etna Rosato con 2500 ettolitri ed Etna Spumante. Siamo in un luogo sano connotato da una grande biodiversità, caratterizzato da terrazzamenti in pietra lavica, muretti a secco, vigneti in grande pendenza. Altitudini e clima diversi che regalano vini di montagna a una latitudine mediterranea, motivi oggettivi per cui l’Etna si distingue dal resto dell’isola; perché bisogna sempre partire dal clima, dal suolo e dalle varietà coltivate. Una grande variabilità di questo unicum vulcanico, dovuta alle colate sovrapposte, qui le varietà prevalenti, proprie di questi luoghi, sono carricante, nerello mascalese e cappuccio.

Tutti noi cerchiamo unicità, tipicità e caratteristiche diverse, obiettivi che sono favoriti da ottimali condizioni di maturazione dell’uva, abbiamo tanta luce, una ventilazione costante che rende i vigneti asciutti e c’è un grande drenaggio del suolo”.
Va inoltre sottolineato che sull’Etna si comunica attraverso versanti e contrade, e i vini che sono stati scelti per questa occasione di dialogo e confronto, non solo ne rispecchiano le aree di provenienza, ma vogliono dare una panoramica delle tre tipologie, pur essendo quella in rosso dominante.
Se la presenza del vulcano è il comune denominatore della realtà etnea, la presenza di versanti differenti sui quali viene praticata la viticoltura, ciascuno con le proprie contrade, è invece il fattore che crea discontinuità e al tempo stesso dona diversità e unicità ai vini di questo territorio.
Il versante Nord, che ricopre circa il 50% dell’area vitata, è caratterizzato da un clima più rigido, con notevoli escursioni termiche. mitigato in parte dalla protezione delle catene montuose dei Peloritani e dei Nebrodi; è inoltre il versante con il limite massimo di altitudine più basso (800 m s.l.m.), qui si coltiva prevalentemente il Nerello Mascalese ma nell’ultimo decennio si è molto diffuso il Carricante, entrambi allevati sia ad alberello che a spalliera.

Il Versante Est è invece estremamente ripido, degradante verso il mar Ionio, elemento che rende unico questo territorio nel panorama della DOC etnea e ne condiziona paesaggio e clima. Maggiore piovosità ma anche una ottimale ventilazione lo caratterizzano, prevalgono piccoli e medi terrazzamenti e vigneti allevati ad alberello, che arrivano a sfiorare i 900 metri s.l.m. La presenza del Carricante è notevolmente superiore a quella del Nerello Mascalese, i vini risultano caratterizzati da freschezza, sapidità, eleganza e longevità.
Numerosissimi coni eruttivi spenti, che ospitano i vigneti più ad alta quota caratterizzano invece il versante Sud-est, zona che beneficia sia dell’influenza del mare sia di una eccellente luminosità.

Condizioni ideali per il Nerello Mascalese e per il Carricante, che raggiungono una maturazione ideale con grande regolarità, dando vita a vini di grande equilibrio e sapidità.
Il versante Sud-ovest è quello meno piovoso ed è battuto da venti più caldi, qui le condizioni pedoclimatiche sono eccellenti per la coltivazione del Nerello Cappuccio e del Carricante, qui molto diffuso, così come il Nerello Mascalese, che dà origine a vini con colori meno scarichi, profumi pungenti e un profilo più rustico, con tannini ben presenti.
Sei espressioni e vini di annate diverse, gli assaggi proposti in forma anonima dal Consorzio, hanno infatti dimostrato le diversità e le tante peculiarità che questa zona racchiude.
Fosca Tortorelli


