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Valtellina Superiore Inferno Fiamme Antiche 2015

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione:
@@@@@

Data degustazione:
02/2026


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ARPEPE – Arturo Pelizzatti Perego
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 40 a 45 euro


Amor mio, d’improvviso il tuo fianco è la curva colma della coppa, il tuo petto è il grappolo, la luce dell’alcool la tua chioma, le uve i tuoi capezzoli, il tuo ombelico sigillo puro impresso sul tuo ventre di anfora, e il tuo amore la cascata di vino inestinguibile, la chiarità che cade sui miei sensi, lo splendore terrestre della vita. (Da “Ode al Vino” di Pablo Neruda)
Chiavennasca non è un nome che ispira poesia o erotismo, diciamocelo, però sembra esprimere molto bene la fatica e l’onere di lavorare la vigna sui ripidi crinali delle Alpi Retiche su cui si erge il vigneto valtellinese; la storia di questi luoghi ci racconta di una lunga opera tramandata di padre in figlio: disbosco, selezione dei sassi per la costruzione dei muri, da incastonare con cura (senza uso di malta), riempimento dei terrazzamenti con terra bonificata e con quella proveniente dallo scasso, tutto questo per centinaia di chilometri, spesso muri alti anche tre metri per poche piante di vite. Guardando il paesaggio dall’alto ci si rende conto che si tratta di una delle massime opere dell’ingegno umano, ancor più valorizzata dal fatto che si tratta di un’opera collettiva, come fosse frutto di una sola mente, di un solo progetto.
Siamo in provincia di Sondrio, partendo da Ovest si sviluppano le cinque sottozone del Valtellina Superiore Docg, Inferno è la quarta, riconoscibile a vista dalla presenza della chiesa parrocchiale di San Fedele a Poggiridenti e del Santuario di Nostra Signora di Loreto a Tresivio.
Il Fiamme Antiche 2015 proviene dagli appezzamenti posti nel comune di Poggiridenti, qui domina il suolo granitico; la raccolta è avvenuta il 18 ottobre, con una resa di soli 45 ettolitri per ettaro, macerazione di 115 giorni in tini di legno da 50 hl, poi un periodo in acciaio e un lungo affinamento in bottiglia. In commercio dal febbraio del 2018, riassaggiarlo dopo otto anni esatti è un’occasione per capire di cosa è capace.
Dopo tutto questo tempo, ritrovo ancora le erbe aromatiche che lo caratterizzano, timo, alloro, leggera salvia, affiancate da un frutto maturo ma ben lontano da note di confettura (non le avrà mai), affiora la china, cenni di liquirizia, felce, leggero tabacco e potrei continuare, ma non posso non evidenziare una piacevolissima sfumatura agrumata.
Al palato è in perfetto equilibrio, caratterizzato da una dolcezza che è il segno di una fusione perfetta tra tannino, acidità e frutto, la gradazione non elevata garantisce un sorso dove vince la freschezza sul calore, restituendo una piacevolezza profonda e continua. Ancora una volta Emanuele Pelizzatti Perego ha fatto un gran lavoro, bravo!

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