|
Nelle antiche famiglie contadine, era sempre accolto con gioia l’arrivo in casa di un nuovo fiocco azzurro, non per questioni di maschilismo ovviamente, ma perché nuove braccia forti e valorose potevano dare il loro contributo nelle attività di campagna e rappresentavano, quindi, un bene prezioso e una risorsa fondamentale in una società prettamente rurale che si sosteneva soprattutto grazie al duro lavoro nei campi. Nel nuovo millennio, molte cose sono cambiante. La tecnologia ha reso meno faticoso il lavoro ed è venuta meno anche l’esigenza di avere una famiglia numerosa con tante braccia forti a disposizione. Mettiamo però il caso di trovarci in una zona in cui le attività agricole siano prevalenti e dove “i voli delle cicogne” regalassero un nucleo famigliare numeroso e quasi totalmente al maschile, pensate che la cosa, a giochi fatti, non possa essere ben accetta anche ai giorni nostri? Questa mia premessa ovviamente non è casuale, ma va a collegarsi alla realtà che oggi andremo a conoscere. Ci troviamo a Giasbana, frazione di San Floriano, in una delle zone più incantevoli del Collio, dove avremo la fortuna di scoprire i segreti dell’azienda “Alessio Komjanc“. Il personaggio che ci farà da cicerone, sarà Roberto, figlio del capostipite Alessio e secondogenito di quattro fratelli. Il nucleo aziendale è situato alle pendici di una collina dove un panorama stupendo conduce il nostro sguardo verso le Alpi Orientali. Siamo al confine con la Slovenia, in una zona che gode dell’influsso benefico del mare (il non lontano golfo di Trieste), della positiva protezione di vicine barriere naturali e di un’insolazione intensa. In un susseguirsi di vallate ed alture a breve distanza le une dalle altre, con un’inclinazione ottimale del suolo, le viti possono beneficiare dell’ottimo drenaggio e del miglior impatto dei raggi di sole. Uno dei fattori che maggiormente caratterizzano questo spicchio di territorio è la particolare conformazione geologica del terreno: rocce marnose e arenarie che in superficie si sgretolano in frammenti scagliosi e via via in argilla finissima (la cosiddetta “ponka“, termine friulano che identifica la marna).
Le testimonianze storiche della dinastia dei Komjanc ci portano all’indietro fino alla fine dell’ottocento, dinnanzi a una famiglia benestante, dove quasi tutti i suoi componenti avevano intrapreso la via degli studi e della carriera. Solo nonno Giuseppe, primogenito, aveva avuto il dovere di restare in casa dedicandosi esclusivamente alle attività agricole, creando nel tempo le condizioni ideali per la futura attività del figlio Alessio, erede naturale dei destini dell’azienda. Alessio fu uno dei primi nella zona ad intuire l’importanza della vendita del proprio vino in bottiglia invece che solo sfuso, virando verso una produzione che non fosse esclusivamente basata sulla quantità, ma che privilegiasse invece soprattutto la qualità. Correva l’anno 1973 quando iniziarono i primi imbottigliamenti con etichetta “Alessio Komjanc”, dapprima ospiti dell’azienda “Buscemi” e in seguito realizzati autonomamente grazie all’acquisto di un impianto d’imbottigliamento che completerà così la filiera produttiva, garantendo la completa autonomia aziendale. Il passare del tempo porterà in azienda i quattro figli di Alessio, Benjamin per primo e a seguire Ivan e Patrik, ma sarà con l’avvento del secondogenito Roberto, laureato in Agraria con specializzazione in viticoltura ed enologia, che si assisterà al definitivo passaggio generazionale. Nella nuova organizzazione aziendale, sono ripartiti i compiti, e mentre Alessio, Benjamin, Ivan e Patrik si occupano principalmente della vigna, Roberto coadiuvato dalla moglie Raffaella, si dedica alla cantina e alla parte commerciale. L’obiettivo ambizioso di Roberto è quello di puntare a un miglioramento continuo della qualità del prodotto, cercando altresì di sviluppare una rete commerciale che possa portare l’azienda ad avere una visibilità anche al di fuori dei confini locali. Attualmente dai circa 27 ettari vitati, s’imbottigliano mediamente 100mila bottiglie, con una parte della produzione che è ancora venduta come vino sfuso, ma con l’obiettivo dichiarato di imbottigliare in futuro tutto il prodotto.
