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Nebbiolo d’Alba Superiore Bastianetto 2016

Nebbiolo d'Alba Superiore Bastianetto 2016 Francesco RossoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2021


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: FRANCESCO ROSSO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Dopo aver raccontato le “gesta” del Nebbiolo d’Alba d’ingresso di Francesco Rosso, anche se a dire il vero – il suddetto vino – più che all’ingresso mi ha catapultato al centro della filosofia aziendale, è tempo di fare un passo avanti, alzare l’asticella di un gradino, in poche parole: Nebbiolo d’Alba Superiore Bastianetto 2016.
Vigne che hanno oltre vent’anni, vengono utilizzate le migliori uve di proprietà dell’azienda, allevate a oltre 400 metri sul livello del mare a Santo Stefano Roero, nella parte più alta della Frazione Madonna delle Grazie, dov’è ubicata la Cantina. Esposizione sud-est, suoli tendenzialmente sabbiosi e ghiaiosi in superficie, con argille limose a profondità non eccessive, tutto ciò contribuisce a creare vini strutturati che non temono l’invecchiamento e al contempo piuttosto pronti, dotati di grande bevibilità, caratteristica importantissima anche per quanto concerne sua maestà Nebbiolo.
Circa la vinificazione e conseguente affinamento non si discosta molto dal Nebbiolo d’Alba 2016, ovvero: venti giorni in acciaio a contatto con le bucce, sei mesi in più, dunque 18, in barriques di rovere francese di secondo passaggio e tonneau nuove, tostatura media; 2000 bottiglie prodotte. Versato all’interno del calice appare luminoso, vivace, caldo, un granato intenso di buona consistenza, archetti che faticano a precipitare.
Non resta che avvicinarlo al naso e il timbro olfattivo non passa certo inosservato: frutti rossi maturi e noce moscata, legni nobili ben fusi e liquirizia in caramella, l’anice stellato sovrasta l’amarena e il mirtillo nero, chiude un ricordo lievemente salmastro e mediterraneo, salamoia di olive/capperi e rosmarino, accento curioso per un Nebbiolo del Roero, ma è Santo Stefano che gioca un campionato a parte.
In bocca vi è perfetta sinergia tra parti sapide e acide, al momento le prime in leggero vantaggio; è un vino che ha potenza e struttura tuttavia nasconde bene l’alcol, senza dubbio necessita di tempo, un paio d’anni come minimo, per rivelare tutto il suo equilibrio. Occorre avere pazienza e come si dice in questi casi: “So’ ragazzi!”. Scherzi a parte quattro chiocciole piuttosto vicine alla quinta, abbinato a un buon tapulòn d’asino del novarese avvicina geograficamente due grandi province vitivinicole italiane.

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