Langhe Riesling Campofranco 2022
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2025
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: riesling
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: TENUTA CARRETTA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 16 a 20 euro
Abbiamo già recensito il Langhe Riesling Campofranco di Tenuta Carretta, cantina situata a Piobesi d’Alba (CN). Di proprietà del Gruppo Miroglio è il classico esempio di realtà vitivinicola dalle grandi dimensioni che riesce a coniugare magistralmente numeri e qualità, il patrimonio si assesta attorno ai 120 ettari. Personalmente il vino mi aveva stupito proprio per la sua digeribilità unita ad un carattere “impegnato”, per così dire, che appassiona tanto il degustatore esperto quanto il neofita. Una sorta di anello di congiunzione tra questi due mondi che amo analizzare. L’annata in questione era la 2020, molto meno calda e siccitosa della 2022 – protagonista di questo articolo – dunque, aver prodotto un Riesling degno di nota anche in condizioni non facilissime rappresenta un ulteriore traguardo.
Il Langhe Riesling Campofranco 2022 nasce da uve allevate nel comune di Cissone (CN) nel cuore dell’Alta Langa. Da queste parti allevare la vite non è affatto semplice; diversi i motivi: l’altimetria spesso raggiunge la quota 800 metri sul livello del mare, l’esposizione al vento e il rigore delle temperature. – Campofranco richiama nel nome un ritorno alla viticoltura in un’area da troppo tempo non più coltivata a vigneto, e quindi tale da poter essere ormai considerata “franca”. I suoli sono sedimentari, di origine marina e soffici. Trattasi di un’area poco piovosa che nelle esposizioni sud-ovest tende a evidenziare decise carenze idriche e quindi a essere motivo di forte stress per le piante. Il vigneto Campofranco, 2,12 ettari, è situato a circa 600 metri di altitudine; esposto a nord gode di temperature più fresche e della naturale conservazione dell’umidità nel terreno fondamentale per la lotta alla siccità. Le uve vengono pressate intere a mezzo di una pressa pneumatica e con la dovuta protezione del mosto dalle ossidazioni. Dopo poche ore di macerazione sulle bucce, fermenta ad una temperatura di 16°C e affina sulle fecce fini in tini di acciaio inox per i successivi otto mesi. All’imbottigliamento, nel giugno successivo alla vendemmia, segue un periodo di riposo in bottiglia minimo di un anno e mezzo.
Tonalità vivace tra il dorato e il paglierino, estratto considerevole. Dapprima ricolmo di ricordi legati al terreno (pietra frantumata in primis) mela Granny Smith, melone d’inverno, scorza di limone e pennellate floreali fresche e stimolanti; con opportuna ossigenazione pepe bianco e percezioni lievemente salmastre.
In bocca il sorso è teso e vibrante, la freschezza tuttavia risulta in leggero ritardo rispetto alla sapidità; è piuttosto normale considerando l’annata calda, ma ciò convince è la totale assenza di alcol percepito. Risulta un vino ancora giovanissimo, di lunga gettata, diverrà ancor più equilibrato tra almeno 2-3 anni. Quattro chiocciole ad un soffio dalla quinta. Orata all’acqua pazza.