Romagna Sangiovese Modigliana Ronco della Simia 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2025
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: RONCHI DI CASTELLUCCIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: oltre 50 euro
La storia di Aldo e Paolo Rametta è molto particolare a mio avviso. I nostri protagonisti, proprietari della cantina romagnola Ronchi di Castelluccio, nascono a New Orleans e crescono tra gli Stati Uniti e la Svizzera. La loro carriera imprenditoriale inizia nel settore delle energie rinnovabili con esperienze consolidate anche nell’alta finanza. Spinti da un forte richiamo legato principalmente alle proprie radici familiari, nel 2016, realizzano un vero e proprio sogno condiviso. Alludo a due fattori determinanti: la Romagna, terra d’origine, e l’amore per il mondo agricolo. Nel 2016 nasce Poggio della Dogana, cantina già nota ai lettori di Lavinium, e pochi anni dopo – per l’esattezza nel 2020 – Ronchi di Castelluccio. Trattasi di un secondo progetto enologico le cui origini risalgono al 1974, grazie al talento del produttore e regista cinematografico Gian Vittorio Baldi. Ci troviamo sulle fredde e boscose pendici di Modigliana in provincia di Forlì-Cesena. Da ormai oltre cinquant’anni la suddetta cantina racconta la storia della viticoltura romagnola, già apprezzata e promossa dal compianto Luigi Veronelli e impreziosita dall’instancabile lavoro dell’enologo Vittorio Fiore e dell’agronomo Remigio Bordini.
Ai giorni nostri Ronchi di Castelluccio vede l’impegno costante di una squadra affiatata e motivata. La stessa intende proseguire il cammino verso un livello di qualità sempre più alto. Affianco ai due fratelli Rametta troviamo Simona, moglie di Paolo, e Angela, moglie di Aldo, rispettivamente responsabili dell’amministrazione e della comunicazione. Francesco Bordini, figlio di Remigio, è l’enologo aziendale; egli ha eletto il Sangiovese a vino principe della produzione, una grandissima cultivar da valorizzare attraverso una beva e uno stile contemporanei ma al contempo fedeli al territorio d’appartenenza. Quest’ultimo è costituito da colline d’origine marina. All’incirca sei milioni di anni fa, infatti, tutta l’area era occupata dall’Oceano, come dimostrato dalla presenza di moltissimi fossili. Successivamente, un processo fisico, chimico e biologico detto pedogenesi determinò l’alterazione del materiale litologico originale, portando alla conformazione presente tutt’oggi. L’area geologica in questione è composta da un compatto strato di marne, argille e arenarie, e nonostante spesso si incontrino suoli poveri e difficilmente lavorabili a causa delle forti pendenze, vengono individuate – da parte dell’azienda – microzone particolarmente vocate per la produzione di vini di qualità, dove soprattutto il sangiovese è libero di esprimersi al meglio.
Nascono dunque i cosiddetti Ronchi, vigneti chiamati localmente così poiché strappati al bosco dell’Appennino tramite l’impiego di uno strumento arcaico detto roncola. Sono situati a un’altitudine che varia tra i 253 e i 411 metri sul livello del mare da cui distano, in linea d’aria, circa 40 km. Le peculiarità di ciascun appezzamento sono dovute all’esposizione, all’altitudine e alla tipologia di vegetazione boschiva che li circonda, con la quale dialogano fittamente in termini di biodiversità. In questo particolare contesto è nata l’idea di creare i Ronchi, vini da singola varietà e vigna. Dalla vendemmia 2020 l’azienda è tornata a vinificarne separatamente quattro, gli originari: Ronco Casone, Ronco dei Ciliegi, Ronco del Re e infine Ronco della Simia, la cui produzione mancava da oltre 25 anni. Ed è proprio quest’ultimo il protagonista del nostro articolo. Il Vigneto è stato piantato nel 1975 e restaurato nel 2019, allevato a cordone speronato con sistemazione dei filari a girapoggio. Il cru è esposto ad est e si trova a 440 m s.l.m., i terreni sono fortemente calcarei con tessitura franco sabbiosa. Trattasi di un clone di sangiovese definito dall’azienda “carnoso”, con buccia spessa. Il Ronco della Simia 2020 mostra altresì un’affascinante etichetta che deriva direttamente dal Corpus Aldrovandino conservato nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna.
La vendemmia viene svolta a mano solitamente durante l’ultima decade di settembre. In tema di vinificazione: fermentazione spontanea in acciaio e piccoli tini di rovere, 25 giorni di macerazione sulle bucce e affinamento di dieci mesi in tonneaux e barrique a bassa tostatura. Il vino riposa 14 mesi in bottiglia prima della messa in vendita.
Trama rubino vivace, estratto notevole e un ventaglio di aromi che spazia dalla violetta e geranio selvatico ai frutti rossi spremuti, grafite e tabacco; in chiusura timo e spezie dolci. Gran bella progressione, la materia è viva e conquista il palato senza volerlo in nessun modo saturare. Un vino appagante che possiede grandi potenzialità nei confronti dell’affinamento; viene voglia di berlo a più riprese. Cinque chiocciole meritate. Spezzatino di manzo con funghi cardoncelli.