Statistiche web
Storie di cantine, uomini e luoghi

I vini di Marco Sara nella “fresca” Savorgnano del Torre

Un vigneto di Marco SaraIl Friuli Venezia Giulia è una piccola regione in grado però di offrire un arcobaleno di sfumature quando si parla di viticoltura. Terreni e condizioni pedoclimatiche che variano andando da nord a sud, passando da ovest a est, regalano infinite possibilità a chi vuole produrre vini di qualità.
Una piccola zona che si distingue sicuramente da tutte le altre si trova nella parte più occidentale dei Colli Orientali del Friuli. Ci troviamo a Savorgnano del Torre in provincia di Udine e senza ombra di dubbio questa è una delle zone viticole più fresche del Friuli.
Le marne ed arenarie che compongono i terreni sono la culla ideale per le viti. Il clima fresco, con l’influenza delle vicine montagne, provoca una maturazione tardiva di quasi due settimane rispetto alle altre zone dei Colli Orientali. Un buon sbalzo termico fra il giorno e la notte dona importanti componenti aromatiche alle uve.
La particolarità più rilevante, data dall’insieme di tutte queste componenti, è la creazione delle condizioni ideali per poter lavorare con la botrytis cinerea, il cui sviluppo, seguito scrupolosamente in vigna, permette di regalare uve che daranno maggior complessità ai vini. Ma non bastano però solo le grazie della natura per produrre vini di qualità, ci vuole anche tanta passione e competenza per poter sfruttare al meglio quanto di buono ti viene concesso.
A Savorgnano del Torre vive un giovane viticoltore che sta portando avanti un interessante progetto che mira a produrre vini di qualità che rappresentino il territorio nel massimo rispetto della natura e delle sue sacre leggi.
Andremo oggi a conoscere Marco Sara e la sua azienda.

La storia della famiglia Sara parte negli anni ’50 quando troviamo il nonno di Marco occuparsi oltre che delle vigne anche delle tipiche attività delle aziende agricole del tempo: coltivazioni di cereali e allevamento di animali. Sarà il padre negli anni ’70 a iniziare un percorso esclusivamente dedicato al vino, prodotto e venduto solo in damigiana e sfuso.
La vera svolta arriva con Marco quando nel 2000 prende in mano le redini dell’azienda e inizia un grande processo di cambiamento. Pur continuando la tradizione famigliare della vendita di vino sfuso, inizia anche a produrre vini da vendere in bottiglia, lavorando principalmente su due varietà autoctone: Picolit e Verduzzo.
Le sue idee e le sue convinzioni, alimentate dalla frequentazione di fiere di vini naturali e soprattutto la partecipazione all’edizione 2003 del Critical Wine lo portano ad abbracciare il mondo del biologico, iniziando il processo di conversione che nel 2014 si concluderà con l’ottenimento della certificazione.
I vigneti di proprietà sono composti da piccoli appezzamenti dislocati in diverse zone, ognuna con un microclima differente che rende possibile una maggiore ricchezza espressiva dei vini che sono veri figli di un territorio.
Nei 4 ettari posti in collina, tra i 75 e i 300 metri di altitudine, trovano dimora soprattutto vecchi impianti di 50-60 anni che donano uve di elevata qualità per i vini in bottiglia. Altri 3 ettari in pianura o in declivi più lievi sono dedicati alle produzioni di vino da damigiana.
Grande rispetto per la natura e le sue leggi, amore per la sua terra, salvaguardia e conservazione dei vecchi vigneti, materia prima di elevata qualità, minimo intervento in cantina ed utilizzo di lieviti indigeni, sono alcuni dei punti imprescindibili del suo modo di lavorare e produrre vino. Produce ogni anno circa 10 mila bottiglie.

