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Nebbiolo d’Alba San Pietro 2019

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: MARSAGLIA – Azienda Agricola Marsaglia Emilio
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 13 a 18 euro


Qualche tempo fa, durante un webinar, lanciai la cosiddetta provocazione – costruttiva s’intende – al Presidente del Consorzio Tutela Roero Francesco Monchiero sul perché, ad oggi, un territorio affermato e dal potenziale illimitato, come quello che riguarda le colline ubicate sulla sinistra del Tanaro, debba ancora condividere la Doc Nebbiolo d’Alba; come direbbero a Roma: “Alba de che?”, la stessa non identifica per nulla il suddetto territorio.
A mio avviso, sempre più persone sono interessate all’acquisto di un vino come il Nebbiolo d’Alba San Pietro 2019 della Cantina Marsaglia di Castellinaldo, rispetto allo stesso Roero Docg. Mi spiego meglio: le stesse persone in realtà sono interessate ad entrambi i vini, ma economicamente parlando, tema assai caro agli italiani soprattutto negli ultimi anni, la proporzione d’acquisto sarà in media: 5 bottiglie di Nebbiolo d’Alba e una di Roero. Perché dunque non dare risalto al territorio anche, o forse soprattutto, attraverso questo tipo di validissime etichette “di ricaduta”? Le stesse che magari sarà più facile trovare nella tavola dei piemontesi, e non solo. Mi auguro si vada in questa direzione per dar sempre più lustro al Roero e all’impegno dei tanti produttori che ormai da diversi anni hanno trovato la propria strada.
Il San Pietro 2019 è frutto di uve 100 nebbiolo allevate a Castellinaldo su ripidi pendii che offrono una buona esposizione; le sabbie marine del Roero conferiscono al vino finezza ed eleganza olfattiva e un equilibrio al palato che diviene tale già a pochi anni dalla vendemmia. L’affinamento in solo acciaio, 18 mesi, esalta ancor più queste caratteristiche e allo stesso tempo offre la possibilità di carpire il Dna del re dei vitigni piemontesi nella declinazione roerina.
Tra il rubino e il granato, media trasparenza e buon estratto, la tonalità è particolarmente vivace. Al naso offre un corredo fruttato di esemplare giovialità, dove la ciliegia croccante gioca a confondersi col ribes, il timo e un curioso accento mediterraneo che rimanda all’alloro; dopo lenta ossigenazione immancabile il ricordo di sabbia umida, questa volta contornato da un che di pietra frantumata.
In bocca il sorso è vitale, slanciato, tannino graffiante e un’acidità che non ha paura di prendere il sopravvento, la stessa viene supportata da una buona spalla sapida che implementa il timbro e la lunghezza finale del vino. Particolarmente indicato su un piatto di classici antipasti misti alla piemontese, supera la quarta chiocciola con estrema disinvoltura.

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