Sicilia Tenuta Regaleali Nozze d’Oro 2023
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2025
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: inzolia 64%, sauvignon Tasca 36%
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: TASCA D’ALMERITA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 26 a 32 euro
Tra le aziende vitivinicole più importanti dell’enologia siciliana, Tasca d’Almerita decide di festeggiare i quarant’anni del noto vino bianco denominato Nozze d’Oro. Fu pensato nel 1984 da Giuseppe Tasca d’Almerita per celebrare il cinquantesimo anniversario di matrimonio con la moglie Franca, e presentato il 3 giugno 1985 – per la prima volta – in un commosso brindisi seguito alla celebrazione religiosa. Al mio cospetto ritrovo l’etichetta relativa all’annata 2023, e non posso far a meno di notare una frase molto bella: “dedicato a mia moglie con amore immenso…”. Lo stesso sentimento che la suddetta famiglia ha sempre riversato nei confronti della viticoltura sicula, divenendo in poco tempo un punto di riferimento per l’intera regione e non solo.
Nozze d’oro è un vino “duplice”, come lo definiva lo stesso Giuseppe: due vigneti, due varietà, due momenti di raccolta, due personalità che si fondono. L’inzolia, in percentuale pari al 64% dell’assemblaggio, dona al vino struttura e longevità; a saldo troviamo il sauvignon Tasca – un biotipo autoctono di Tenuta Regaleali – che apporta freschezza aromatica e sfumature erbacee. – L’uvaggio, studiato da me solo – le parole del nostro protagonista – mira a riprodurre il Regaleali della mia prima giovinezza e, magari, quello dei menu di mia bisnonna.
Le uve provengono da due parcelle storiche della Tenuta. La Vigna Barbabietole, impiantata nel 1966 per l’inzolia, è collegata oltre i 500 metri s.l.m. e si estende su suoli profondi di matrice franco-argillosa, poveri in fosforo ma ricchi di potassio e magnesio, garantendo uve strutturate e longeve grazie a un apparato radicale che può superare il metro di profondità. La Vigna Santa Tea, invece, posta su un rilievo tra i 650 e i 680 metri s.l.m., cresce su terreni sabbiosi e calcarei, ricchi di scheletro e ben esposti al sole. Qui, nel 1998, è stata impiantata la selezione del sauvignon Tasca: un biotipo sviluppato a partire da ceppi presenti a Regaleali fin dagli anni Venti, oggetto di un lungo lavoro di osservazione, selezione clonale e adattamento.
Da segnalare l’interessante progetto avviato nel 2007 dall’azienda di Sclafani Bagni, in provincia di Palermo, sulla selezione di lieviti autoctoni. Da circa cinquanta lieviti spontanei isolati in fermentazioni, sono stati selezionati tre ceppi unici, riconosciuti anche a livello genetico per la loro originalità. Questi lieviti rappresentano oggi una componente essenziale dell’identità enologica di Nozze d’Oro, ovvero il vino che mi appresto a degustare, e sono custoditi in laboratorio come patrimonio vivo del progetto Regaleali.
Entrambe le vigne, Barbabietole e Santa Tea, sono allevate a spalliera con potatura a Guyot e sono gestite secondo pratiche agronomiche mirate a preservare l’equilibrio vegeto-produttivo e il potenziale espressivo di ciascuna varietà. Ogni intervento in vigna è calibrato sul ritmo della natura, con un’attenzione costante alla vitalità dei suoli e alla salute delle piante. L’annata 2023 è stata caratterizzata da un inverno asciutto e una primavera piovosa, l’estate regolare ha favorito una maturazione equilibrata delle uve. Il sauvignon è stato raccolto a fine agosto, l’inzolia a metà settembre. La vinificazione, separata per ciascuna varietà, inizia con una macerazione a freddo per il sauvignon (acciaio per entrambi) affinamento sulle fecce fini per cinque mesi, nessuna fermentazione malolattica. L’assemblaggio finale avviene solo in primavera, prima dell’imbottigliamento, e l’affinamento in bottiglia dura almeno dodici mesi.
Versato all’interno di un ampio calice, il vino, mostra una tinta paglierino vivace, solare. Roteandolo è possibile notare una consistenza considerevole. Il timbro è marcatamente floreale, erbaceo; i toni sono soffusi e per nulla adombranti. Nell’ordine: mallo di noce, erba falciata, pesca nettarina, timo limone e mimosa lievemente appassita; con lenta ossigenazione sbuffi mentolati e un forte accento di calcare frammisto a miele millefiori. In chiusura un ricordo nettamente salmastro. In bocca avverto una sensazione di cremosità accompagnata da tanta freschezza, la stessa fa salivare e spinge il vino verso una progressione notevole in un crescendo di sapidità. Lunghissimo e soprattutto digeribile, anche per via di un alcol percepito praticamente nullo. L’ho abbinato ad un buon piatto di coniglio in umido, con cipolla di Giarratana e peperoni rossi.