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Timpamara (2008)

timguf08Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2009


Tipologia: Vdt Rosso
Vitigni: uve internazionali 70%, magliocco dolce 30%
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: TERRE DEL GUFO – Azienda Agricola Muzzillo
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Si discute ancora oggi sull’uso eccessivo che in molte zone vitivinicole italiane, anche storiche, è stato fatto dei vitigni cosiddetti internazionali come cabernet, merlot, syrah, chardonnay, sauvignon; la questione di fondo è quanto questi vitigni possano incidere nel vino al punto da modificarne i tratti fondamentali e rischiando di uniformarne il gusto rendendo difficile la riconoscibilità di un territorio, della sua storia e tradizione, questione che trova ancora maggiore alimento se inserita nel contesto delle denominazioni di origine, dove i vitigni primari sono quelli da sempre utilizzati nella zona. Io credo però che non si debba mai correre il rischio di generalizzare o di demonizzare scelte che possono avere motivazioni e contesti differenti. Un conto è produrre un vino seguendo obiettivi puramente commerciali, quindi adeguandosi alle esigenze delle mode e alla volubilità del mercato, un conto è partire con una propria idea di vino, perseguendo un obiettivo di qualità che contenga il gusto dell’autore e, perché no, la sua voglia di sperimentare per capire, per conoscere meglio cosa può offrire questo o quell’appezzamento vitato di cui dispone. E questo discorso ha ancora maggiore senso in zone dove, pur essendoci una tradizione vinicola, non è mai stata fatta alcuna sperimentazione o ricerca, come si può stabilire a priori che in quel luogo, essendoci da sempre quei vitigni, nessun altro può offrire di meglio o semplicemente qualcosa di nuovo e interessante? L’importante è trovare il modo giusto, una formula che non stravolga la storia e le caratteristiche di quel territorio, ma ne fornisca nuove interpretazioni. E’ in quest’ottica che credo di individuare le scelte di Eugenio Muzzillo, confortato anche dalla degustazione di questo eccellente Timpamara alla sua prima annata, dal colore rubino cupo e impenetrabile con unghia melanzana, la presenza dei vitigni internazionali si sente ma devo ammettere che questo fatto non altera il carattere territoriale del vino più di tanto; certo le sensazioni sono più “morbide”, sono smussate certe asperità, il tannino appare ingentilito, lo slancio espressivo non rivela quella terrosità e quel carattere indomito del Portapiana ma ha comunque una sua personalità, più accondiscendente senza essere però scontata o, peggio, prevedibile. Le percezioni olfattive e gustative lasciano supporre la presenza del syrah, nelle note pepate e speziate che lo caratterizzano. Non è facile trovare un rosso calabrese a prevalenza di vitigni internazionali così ben delineato e di una piacevolezza tale da non lasciare dubbi sul suo destino su una tavola imbandita. Peccato che, per ora, sono solo 1300 bottiglie…

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