particolare di un grappolo

Fra le tipologie bianche il Friulano e la Ribolla Gialla spiccano per la grande bevibilità e per la capacità di portare in bottiglia la tipicità del vitigno. Sono vini che nascono e si evolvono in acciaio e vengono imbottigliati l’anno successivo alla vendemmia.
Del Friulano, solo nelle grandi annate, viene prodotta una vendemmia tardiva che matura e si evolve in barrique e tonneau fino all’ottobre successivo alla vendemmia. Le due tipologie che meglio identificano l’azienda sono il Verduzzo e il Picolit.
Il Verduzzo dopo la vendemmia viene lasciato ad appassire nelle cassette, in una stanza a finestre aperte,dove umidità e temperatura creano le condizioni ideali per la formazione di leggere parti di muffa nobile. A fine dicembre inizia il processo di vinificazione e dopo 12 mesi passati in barrique il vino è pronto per essere imbottigliato.
Sua maestà il Picolit è sicuramente il vanto dell’azienda oltre a rappresentare una tipologia che a Savorgnano si esprime ai massimi livelli. In vigna, se le condizioni climatiche sono quelle idonee, il Picolit riesce a sviluppare la muffa nobile, solitamente su circa il 20% dei grappoli che ovviamente presentano un numero risicato di chicchi, visto che sono soggetti al famoso fenomeno dell’aborto floreale che causa scarsa allegagione e quindi produttività limitata. Dopo l’appassimento in cassette, a Natale inizia il processo di vinificazione e dopo 12-18 mesi passati in barrique è pronto per essere imbottigliato e deliziare i nostri sensi.

La cantina

Le condizioni climatiche della zona e le maturazioni tardive non sono l’habitat ideale per le tipologie rosse. Ma Marco, puntando su quei vitigni che meglio si adattano al territorio di Savorgnano, è riuscito a produrre dei rossi di personalità e carattere.
Il Cabernet Franc, il Refosco dal Peduncolo Rosso, lo Schioppettino e in minor quantità il Merlot, rappresentano degnamente la filosofia produttiva di Marco. Tutte le tipologie subiscono una macerazione di 15 giorni in acciaio, prestando molta attenzione a non trasferire le componenti eccessivamente verdi delle bucce. Una maturazione di 12 mesi in barrique usate e i vini sono pronti per essere imbottigliati e commercializzati.
In conclusione possiamo dire che Marco Sara è senza ombra di dubbio un giovane viticoltore serio e preparato, attento alle novità ma comunque vicino agli insegnamenti del passato, che lavora in un territorio che riesce a garantirgli gli strumenti ideali per produrre vini di qualità.
Queste sono tutte componenti vincenti che permetteranno sicuramente a Marco di proseguire nel suo processo di crescita continuando a regalare notevoli gioie sensoriali a tutti gli appassionati del nettare dionisiaco.

I filari

DIALOGANDO CON IL VIGNAIOLO

La vostra proprietà è composta da tanti micro appezzamenti posti ad altitudini diverse, con microclimi differenti che rendono possibile una notevole ricchezza espressiva di vini che sono vera espressione di un territorio. E’ questa sistemazione dei vigneti che rappresenta uno dei punti di forza per chi come te ha sposato una certa filosofia produttiva?
La presenza di tanti crus e di tanti micro appezzamenti fa sì che ci siano vigneti diversi, sia bianchi che rossi, che trovano le proprie condizioni ideali in uno specifico pezzo di vigna. Sicuramente è una caratteristica tipica della zona di Savorgnano ma non so se questo rappresenti un punto di forza decisivo per produrre vini di alto livello. Gli appezzamenti sono comunque così vicini che le differenze che si possono riscontrare, alle volte sono proprio minime. Influisce sicuramente di più la ricerca di una viticoltura scrupolosa che rispetti le leggi della natura e che punti sulla longevità e tipicità delle viti.

Qual’è stato il momento di svolta che ti ha portato ad abbracciare il biologico ed avvicinarti al mondo dei vini naturali?
Con la morte di mio padre nel 2000 ho iniziato a ragionare veramente come un viticoltore , prendendomi in prima persona la responsabilità dell’azienda. La filosofia produttiva che mira a produzioni biologiche è sempre stata nel mio DNA e quindi mi è venuto da subito naturale seguire una certa strada. Con la partecipazione al Critical Wine di Verona del 2003 ho avuto poi un’ulteriore spinta che ha alimentato le mie convinzioni, portandomi verso l’unico modo di fare viticoltura che mi apparteneva ed entusiasmava.

