Ruché di Castagnole Monferrato Primordio 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2021
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: ruché
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: AMELIO LIVIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Torno con piacere a parlare di Ruché e di un’altra azienda che ha partecipato con entusiasmo alla webinar dello scorso 10 dicembre, (ne ho scritto qui) organizzata da Gheusis Srl, dedicata all’Associazione omonima e alla storia di questo nobile vitigno piemontese.
L’azienda Amelio Livio nasce agli inizi del ‘900, bisogna arrivare sino all’84 perché la stessa prenda il nome dell’attuale proprietario. Amelio ha elevato parecchio lo standard qualitativo dei vini prodotti e il futuro di questa Cantina andrà sempre più verso questa direzione: Daniela, sua figlia, ha conseguito il diploma di enotecnica nel 2012, la sorella Arianna, diplomatasi geometra, ha scoperto successivamente una grandissima passione per la vigna. È un’impresa a carattere prettamente familiare, anche Marisa, moglie di Livio, negli ultimi anni ha dato un grosso contributo. Il territorio è quello di Grana (AT), comune inserito a pieno titolo nel disciplinare di produzione del Ruché; la gestione di sette ettari di vigneti di proprietà impegna anima e corpo i titolari dell’azienda che curano tutta l’attività: dalla vigna alla consegna del vino. Agricoltura convenzionale dedita al minimo impatto, il terreno su cui crescono le uve è caratterizzato da un sub strato argilloso-limoso, con presenza di sabbia e calcare, stupende colline che dipingono un paesaggio pittoresco, intriso di colori che vanno dal verde intenso al giallo acceso e variano a seconda della stagione.
Siamo a circa 290 metri sul livello del mare con ottime esposizioni, il sole da queste parti non manca nei periodi giusti ed è responsabile in parte della grande aromaticità del vitigno, che, oltre ad essere intrinseca, viene implementata da notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte. L’annata 2019, l’ultima attualmente in commercio, è stata caratterizzata da un andamento piuttosto regolare: caldo nei periodi giusti, poca siccità, uve sane e cariche di profumi e aromi. La vinificazione del “Primordio”, avviene in acciaio a temperatura controllata di 25 gradi, durante il secondo e terzo giorno di fermentazione viene effettuato il délestage, pratica che permette una maggior estrazione dei precursori d’aroma, segue macerazione di circa dieci giorni, a fine fermentazione alcolica avviene la malolattica, prosegue l’affinamento sempre in acciaio fino all’imbottigliamento.
Mostra una verve cromatica particolarmente vivace, granato intenso con evidenti riflessi rubino al centro del bicchiere, media consistenza ed estratto. Il respiro è piuttosto spigliato e dolcemente aromatico, frutta golosa, croccante: visciole, pesca noce matura, guizzi speziati di pepe rosa e cannella; con ossigenazione un curioso ricordo di salamoia d’olive di stampo mediterraneo e nocciola, cui segue un afflato di terra bagnata e un finale nettamente floreale, soprattutto a distanza di ore dalla mescita divengono protagoniste violetta e rosa rossa.
Il vino in bocca risulta succoso, agile, medio corpo e discreta sapidità; è la freschezza ad avere la meglio su linee sinuose, morbide. Un accento ancora leggermente vinoso mostra tutta la sua gioventù, la spezia rimane incollata al palato con garbo, motivo che mi spinge a premiarlo e a dare la quarta chiocciola, conquistata sul filo del rasoio. L’abbinamento è di stampo internazionale, non me ne vogliano i campanilisti ma il Ruché per via della morbidezza/aromaticità è un vino che sposa alla perfezione la cucina multietnica, anche speziata, lo stesso Luca Ferraris Presidente dell’Associazione ne ha parlato durante la webinar, e conoscendo bene il vino non posso che essere d’accordo con questa tesi.

Danila Atzeni, fotografa dei miei articoli e grande appassionata di tutto ciò che gravita attorno al Giappone ha voluto omaggiarmi del piatto più complicato e a mio avviso buono della grande cucina nipponica, lo shoyu ramen. L’abbinamento cibo-vino non deve mai avere limiti o confini, è una materia universale in grado di abbatte le barriere della comunicazione; a tavola inoltre parliamo tutti la stessa lingua, molti anche con la bocca piena anche se non si dovrebbe.