Orvieto Classico Superiore Castagnolo 2015
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2016
Tipologia: Doc bianco
Vitigni: grechetto 60%, procanico 30%, chardonnay e riesling 10%
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: BARBERANI
Bottiglia: 750 ml
Vino Bio: sì
Vino Vegano: sì
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Certo quanto specificato nella retroetichetta può distrarre non poco e scatenare riflessioni e dibattiti. Ma cosa ci sarà scritto mai? Ve lo dico subito: 1) Vendemmia 100% manuale – bene, un’annotazione che evidenzia la scrupolosità con cui la famiglia Barberani tratta le proprie uve; 2) Prodotto e imbottigliato all’origine da Barberani – benissimo! Questo appunto non è affatto secondario, visto che la stragrande maggioranza degli Orvieto viene imbottigliata fuori regione; 3) Vino biologico e vegano – due termini che inevitabilmente fanno sempre discutere, ora il secondo più del primo: chi ci vede solo un’operazione commerciale, chi la necessità di assecondare una sempre maggiore richiesta di prodotti totalmente privi di derivati animali.
Nel caso del vino, la normativa vegana esclude la possibilità di chiarifiche ed altri interventi con derivati animali, come albumina, caseina, chitina, sangue di bue, colla di pesce e via discorrendo; chi vuole chiarificare il proprio vino, ad esempio, può usare in alternativa la bentonite, che ha derivazione minerale.
Ma anche in vigna vale lo stesso concetto, chi ad esempio fa biodinamica non può usare il corno letame, ma deve utilizzare solo prodotti vegetali.
Insomma, operazione commerciale o meno, non trovo niente di strano nel segnalare che il vino è vegano, conosco molte persone che hanno abbracciato questa filosofia di vita che sarebbero ben contente di poter bere vino senza derivati animali.
Estremizzazioni? Può darsi, ma gli umani sono così, le scelte estreme ci sono sempre state, in ogni ambito, da quello politico a quello alimentare, chi vuole le imbraccia, chi non vuole fa scelte diverse, punto. Ma ora veniamo finalmente al vino, perché è di questo che dobbiamo parlare, del frutto di un anno di lavoro, il Castagnolo viene fermentato e maturato esclusivamente in acciaio, pertanto l’uvaggio acquista un valore a mio avviso maggiore poiché è frutto di una scelta ponderata, non casuale.
Ha colore paglierino molto classico con quel guizzo leggermente più intenso tipico del grechetto; appena accostato al naso percepisco le note floreali, ginestra in primis (ce l’ho in giardino e questo mi facilita il riconoscimento), ma di fiori bianchi e gialli se ne potrebbero fare una lista, poi arrivano note saline, iodate, se non sapessi che viene prodotto nella bassa Umbria potrei pensare ad un vino più vicino alla costa. Più rarefatte le sensazioni fruttate, vagamente di susina e pesca bianca, poi tracce ferrose, una punta di erba limoncella.
All’assaggio è davvero notevole, ben calibrato fra acidità, alcol (decisamente contenuto, siamo di pochissimo sopra il 12% vol.) e salinità (provate a passare la lingua sui denti), a mio avviso anche molto equilibrato e con un corpo più elegante che “grasso”, caratteristica quest’ultima più frequente in altri Orvieto di questo millesimo. Insomma un gran bel vino, perfetto esempio di un Orvieto con la “o” maiuscola, da farne scorta in cantina. Quattro chiocciole in elevazione.