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Ruché di Castagnole Monferrato Nobilis 2018

Ruché di Castagnole Monferrato Nobilis 2018 Tenuta MontemagnoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2021


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: ruché
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: TENUTA MONTEMAGNO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Il terzo Ruché facente parte della selezione proposta dall’Associazione omonima, durante il webinar di qualche mese fa, (ne ho scritto qui) è il “Nobilis” 2018 di Tenuta Montemagno. Al timone troviamo Tiziano Barea, presidente dell’Azienda alla guida dell’intero staff: team di enologi, agronomi, direttori acquisti e direttori vendite.
Un’altra figura chiave è Gianfranco Cordero, enologo che collabora costantemente al progetto e che negli anni, assieme al suo team, è riuscito a conquistare importanti traguardi nazionali. Diversi i fattori che hanno reso possibile tutto ciò: il microclima dell’area di Montemagno (AT), comune inserito a pieno titolo nel disciplinare di produzione del Ruché, favorevole esposizione dei vigneti in pieno sud-ovest, il suolo, argilloso e calcareo con marne piuttosto ricche di limo e ph alcalino con forte ritenzione idrica, elementi che conferiscono sapidità e profondità gustativa al vino. Non ultima per importanza, l’accurata defogliazione della vigna per consentire una corretta areazione dei grappoli selezionati e raccolti rigorosamente a mano, fattori determinanti per la qualità finale del prodotto.
La cantina opera in regime di agricoltura convenzionale, lotta integrata dedita al minimo impatto ambientale, si interviene solo se strettamente necessario allo scopo di tutelare la pianta. Veniamo al campione presentato, 100% ruché prodotto in 17.858 esemplari. Pigiadiraspatura con fermentazione a temperatura controllata e macerazione prefermentativa a 10° C per 3 giorni, successiva fermentazione con leggeri rimontaggi per altri 7-8. 15% vol., acidità totale 5,48 g/l, PH 3,34, zuccheri residui 1,0 g/l, estratto secco totale 29,4 g/l.
Tonalità vivace, luminosa, media trasparenza; il rubino si tinge di granato soprattutto inclinando il bicchiere, roteando il vino lo stesso mostra consistenza. Timbro olfattivo notevole caratterizzato da un frutto maturo e carnoso, distinguo durone e susina rossa; il floreale prende il sopravvento e dolci note di violetta e lavanda accompagnano la spezia, sinuosa, sa di pepe rosa, cannella e chiodo di garofano.
Immancabile la grafite (ritrovata fino ad ora su tutti i Ruché assaggiati, ma ne mancano ancora tre all’appello) che accompagna un ricordo di erbe aromatiche, su tutte maggiorana. Il finale, ad oltre un’ora dalla mescita, torna sul frutto maturo estivo che richiama incredibilmente l’albicocca. Finezza ed eleganza accompagnano tutto l’esame olfattivo che passa il testimone ad un palato sulla stessa linea d’onda: succosità, freschezza, frutti dolci-acidi che stimolano la salivazione e appagano per coerenza, trama tannica praticamente ricamata a mano e una lunga scia sapida che convince enormemente. 15% vol.? Bevuto alla cieca ne avrei dati forse 13, capita davvero raramente, soprattutto in questi ultimi anni.
Un Ruché che conquista la quinta chiocciola con carattere e nonchalance: tanto di cappello o chapeau, decidete voi; io, nel mentre, corro ad abbinarlo ad un piatto di costolette d’agnello tandoori con patate, infondo si vive una volta sola.

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