Gavi Del Comune di Gavi Maneo 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2023
Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: cortese
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ENRICO SERAFINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 34 a 38 euro
Il cortese, uva autoctona a bacca bianca del bel Piemonte vitivinicolo, nel territorio di Gavi (AL) regala da sempre, a parer mio, alcuni tra i bianchi più eleganti, espressivi e longevi del bel Paese. Abbiamo dedicato svariati articoli che affrontano soprattutto quest’ultimo tema, oltre alla capacità intrinseca della suddetta cultivar nell’affrontare i cambiamenti climatici e adattarsi all’aumento delle temperature. L’Azienda Enrico Serafino di Canale (CN), in mano alla famiglia Krause Gentile ormai da svariati anni, nonostante operi principalmente in Langa e Roero ha sempre creduto nel potenziale dell’uva cortese e delle colline del Gavi. Fino ad oggi ha proposto due etichette storiche, una l’ho già recensita all’interno del mio approfondimento relativo alla storia della Cantina che vi invito a leggere.
Ora è tempo di illustrare il nuovo Gavi Del Comune di Gavi Maneo 2018, presentato in anteprima a Vinitaly 2023. Non ho sbagliato a scrivere, l’Azienda ha atteso ben cinque anni prima di proporlo ai mercati internazionali, inoltre in etichetta assicura una longevità che supera i dieci anni, anche se a parer mio potrà andare molto più lontano. Il motivo è molto semplice: la famiglia Krause Gentile oltre ad aver maturato un’esperienza considerevole riguardo questo territorio, possiede alcuni tra i vigneti( esposti a sud, sud-est) più vocati del comune di Gavi, caratterizzati da suoli con Ph di acidità bassi, ricchi di argilla e calcare; caratteristiche in grado di donare ai vini freschezza e sapidità, da sempre alleati importantissimi della cosiddetta longevità di un buon vino. L’età media delle viti è 35 anni e l’allevamento prescelto è il classico guyot.
La vendemmia viene svolta rigorosamente a mano e in cassette, i grappoli adagiati sul tavolo vibrante vengono raffreddati con neve carbonica allo scopo di evitare il più possibile l’ossidazione e ridurre l’uso di solfiti; in seguito avviene la pressatura soffice. La fermentazione del mosto è svolta in vasche di acciaio inox a temperatura controllata. Il vino affina sui propri lieviti, nel medesimo materiale, e successivamente in bottiglia fino alla vendita che non avviene prima del quinto anno dalla vendemmia.
Ne consegue un prodotto che già alla vista incuriosisce: un bel paglierino con riflessi beige-verdolini di stampo prettamente nordico, tonalità che richiama alcuni Veltliner austriaci. Il naso, al contrario, “parla” un dialetto nettamente piemontese. Ciò che apprezzo maggiormente è il timbro sommesso, in levare, per nulla sfacciato; cresce d’intensità man a mano che il vino prende confidenza con l’ossigeno. Dapprima stracolmo di rimandi floreali di ginestra, lavanda, piccoli fiori di malga, uniti ad un ricordo nitido di erbe aromatiche della bella costa ligure (in primis maggiorana e timo limone), squaderna ad un tratto tutta la potenza del terroir: pietra focaia, calcare e lieve smalto. Il frutto in questa fase mostra un profilo dai toni dolci-acidi, distinguo facilmente la pesca bianca, scorza di cedro e susina gialla. Complessità da vendere insomma, soprattutto a 24 ore dalla mescita dove l’insieme appare ancor più armonioso.
In bocca la musica è pressoché la stessa: vibrante sapidità, data dai terreni ricchi di argilla e calcare, si avverte soprattutto sulla punta della lingua. La freschezza incessante deterge il sorso, ciò che stupisce è la totale assenza di alcol percepito e di questi tempi non è una cosa da sottovalutare, anche se il territorio di Gavi pian piano ci sta abituando a questa consuetudine.
Vino da abbinare necessariamente alla compagnia di un buon amico e ad un piatto di gnocchetti di patate con asparagi e calamari spillo.