Noelia Ricci, consapevolezza del passato con uno sguardo verso il futuro

Fiumana di Predappio, siamo in provincia di Forlì-Cesena, un progetto dedicato alla nonna Noelia Ricci che per prima in famiglia aveva creduto nelle potenzialità di questo territorio della Romagna; così inizia la storia di Marco Cirese e del progetto vinicolo che prende il nome di Noelia Ricci, azienda che si sviluppa all’interno della realtà La Pandolfa.
Una tenuta agricola di 140 ettari suddivisa tra vigneti, boschi e seminativi, appartenuta al bisnonno Giuseppe Ricci che l’aveva acquistata nel 1941 e che si occupò di restaurare la villa, ma soprattutto impiantò Sangiovese, Trebbiano e Albana. Fu poi la figlia Noelia Ricci, che decise di piantare nuove vigne, avviare i lavori di costruzione della cantina e soprattutto credere nell’espressività del Sangiovese.

Nel 2010 Marco Cirese ha preso le redini dell’azienda, puntando a un progetto che lavorasse sul concetto della sottrazione; affiancato dalla figura tecnica e professionale dell’enologo Francesco Bordini, ha selezionato i 7 ettari migliori, oggi diventati 9 nell’alta fascia collinare di San Cristoforo, espiantato i vitigni internazionali per proseguire in un nuovo progetto di parcellizzazione. La scelta è ricaduta sulle zone maggiormente vocate alla produzione del Sangiovese, dove è stata avviata una gestione della vigna manuale e più attenta alla sostenibilità.
In produzione ci sono tre vini autoctoni in purezza, un Trebbiano e due Sangiovese, che si fregiano in etichetta della sottozona di Predappio.

La filosofia dell’azienda Noelia Ricci nasce dal volere rispettare la naturale inclinazione della loro terra e ritornare alle origini di come i contadini facevano il Sangiovese in Romagna, in un certo senso riconoscere lo stile classico ma con uno sguardo contemporaneo, cercando di fare vini dalla struttura fine e al contempo dalla forte personalità, senza perdere la piacevolezza della beva.
La felice intuizione della nonna Noelia, di scommettere sul Sangiovese, si è rivelata vincente, infatti negli ultimi anni la Romagna sembra aver riscoperto il proprio legame con questo importante vitigno a bacca rossa, che oggi è sempre più territoriale, elegante e complesso.

L’obiettivo è quello di affermare le caratteristiche dei loro Sangiovese, senza lasciarsi intimorire dalla diversa personalità dei cugini toscani, ma facendo emergere quello che il clima e il territorio romagnolo possono esprimere. Così nel 2013 sbocciano due espressivi Sangiovese di Romagna vinificati in purezza, lavorati solo in acciaio e contraddistinti da etichette che prendono ispirazione dal mondo animale, mondo complementare alla loro campagna. Dei nove ettari infatti ben 7 sono destinati a questa bacca rossa romagnola e i restanti due sono invece dedicati a due bacche bianche, che nel 2014 hanno dato vita al loro bianco fresco e sapido che si chiama Bro’ (fratellanza), prodotto appunto da uve Trebbiano e piccolo saldo di Pagadebit. Questo bianco che nella sua versione 2018 profuma di agrumi, espressione elegante di tinte floreale di biancospino e connotato da un melange di erbe aromatiche; dal piglio grintoso e sapido, è rappresentato in etichetta da una balena che vuole simboleggiare la memoria di un tempo astratto e cela un richiamo al mare, che un tempo ricopriva queste terre.

Tornando ai due Sangiovese, anche qui nulla è lasciato al caso e la delicata espressività delle immagini che contraddistinguono le etichette, già ne preannunciano espressività e carattere.
Il Sangiovese d’annata, in questo caso Il Sangiovese 2017, è snello, pungente e schietto, veloce e dissetante, riporta in etichetta l’immagine di una vespa, ispirata a un archivio naturalistico dell’ 800; è l’insetto che più di ogni altro vive la vigna e ne protegge la biodiversità.

Mentre il cru Godenza, proveniente da una singola vigna di un ettaro e mezzo, che dall’annata 2018 avrà il toponimo “Vigna Godenza”, è rappresentato dall’immagine di una scimmia, che interpreta la scelta stilistica di un vino che torna alle origini delle tradizioni del Sangiovese. La metafora di un ritorno alla tradizione, ma con uno sguardo attuale e contemporaneo, proprio come la teoria evolutiva della specie. Un cru caratterizzato da suoli argillo-sabbiosi con presenze marnose, dove si evince il legame profondo e forte con la terra di appartenenza, che nel Romagna Sangiovese Superiore Godenza 2016 esprime profondità di palato, una trama tannica setosa, eleganza gusto-olfattiva e una complessità di profumi che spazia dal ribes nero alla mora di rovo, cenni di macchia mediterranea, un floreale di viola e iris e un leggero soffio balsamico.

Grazie al lavoro di Noelia Ricci e di tante altre piccole realtà del territorio romagnolo, il Sangiovese di Romagna inizia ad essere sempre più conosciuto e apprezzato a livello nazionale e internazionale. La Romagna è una terra ancora tutta da scoprire e che con passione, lungimiranza e consapevolezza, potrà dare delle grandi sorprese.
Fosca Tortorelli