Credi fermamente nell’importanza di fare agricoltura rispettando la terra, l’ambiente e tutti i cicli naturali della natura. Anche i consumatori stanno lentamente capendo l’importanza di certi valori e di un certo modo di lavorare. Ma non pensi che ci sia il rischio che a breve ci possa essere un pericoloso incrocio fra chi ha sposato per amore questi dettami e chi invece è per lo più attratto da nuove possibilità di mercato?
Assolutamente sì. Sta già accadendo da un po’ di tempo. Però non sono completamente critico a questo riguardo. Una grande azienda che lavora nel biologico, anche solo per fare business, è comunque migliore di un’azienda che produce in modo convenzionale senza rispettare la terra e l’ambiente. La mancanza dell’aspetto filosofico e romantico può essere criticabile ma se c’è serietà nel lavoro da parte della grande azienda, a guadagnarci è sicuramente l’ambiente e quindi anche noi consumatori.

Marco e Sandra

Come mai quando hai iniziato ad occuparti personalmente dell’azienda hai deciso di dedicarti in particolare su due varietà autoctone come il Verduzzo e il Picolit?
Quando ho preso in mano le redini dell’azienda, la mia intenzione era quella di dedicarmi esclusivamente a queste due tipologie che rappresentano la tradizione e sono nostro vanto da generazioni.
Savorgnano è una delle zone più vocate per la produzione del Picolit e il Verduzzo è da sempre legato alla nostra terra. Con l’acquisto di altre vigne e la gestione in affitto di altre proprietà ho avuto la necessità di dedicarmi anche ad altre tipologie. Ho però cercato sempre di coltivare uve che ben si adattano al nostro territorio e al nostro clima.

Appassimenti e gestione della Botritys Cinerea sono elementi che identificano una parte del tuo lavoro. E’ stata una scelta casuale o frutto di studi e ferme convinzioni?
E’ stata soprattutto una scelta di territorio, perché le condizioni climatiche che ci sono a Savorgnano permettono alla muffa nobile di svilupparsi in modo opportuno. L’uso dell’appassimento rappresenta invece la tradizione tramandatasi fra le generazioni. Essendo Savorgnano una fra le zone più fresche dei Colli Orientali, con maturazioni tardive di quasi 15 giorni, si possono avere dei problemi a raggiungere piene maturazioni, e quindi si rende necessario l’uso degli appassimenti per dare gradi zuccherini maggiori a certe tipologie di uve.

Oggigiorno è sempre più difficile trovare vigne vecchie in quanto il ciclo vitale si è molto accorciato. Molti esperti sono concordi nel ritenere che i grandi vini possano nascere solo da viti dai vent’anni in su di onorato servizio. Lo stesso clima che sta cambiando, trova le viti vecchie meglio attrezzate ad affrontare le variazioni ambientali. Cosa ne pensi a questo riguardo?
Il fatto che riescano a sopportare meglio i cambiamenti climatici è una cosa che ho notato personalmente. Come è anche verificato il fatto che un vino prodotto da viti giovani è diverso da un vino prodotto da viti vecchie. Le viti vecchie ti danno senza ombra di dubbio, minori produzioni ma vini con molto più carattere e maggiore qualità.

Nel tuo “Diario Online” hai inserito fra le altre cose una citazione di Dom Hélder Camara: “Felice è colui che comprende che è necessario rinnovarsi molto, per essere sempre lo stesso”. Mi spieghi che messaggio volevi mandare con questa citazione apparentemente contraddittoria?
E’ una frase che se devo essere sincero piace molto a mia moglie Sandra. Nasce dalla consapevolezza che nella vita una persona è giusto che faccia nuove esperienze, sperimenti cose nuove, ma i propri ideali e il proprio modo di essere devono restare sempre gli stessi. Anzi sono proprio le novità, le nuove esperienze, che ti permettono di rafforzare le tue convinzioni.

