Rosé Sibiola 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2021
Tipologia: Vino Rosato
Vitigni: cannonau, monica di Sardegna, altri autoctoni
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: CANTINE DI DOLIANOVA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: fino a 5 euro
È possibile bere bene spendendo meno di cinque euro? Si trovano vini buoni al supermercato? Chi di voi, soprattutto all’inizio della propria avventura legata al mondo del vino, non si sarà fatto almeno una volta queste domande. Io di sicuro, ma son stato anche in grado di produrre risposte concrete, a me stesso e a tutti coloro che hanno mostrato interesse. Come? Acquistando, assaggiando, comparando, senza limiti né tanto meno puzza sotto il naso. Come sempre la verità si trova al centro delle cose, dunque non si può nascondere che esistano differenze abissali tra i vari gruppi GDO (Grande Distribuzione Organizzata).
Non è il tema principale del mio articolo, non voglio stilare una classifica dei migliori o peggiori, ma questa premessa a mio avviso andava fatta. Veniamo a un vino che mi ha davvero colpito: il Rosé Sibiola 2020, Cantine di Dolianova, acquistato qualche settimana fa all’Esselunga, un supermercato che non ha certo bisogno di presentazioni, almeno dalle mie parti. Il vino, salvo promozioni varie, esce a scaffale a 3,92 euro. Lo so, molti di voi staranno già storcendo il naso, ma diamo tempo al tempo. Il nome Dolianova, in Sardegna, è da sempre legato alla produzione di vini fortemente caratterizzati da uve autoctone che mostrano le peculiarità dell’Isola italiana per antonomasia. I reperti nuragici, quali brocche, torchi… testimoniano una cultura vinicola millenaria. È nel 1949, che nasce la Cantina, ha sede presso il comune che la dà il nome, un tempo provincia di Cagliari, oggi SU, Sud Sardegna.
È un’altra storia che parla di un forte sodalizio tra persone, la stessa voglia di valorizzare al meglio e in prima persona il frutto della propria fatica, dando forza comune all’impegno dei singoli, all’ambiente circostante e alle tradizione del luogo. Nasce così la Cooperativa che ancor oggi porta lo stesso nome. Trascorsi oltre settant’anni la musica non è cambiata, “sfogliando” alcune foto presenti nel sito ufficiale si può facilmente intuire che i volti di allora si sovrappongono a quelli di oggi, con la medesima passione e senso di appartenenza, inoltre gli attuali soci delle Cantine di Dolianova sono i figli ed i nipoti dei pionieri.
Il Rosé Sibiola lo acquisto regolarmente ogni anno, ritengo sia un vino ben fatto in grado di soddisfare diverse tipologie di palati: dai più allenati ai neofiti, non sono tanti in vini che posseggono questa caratteristica, soprattutto a meno di cinque euro a bottiglia. Le uve derivano dal territorio circostante la Cantina, lo stesso è caratterizzato da suoli di medio impasto composti da calcari argillosi di origine miocenica, giacitura collinare media e clima sub-arido. L’azienda opera in regime di agricoltura convenzionale dedita al minimo intervento e impatto, lo scopo è tutelare uno tra luoghi più affascinanti dello stivale, continuare a produrre vino, una delle attività più importanti dell’isola. In quanto all’uvaggio, il sito riporta “uve rosse autoctone”, non soddisfatto ho condotto una ricerca personale e ho scoperto che trattasi di cannonau e monica di Sardegna in prevalenza, due tra gli autoctoni a bacca nera più famosi della regione. Dopo una breve macerazione a freddo sulle bucce, il mosto viene poi separato e avviata la fermentazione mediante lieviti selezionati. La temperatura di fermentazione è di 14°C per un periodo di due settimane. Dopo tale periodo sosta a contatto con le proprie fecce nobili per circa un mese. Il vino vede solo acciaio e ovviamente il vetro della bottiglia.
Rosa chiaretto, riflessi ramati e violacei, tonalità vivace, roteando il vino all’interno del calice disegna archetti fitti e regolari. Un naso intenso, lungi dall’esser sfacciato, semmai il frutto, in questa fase golosissimo, sa di ciliegia croccante, lampone spremuto e melone di cantalupo, intervallati qua e là da pennellate florali di fiori di pesco e acqua di rose; un naso elegante ed espressivo, chiude i battenti su ricordo di cipria e pepe rosa.
In questa sua prima fase di vita in bocca è la fotocopia del naso: sorso slanciato, sinuoso e al contempo freschissimo, caratterizzato da un asse dolce-acido che rimanda ai frutti descritti. Ma è solo un attimo, ben presto si fa largo la vera protagonista, una lunga scia sapida dai rimandi vinosi che allunga notevolmente la profondità del vino. Equilibrio spiazzante, sorso calibratissimo, alcol non pervenuto. Un vino che mi ha letteralmente sbalordito considerando la fascia di prezzo, soprattutto in quest’annata. Vino da merende primaverili, piacevoli compagnie, risate, insomma tutto ciò in questo momento ci sta mancando di più. Quattro chiocciole piene.