Trebbiano Cantagrillo 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2021
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: trebbiano
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: LA LECCIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Il trebbiano è un vitigno straordinario a mio avviso. Mi ha sempre fatto sorridere il fatto che ad altissimi livelli sia in grado di dar vita a veri capolavori dell’enologia italiana, e al contempo, essendo coltivato in mezza Italia, il più delle volte anche in larga scala, ci si possa imbattere in prodotti molto discutibili. Non è come il riesling o il nebbiolo, per citare alcuni esempi, mal che vada anche il vignaiolo più inesperto riuscirà a produrre vini “passabili”, perché il 60-70 % del “lavoro sporco” lo fa il Dna del vitigno; al trebbiano servono cure, tanto amore e altrettanto approfondimento. Per produrre Cantagrillo, etichetta simbolo della cantina, trebbiano toscano in purezza, La Leccia impiega duro lavoro e sana pazienza. L’obbiettivo è offrire al consumatore un prodotto che possa distinguersi dalla classica interpretazione del vino d’annata, da bere giovane e senza pretese, per farlo utilizza un metodo piuttosto innovativo ed inusuale per la zona. L’uva viene fatta maturare, e in parte appassire, in campo con tecniche tradizionali quali il “taglio del tralcio” e la “pinzatura del peduncolo”.
La raccolta manuale avviene nelle ore più fresche della mattina e, ancora perfettamente intatta, arriva in cantina. Una parte della massa, dopo la pressatura, passa alla criomacerazione, un’altra parte è sottoposta a una macerazione di circa 3-4 giorni in funzione dei tempi di sviluppo dei lieviti autoctoni. Successivamente la fermentazione avviene a temperatura controllata di 15 °C. Circa metà della produzione svolge la seconda parte della fermentazione alcolica, e tutto il periodo di élevage, in fusti di legno di varia pezzatura (100 e 225 litri) e di varia origine botanica (rovere, acacia, ciliegio acido e gelso), mentre la restante metà rimane in acciaio inox e completa la maturazione sulle fecce fini per 6 mesi alla temperatura controllata di massimo 15 °C. L’imbottigliamento è effettuato dopo circa 10 mesi dalla vendemmia. Non viene commercializzato prima di 12 mesi.
Paglierino acceso, vivace e luminosissimo, nuances oro chiaro e notevole consistenza, roteando il vino all’interno del calice mostra archetti fitti e regolari. Il naso è intenso, potente ma con garbo ed eleganza, austerità più che “sfacciataggine”, un aroma penetrante di erbe aromatiche quali timo e rosmarino, da subito la sua vera identità sotto forma di idrocarburi e tanto calcare, elemento che richiama la composizione del suolo di Montespertoli (FI) dove vengono allevate le uve, influenzate anche da terreni franco argillosi piuttosto magri. Continua su agrume fresco che sa di scorza d’arancia con incursioni brevi e dolci di miele d’acacia e burro di cacao, un vino che ha un’evoluzione incredibile, assaggiato il giorno seguente le sfumature sono ancora più nitide ed eleganti.
Il sorso è slanciatissimo: all’inizio conquista per verticalità, timbro agrumato ed erbaceo, in un secondo momento sviluppa una sensazione glicerica, tanta sapidità, e un frutto dolce e piuttosto concentrato, maturo, ma in nessuno modo pesante, anche l’alcol non si percepisce affatto. È indubbiamente un vino ancora giovane, ma per via dell’annata calda e siccitosa già d’estremo equilibrio gustativo. È una di quelle rare volte, e negli ultimi anni sempre più rare, che riguardo a un vino bianco mi pento di non aver aspettato qualche annetto; il trebbiano ad alti livelli è un vino longevo e riserva sempre qualche sorpresa. Cinque chiocciole strameritate.
Abbinato a un piatto di gnocchi con carciofi e burrata pugliese, è un gran bel modo di sfatare il falso mito che il particolare ortaggio sia difficile, se non impossibile, da abbinare: provare per credere.