Grignolino del Monferrato Casalese 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2020
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: grignolino
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ORESTE BUZIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Torno a parlare con piacere del Grignolino di Andrea e Marco Buzio, un vino che sta riscuotendo il successo che merita. L’impegno e la passione dei fratelli di Vignale Monferrato (AL) è cosa nota nel comprensorio, l’obbiettivo, dal 2009 ad oggi, è riportare in auge uno tra i vitigni più aristocratici e capricciosi del Piemonte, allevato nella sua culla per eccellenza. Andrea, enologo, lavora in vigna e in cantina, appassionato di ogni singolo vigneto dei suoi 5 ettari di proprietà, cerca di esaltarne le caratteristiche attraverso uno studio maniacale del terreno e dell’ambiente circostante; tutto ciò permette l’impiego dei migliori cloni, condotti in regime di agricoltura biologica certificata, nel rispetto della natura circostante e del consumatore.
II vigneto è diviso in due appezzamenti: il primo sulla costa ai piedi della stupenda cantina scavata nel tufo, autentico gioiello rurale e sede di numerosi eventi dedicati al vino e non solo, il secondo nel comune di Camagna Monferrato. I vigneti composti prevalentemente da calcare e limo vantano un’ottima esposizione. Marco gestisce la parte commerciale e di relazione con il pubblico, elemento fondamentale per un’azienda che vuole riscuotere successo e soprattutto durare nel tempo.
Veniamo dunque al Grignolino del Monferrato Casalese DOC 2019. L’annata, per quanto riguarda il vitigno in questa zona, è stata definita ottima: buona maturità tecnologica e perfette acidità di contrasto nei confronti degli zuccheri, elemento che garantisce complessità e spiccata aromaticità.
13% Vol., fermentazione e vinificazione in acciaio. La tonalità chiara e vivace contraddistingue da sempre questo vitigno, un granato che assume toni vibranti, gli stessi virano quasi sempre su note ciclamino. Un naso schietto, poco avvezzo a ruffianerie di ogni sorta, il respiro è intenso, solitamente parte più in sordina, ma è l’annata a dettar le regole del gioco. La trama è speziata e il pepe nero protagonista, accompagnato da un comparto inesauribile di erbe officinali che caratterizzano la gamma Oreste Buzio; spiccano melissa, santoreggia e china, ancora violetta, ribes rosso, eucalipto e foglie di tabacco. Chiude il quadro olfattivo un ricordo fortemente terroso, lo stesso rimanda a quei profumi che si percepiscono camminando tra i sentieri fino a giungere ai filari della vigna di Andrea, solitamente in una calda giornata d’agosto; periodo in cui ho visitato l’azienda.
In bocca il vino mostra una tensione acida ed un tannino che fungono da assicurazione per la vita, qualche mese di bottiglia in più aiuterà l’assestamento di queste componenti fondamentali: sia per la tenuta nel tempo, che per l’equilibrio intrinseco. Il frutto è decisamente croccante e goloso, la freschezza del sorso invoglia la beva ed una lunga scia sapida chiude il quadro gustativo, la stessa si percepisce soprattutto sulla punta della lingua. Abbinato ad un ottimo piatto di pollo alla romana, trasformerà la serata in un gioco “pericoloso” in cui gli invitati faranno a gara per sbranare l’ultima coscia e trangugiare l’ultimo bicchiere; perlomeno a casa mia è andata così.