La vinificazione segue i sistemi tradizionali. La missione è quella di portare in bottiglia un vino buono e di elevata qualità, nel quale siano presenti gli aromi tipici dell’uva, che deve essere sempre sana e di primissima scelta. La gamma dei vini proposti è molto ampia e riserva una dovuta attenzione sia ai vini autoctoni sia a quelli internazionali, privilegiando le tipologie bianche, anche se quelle rosse sono comunque ben rappresentate. L’offerta principale dell’azienda Komjanc la troviamo rappresentata nella “Linea Classica“. Le nostre assetate papille gustative avranno la fortuna di poter degustare degli ottimi Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia, Chardonnay, Pinot Grigio, Sauvignon, Traminer Aromatico a rappresentare i vini bianchi, e dei coinvolgenti rossi che rispondono al nome di Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero e Schioppettino. Va segnalato che tutti i vini sono vinificati in acciaio, e che quindi avranno come caratteristica principale, un notevole e piacevole bagaglio aromatico unito a una freschezza gustativa che con il passare del tempo sprigionerà anche sentori più evoluti. Una parte della produzione aziendale va poi a comporre l’offerta della “Linea Alexius“, una piccola selezione di qualità dove ci sono proposti il Sauvignon, il Pinot Nero, e il Merlot che, a seconda delle annate, subiscono un periodo di affinamento in legno che porterà in bottiglia dei vini di primissima qualità, più complessi e di maggior longevità. La stessa Linea Alexius ci permette di addolcire i nostri sensi con il Verduzzo, prodotto dopo leggero appassimento, e con sua maestà il Picolit, le cui viti si trovano sul cucuzzolo arieggiato di una collina, habitat ideale per l’appassimento di quest’autentica rarità della viticoltura friulana. Ultimo arrivato, ma non per questo meno importante, è lo spumante metodo Charmat lungo, “Komjanc Brut” prodotto con un 35% di uve Pinot Grigio, 35% di Pinot Bianco e il restante 30% di Pinot Nero, un aromatico mix di bollicine capace di regalarci gioiosi brindisi e svariati abbinamenti gastronomici. A completare l’offerta aziendale, una produzione di nicchia è riservata alle grappe, distillate dalle proprie vinacce e all’olio extravergine di oliva, ottenuto dalla spremitura delle olive provenienti dai propri uliveti. Insomma in casa Komjanc non manca proprio nulla, e se volete degustare i vini accompagnandoli a prelibate pietanze del territorio, un accogliente e caldo agriturismo sarà in grado di soddisfare ogni vostra esigenza e condurre i vostri sensi alla ricerca delle più alte vette del piacere. Vi faccio poi una confidenza, ma deve restare un segreto fra pochi intimi. Patrik, uno dei quattro fratelli, si diletta nell’arte della norcineria, quindi se siete fortunati, quando passate per l’azienda forse avrete anche la fortuna di assaggiare qualche fetta di salame di ottima e genuina produzione casalinga, io ho avuto questo privilegio, e vi assicuro che ne vale la pena.
DIALOGANDO CON IL VIGNAIOLO
Vignaiolo per vocazione e tradizione famigliare o da bambino avresti sognato di fare qualcos’altro? Quello che ho provato per il mondo del vino è stato amore a prima vista ed ora non cambierei il mio lavoro con nessun’altra cosa al modo, anche se avevo un tempo una certa passione per le materie scientifiche. Adoro stare in contatto con la gente e questo lavoro mi permette di confrontarmi continuamente con i miei clienti, cosa che mi riempie di gioia e soddisfazione.
Prendiamo ad esempio il mondo dello Champagne che ha una straordinaria caratteristica: è composto da persone assai differenti tra loro, che rispecchiano tale differenza nei vini che producono. Aziende inserite in contesti che spesso hanno poco in comune, eppure lottano tutti, perfettamente uniti, per lo stesso obiettivo, dove anche i contrasti che nascono sono sempre risolti in nome dello Champagne, visto non solo come grande vino, ma come espressione di un territorio da difendere e tutelare in ogni modo. Sbaglio se dico che una delle cause che non ha permesso all’eccezionale “terroir” Collio di ottenere la meritata e definitiva consacrazione al di fuori dei confini nazionali è proprio l’incapacità di unire totalmente le forze in nome di un territorio e di una causa comune? Sicuramente una delle cause che ha frenato la meritata e definitiva consacrazione del Collio, è da ricercarsi in qualche forma di eccessivo campanilismo. Non siamo ancora riusciti ad adottare una politica comune che possa portare alla valorizzazione del territorio e alla promozione e salvaguardia dei suoi prodotti. Questa divisione può avere anche delle motivazioni storico-culturali, risalenti al dopoguerra, visto che le popolazioni di queste zone sono in parte di ceppo italiano e in parte sloveno e magari si portano appresso qualche retaggio del passato. La mia opinione è che il Collio andrebbe valorizzato nel suo complesso, inglobando anche la parte slovena. I confini sono oramai caduti da tempo e le divisioni non fanno altro che rallentare quello sviluppo che tutto il territorio meriterebbe.
Il Collio resta ancora una terra soprattutto da vini bianchi o magari in conseguenza anche delle variazioni climatiche, anche i rossi potranno conquistare importanti fette di mercato e non fare solo da comprimari ai più quotati e conosciuti fratelli di “buccia pallida”? Quando si parla di eccellenze del Collio, si parla inevitabilmente di vini bianchi. Le produzioni di rosso sono di ottima e a volte eccellente qualità, ma si scontrano con altre realtà e altri territori con i quali non possono competere. Non potremo mai fare dei vini in grado di gareggiare con zone come Toscana e Piemonte, con vini che si possono bere tranquillamente anche dopo 10 anni. Questo non significa che non siamo in grado di fare degli ottimi prodotti, ci mancherebbe. Ci sono molti vini rossi di rilievo, ma è nei bianchi che deve giocarsi il futuro commerciale del nostro Collio.