In Francia hanno il Sauternes. Nei Colli Orientali non si coltivano muscadelle, sémillon e sauvignon blanc per produrre un vino dolce ma da circa 50 ettari si ottiene un altrettanto nobile e pregiato prodotto, servito e degustato, nel passato, presso le corti più importanti d’Europa, da quella Asburgica a quella Francese e Russa. Qual è lo stato di salute attuale del Picolit e che prospettive può avere questo grande vitigno friulano?
Lo stato di salute del Picolit paga un’eredità del passato, degli anni 80-90, dove non si è fatto molto per valorizzare le sue potenzialità. Producendo poco, veniva spesso sacrificato a favore di uve più redditizie. Troppo spesso veniva mescolato con parti di Verduzzo per aumentare le quantità, a discapito della qualità e della tipicità.
Solo poche aziende hanno puntato su questa tipologia, che, se seguita con amore ed attenzione, da risultati pregevoli.
La nascita della DOCG ha dato un maggior impulso e avvicinato molti più produttori. Certo la crisi di oggi non dà sicuramente una mano, con le vendite che, soprattutto nella ristorazione, sono ai minimi termini.
Secondo il mio parere, il Picolit ha potenzialità enormi per certi aspetti maggiori anche dello stesso Sauternes che è un uvaggio ed è più facile da produrre, mentre il Picolit rappresenta proprio il territorio e l’annata in cui nasce, con tutti i suoi pregi e anche gli eventuali difetti.
Purtroppo fa fatica a vendersi, forse anche per problemi di scarsa comunicazione, ma spero che in futuro la situazione possa migliorare.
A Savorgnano in 6-7 produttori abbiamo aderito al progetto “Amici del Picolit” , associazione con la quale cerchiamo, nel nostro piccolo, di fare un’adeguata promozione.

Marco Sara

Quali sono le componenti imprescindibili che devono avere tutti i tuoi vini?
Credo che i miei vini debbano rappresentare il territorio e non il viticoltore che li produce. Questo è già un buon segnale che testimonia che in cantina si è intervenuto poco e non si sono stravolti i voleri della natura e della terra.
Questa è una cosa che ritengo fondamentale per i piccoli produttori come me, che riescono a differenziarsi dalle grandi aziende industriali proprio perché non costretti a intervenire massicciamente nelle operazioni di cantina per andare alla ricerca di quantità e omogeneità del prodotto.

Qual è il vino che maggiormente identifica il tuo modo di essere e lavorare e quale invece ti piace di più per pura piacevolezza degustativa?
Il vino che mi rappresenta è sicuramente il Picolit. Ha accompagnato la mia crescita, lo conosco bene e lo produco da sempre. Se parliamo di gradevolezza sicuramente lo Schioppettino.

Che progetti e che sogni ci sono all’orizzonte nell’azienda Marco Sara?
Ho il sogno di acquistare e sistemare 3 ettari abbandonati sulla punta di una collina a Savorgnano e coltivare altri vigneti che mi permettano di produrre vini di qualità che continuino a rappresentare ed identificare il mio modo di fare viticoltura.

Due vini bianchi

Stefano Cergolj

Perito informatico ai tempi in cui Windows doveva essere ancora inventato e arcigno difensore a uomo, stile Claudio Gentile a Spagna 1982, deve abbandonare i suoi sogni di gloria sportiva a causa di Arrigo Sacchi e l’introduzione del gioco a zona a lui poco affine. Per smaltire la delusione si rifugia in un eremo fra i vigneti del Collio ed è lì che gli appare in visione Dionisio che lo indirizza sulla strada segnata da Bacco. Sommelier e degustatore è affascinato soprattutto dalle belle storie che si nascondono dietro ai tanti bravi produttori della sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e nel 2009 entra a far parte della squadra di Lavinium. Ama follemente il mondo del vino che reputa un qualcosa di molto serio da vivere però sempre con un pizzico di leggerezza ed ironia. Il suo sogno nel cassetto è quello di degustare tutti i vini del mondo e, visto che il tempo a disposizione è sempre poco, sta pensando di convertirsi al buddismo e garantirsi così la reincarnazione, nella speranza che la sua anima non si trasferisca nel corpo di un astemio.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio