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Larcéra Vermentino 2021

Larcéra Vermentino 2021 MandrarossaDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2022


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: vermentino
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: MANDRAROSSA – Cantine Settesoli
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Vino BIO:


In tutti questi anni mi sono in più occasioni domandato se fosse possibile che grandi aziende, ancor più grandi cantine sociali, potessero essere in grado di realizzare prodotti di levatura, puntando anche al rispetto dell’ambiente. Fino a qualche tempo era sicuramente un fenomeno raro, espressione di poche, lungimiranti, realtà. Ma che addirittura una cantina come la Settesoli, che ha da amministrare la bellezza di 6.000 ettari vitati, abbia a un certo punto deciso di partire con un’azienda pilota, ovvero Mandrarossa (circa 1.000 ettari), per realizzare un progetto di qualità, in ogni suo aspetto, dalla vigna al packaging, puntando persino al biologico, beh questo non lo avrei mai immaginato possibile. Questo perché faccio fatica a pensare che un territorio così vasto, gestito da centinaia di vignaioli conferitori, possa essere coltivato nella sua totalità in biologico, non per mancanza di intenti aziendali, piuttosto per problematiche legate al clima, alle condizioni ambientali e ai differenti modi di operare di ciascun viticoltore.
D’altra parte se c’è un luogo dove il biologico può essere praticato con successo, questo non può che essere un’isola come la Sicilia, dove sole, mare, escursione termica, venti asciutti, ma anche piogge, ancora oggi rappresentano il modello perfetto del clima mediterraneo. È stato, quindi, molto utile durante l’evento dedicato alla presentazione di questo nuovo vino, ascoltare l’agronomo Filippo Buttafuoco spiegare come è possibile arrivare a ottenere uve di qualità lavorate con metodo biologico: dando ai conferitori una direttiva precisa: le uve migliori saranno retribuite 10 euro al quintale in più. In pratica l’azienda ha dato una classificazione alle uve che va da C ad A+, dove “C” sta a identificare la qualità più scarsa, considerata inadatta a produrre vino, “B” una qualità media, accettabile ma remunerata “standard”, “A” una qualità molto buona, che acquista un maggior valore, “A+” uve di qualità eccellente, che verranno acquistate a un prezzo decisamente superiore. Un sistema adottato ormai da molti anni dalla nota cantina, con risultati assolutamente soddisfacenti, che ha permesso di arrivare a produrre vini sempre più interessanti, portando tutta la produzione ha livelli decisamente superiori rispetto al passato.
Con Mandrarossa ne ho avuto la prova evidente, ho assaggiato praticamente tutta la linea completa e non ho trovato neanche un vino che non fosse interessante o ben fatto.
Il Larcéra 2021 è il primo vino di Mandrarossa ottenuto da uve vermentino, che hanno dimostrato di acclimatarsi magnificamente; impiantate nel 2005, sono state sottoposte a una lunga sperimentazione su un macro-areale di circa 290 ettari, con risultati davvero sorprendenti. Nel 2014 il team agronomico si è impegnato in un lavoro di zonazione, dal quale sono scaturiti 5 ettari dove la varietà ha dimostrato risultati eccellenti. Tutti e cinque gli ettari sono a conduzione biologica e si trovano tra i comuni di Menfi, Santa Margherita di Belice e Contessa Entellina (dove si trova la contrada che dà il nome al vino). I terreni sono tutti di tipo calcareo a medio impasto, quindi in grado di consentire alle radici delle viti di andare in profondità, infatti hanno superato già i 2 metri, cosa che gli permette di trovare sempre le riserve idriche anche in periodi di particolare siccità.
Che dire, il vino nel calice parla da solo, nonostante sia giovanissimo rivela dei profumi molti fini, dove la componente salmastra è davvero dominante, affiancata da belle espressioni fruttate, note di olive verdi, erbe aromatiche, basilico, menta, ma anche fiori di campo, melissa, erba finocchiella e una chiara sensazione minerale. Più il tempo passa e più si espandono le sensazioni, sotto la piacevolissima spinta marina.
Al palato è altrettanto stimolante, la freschezza non manca e si fonde molto bene con l’evidente nota salina, la parte fruttata richiama agrumi dolci, c’è già un bell’equilibrio. Un vino che racconta molto bene il terroir isolano, da provare con un piatto di involtini di pescespada alla messinese.

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