RIECINE
Indirizzo: Località Riecine – 53013 Gaiole in Chianti (SI)
Tel.: +39 0577 749098
Fax: +39 0577 744935
Sito: www.riecine.it
Email: info@riecine.it
Azienda BIO: sì
laVINIum – 12/2024

Se c’è un’azienda chiantigiana che è riuscita, praticamente da sempre, a farmi sobbalzare sulla sedia durante le mie sessioni di degustazione, questa è Riecine. Non chiedetemi perché, sono quelle cose che vanno oltre il valore tecnico, puntano dritto ai sensi con una precisione che non lascia spazio a giudizi razionali. La questione acquista ancora più valore se non sei a conoscenza del vino che stai esaminando.

Certo, non posso dire che l’azienda, fondata nel 1971 dalla mitica coppia inglese John Dunkley e Palmina Abbagnano in quel di Gaiole in Chianti, non abbia subito cambiamenti in 53 anni, sarebbe impossibile, del resto è passata di mano più volte: la storia inizia con l’acquisto di un ettaro e mezzo di vigna rilevato nella zona confinante con il monastero di Badia a Coltibuono, impiantato interamente a sangiovese e seguito come un figlio dai proprietari; dal 1979 l’enologo Carlo Ferrini fornisce il suo contributo.

Purtroppo nel 1991 Palmina muore, nello stesso anno John assume come stagista il giovane enologo Sean O’Callaghan, affiancato da Ferrini fino al ’96. Nel 1998 John cede l’azienda al newyorkese Gary Baumann (solo i vigneti, i boschi e i terreni annessi, mentre la villa di residenza rimane di proprietà della famiglia Dunkley), Sean O’Callaghan continua a collaborare con i nuovi proprietari. Un anno dopo anche John lascia questa Terra. A Baumann si deve la costruzione della prima cantina e della prima vinsantaia.

Nel 2011 è Lana Frank a rilevare l’azienda, ha da subito chiaro l’obiettivo di mantenere il più possibile lo stile dei vini di Riecine, ma dà un forte rinnovamento sul piano tecnologico della cantina. A lei si deve l’acquisto di 12 nuovi tini di cemento non vetrificato progettati dall’azienda francese Nomblot, che hanno la particolarità di avere al loro interno una piastra di raffreddamento per il controllo della temperatura in fermentazione.

Nel 2015 entra a far parte del team il giovane enologo Alessandro Campatelli, in qualità di direttore generale, affiancando Sean O’Callaghan per un anno nella conduzione tecnica di vigna e cantina. Successivamente Sean si trasferisce alla tenuta di Carleone a Radda in Chianti, da quel momento è Alessandro a occuparsi completamente della direzione tecnica, contando nuovamente sulla consulenza esterna di Carlo Ferrini.

A Luglio 2024, Alessandro rileva le quote di Riecine e ne diventa unico proprietario.
Grazie a Riccardo Gabriele dell’agenzia PR Comunicare il Vino, a maggio ho avuto l’opportunità di visitare l’azienda e fare una lunga chiacchierata con Alessandro.
Girando le vigne ho subito notato quanto il lungo periodo di pioggia aveva prodotto una vigoria vegetativa impressionante. Ci troviamo nel cosiddetto Macigno del Chianti Classico, ovvero un agglomerato di sabbie compatte e ricche di ferro, su questi suoli le radici delle piante riescono a penetrare spaccando le rocce e trovano i minerali, soprattutto ferro, non a caso i rossi di Riecine dànno spesso sensazioni ematiche…

Le vigne, 15 ettari che a breve arriveranno a 16, sono quasi tutte intorno all’azienda, a parte vigna La Casina, meno di 2 ettari che si trovano a 550 metri di altitudine a ridosso della frazione di Barbischio. La produzione si attesta tra le 70 e le 80mila bottiglie annue. Una dimensione che difficilmente cambierà, sia perché la conduzione famigliare è imprescindibile, sia perché per avere una produzione maggiore andrebbe ingrandita la cantina a scapito del paesaggio. E visto che i vini sono davvero di altissimo livello, direi che non possiamo che esserne contenti!

A questo proposito c’è da dire che nel periodo in cui la proprietà era di Gary Baumann, una parte delle uve provenivano da alcune vigne di sua proprietà a Montecucco, che confluivano principalmente nel supertuscan La Gioia, forse il vino che ha subito i cambiamenti più tangibili, soprattutto sul piano dell’opulenza.
A parte questo piccolo particolare, i cambiamenti in azienda sono stati quasi esclusivamente di tipo tecnologico: prima del 1998 si lavorava in modo davvero artigianale, con la prima vera cantina nel 1998, sono arrivate barrique nuove e vasche d’acciaio, con ovvi cambiamenti sul piano espressivo dei vini, dove il legno era inevitabilmente evidente. I successivi cambiamenti in cantina hanno nuovamente influito sui vini con la sostituzione dell’acciaio con il cemento non vetrificato e delle barriques con i tonneaux.

A mio avviso, comunque, si possono avere delle preferenze a livello di gusto, è del tutto normale, ma i vini non sono mai usciti dalla cantina con uno stile “improvvisato”, anche perché l’impronta del territorio è tutt’altro che secondaria, l’arenaria, l’età delle viti, il clima, danno comunque un timbro forte e riconoscibile.
Poi è normale che ciascuno porti il proprio contributo di esperienza e visione, ma nessuno ha mai avuto nella testa l’intenzione di adattare i vini al proprio volere o a mere esigenze di mercato, semmai il filo conduttore è la voglia di migliorarsi, di non fermarsi mai a ciò che si è già acquisito.

Non a caso Alessandro ha preso sempre più dimestichezza con le tecnologie a disposizione, forte anche dell’esperienza maturata in quattro anni presso la Tenuta di Trinoro, imparando dal grande Andrea Franchetti quanto sia importante il controllo delle temperature in vinificazione, soprattutto a livello del cappello, dove tendono a salire maggiormente; così ha fatto una modifica ai tini di cemento inserendo una seconda piastra di raffreddamento nel 2018.

Piccole cose che influiscono sui vini non poco, favorendo una maggiore stabilità aromatica. Così come influisce il raffreddamento delle uve dopo la raccolta, processo ormai sempre più diffuso, che consente di affrontare meglio le annate particolarmente calde.
L’azienda è biologica certificata da quasi vent’anni, le fermentazioni sono spontanee, tutti i vini tre mesi prima dell’imbottigliamento, di solito attorno a novembre, vengono rimessi in cemento all’aperto per una naturale stabilizzazione tartarica e proteica, senza aggiunta di coadiuvanti, grazie alle basse temperature esterne.
Roberto Giuliani
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Chianti Classico | 2012 | da 10 a 15 euro | @@@@@ |
| Chianti Classico | 2015 | da 15 a 25 euro | @@@@@ |