Dall’aperitivo al dopo cena, il consumo degli spumanti italiani è ormai spalmato lungo l’intera giornata e non conosce stagionalità. Coinvolge appassionati di tutte le età, trovando ampie possibilità di abbinamento con il cibo e una nutrita schiera di appassionati fra le nuove generazioni. C’è soprattutto questo alla base della scelta che ti ha portato a produrre uno spumante, il Komjanc Brut? Le bollicine mettono allegria e sono da sempre collegate a momenti di festa e convivialità, anche se si stanno conquistando sempre più un posto di rilievo negli abbinamenti gastronomici di pranzi e cene. Visto che abbiamo anche un agriturismo, penso che accogliere le persone con un bel bicchiere del nostro spumante per aperitivo, possa essere un modo carino per romper il ghiaccio e dare un frizzante benvenuto. Poi ogni occasione può diventare buona per festeggiare e stappare quindi una delle circa 2000 bottiglie che produciamo annualmente.
Oltre al vino, producete olio d’oliva, avete un agriturismo dove promuovete i prodotti del territorio e un’azienda che spesso ospita momenti di intrattenimento, promozione e cultura. Tutti elementi casuali o alla base ci sono delle motivazioni più profonde ed ambiziose? L’agriturismo nasce da una scelta precisa, dall’esigenza di offrire alla clientela un luogo famigliare e caloroso dove poter assaggiare i nostri vini abbinandoli alle pietanze della tradizione gastronomica friulana. Credo molto nell’esigenza di valorizzare il nostro territorio, una terra di confine in grado di fornire molti spunti storico/culturali, che meritano di essere approfonditi e presentati agli appassionati. Ecco perché quando possibile cerco di organizzare delle serate a tema, che trovano molto interesse e partecipazione, segno che l’enogastronomia può andare tranquillamente a braccetto con le proposte culturali.
Il mercato del vino è in affanno. I clienti stanno guardando con molta attenzione oltre a variabili classiche come qualità e prezzo, anche al rispetto che è riservato all’ambiente e all’ecologia. Un’azienda come la vostra, con numeri di circa 100mila bottiglie prodotte, che difficoltà sta trovando nei mercati, e quanto è vicina ad argomenti che riguardono la tutela ambientale e la naturalità del prodotto? I nostri vigneti trovano dimora vicino ai boschi e sono a stretto contatto con la natura. C’è una grande attenzione verso tutto quello che riguarda il rispetto ambientale e le sue regole. Il primo consumatore dei miei vini sono io e con me tutti i miei cari, quindi cerco di fare un prodotto che sia il più possibile naturale e buono. La crisi c’è e va gestita. Ecco perché abbiamo cercato di andare incontro alle esigenze della clientela, presentando cinque formati diversi di contenitore per i nostri vini. Abbiamo formati che vanno dai 0,375 litri fino ad arrivare ai brick da 3 litri, che permettono di scegliere sia in base ai propri consumi e sia alle proprie disponibilità economiche.
Com’è il tuo rapporto con chi beve i tuoi vini? Ti capita spesso di confrontarti, quanto è importante il contatto diretto con i tuoi clienti? Il rapporto con i mie clienti è di primaria importanza, direi essenziale. Bisogna essere pronti e disponibili ad ascoltare le loro esigenze e magari digerire qualche critica. Questo ti permette di crescere e migliorare sempre.
Qual è il tuo vino che ti dà più soddisfazione? Sono due i vini che amo in maniera particolare: la Ribolla Gialla e il Friuliano. Due vini che adoro sia come tipologie da degustare che come prodotti da commercializzare. La Ribolla Gialla è vitigno che trova nel Collio il suo habitat naturale, mentre il Friulano rappresenta la nostra regione. A questo proposito, mi ha trovato molto d’accordo il nome che è stato scelto per rappresentare il Tocai, un nome azzeccato ed identificabile anche al di fuori dei confini regionali.
Quale vino italiano avresti voluto fare ed etichettare con il nome della tua azienda? Mi piace molto assaggiare i vini delle altre zone vitivinicole. Ogni regione ha le sue eccellenze che meriterebbero di essere menzionate, ma non mi sento di fare dei nomi e delle classifiche, sarebbe ingeneroso nei confronti dei non menzionati.
Hai in cantiere qualche nuovo progetto per la tua azienda? Ho sempre mille progetti per la testa. Mi piacerebbe ad esempio ingrandire l’agriturismo e poi produrre una Ribolla Gialla spumantizzata.
Oltre al vino, quali sono le tue passioni? Gli impegni sono sempre tanti e mi permettono pochi svaghi e passatempi. Mi piace il tiro con l’arco e mi dedico al volontariato francescano.
Hai la possibilità di degustare i tuoi vini con due personaggi famosi, uno maschile e uno femminile che apprezzi e vorresti conoscere. Con chi si brinda allora? Di solito preferisco degustare i vini con persone appassionate del nettare dionisiaco. Però se devo fare due nomi, mi piacerebbe conoscere la giornalista Lilli Gruber e il presidente degli USA Obama, sperando solo che non siano astemi.
|