Friuli Pinot Grigio Ramato 2024
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2025
Tipologia: DOC Rosato
Vitigni: pinot grigio
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: ATTEMS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 12 a 15 euro
Tra i motivi per cui, a mio avviso, i vini rosati non hanno mai fatto breccia nel cuore degli italiani, vi è senza dubbio il fatto che più o meno tutti hanno fretta di consumarli “tre giorni” dopo l’imbottigliamento. Equivale a pretendere da un paio di scarpe nuove il massimo della comodità, che solitamente si conquista trascorso un bel po’ di tempo dalla data d’acquisto. Questa particolare categoria di vini – esattamente come le altre – esige un po’ di riposo suvvia; è più che normale. Assestare bene i profumi ed integrare la morbidezza gustativa all’acidità intrinseca dell’uva, significa poi bere vini equilibrati, piacevoli e che non stufano già dopo il secondo sorso. Devo essere fatti bene s’intende, ed il Friuli Pinot Grigio Ramato – già recensito più volte negli anni scorsi – dona un saggio delle potenzialità della cantina Attems di Capriva del Friuli (GO). L’azienda è in mano alla famiglia Frescobaldi da oltre vent’anni. I vigneti, hanno più o meno la stessa età, sono dislocati attorno alle piane ed i pendii della provincia di Gorizia, ad una altimetria media di 60 m s.l.m. È qui che nascono le uve pinot grigio di Attems, varietà largamente diffusa in Friuli, su terreni composti da arenarie di origine eocenica – originati dal sollevamento dei fondi marini 50 milioni di anni fa – e da suoli naturalmente ben umettati ricchi in argilla, ciottoli, e terreni profondi.
L’inverno 2024 è stato caratterizzato da precipitazioni nella norma con temperature non particolarmente fredde, che sono andate però gradualmente aumentando fino alla prima settimana di aprile, quando è cominciato il germogliamento del pinot grigio. Rispetto al calendario del territorio l’azienda è riuscita a ritardare la schiusa delle gemme di circa dieci giorni grazie alla potatura tardiva; tecnica questa che adotta ormai da anni. La primavera è stata caratterizzata da temperature miti ed una piovosità all’inizio leggermente sopra la media poi ha preso il sopravvento il bel tempo, garantendo così una crescita della vegetazione costante. I vigneti di pinot grigio dedicati al Ramato sono giunti alla fase di piena fioritura attorno al 30 maggio, decisamente in ritardo rispetto alla precedente annata. Giugno e luglio sono stati due mesi dove l’estate calda è stata reidratata da qualche pioggia benefica che ha permesso alle piante di fronteggiare il mese di agosto senza squilibri idrici eccessivi.

L’uva sopracitata quest’anno presentava grappoli più spargoli. Lo staff enotecnico ha frazionato la raccolta in più giornate possibili riuscendo così a mantenere un buon equilibrio tra contenuto zuccherino ed acidità nei mosti che già dalle prime giornate di fermentazione sprigionavano profumi piuttosto intensi.
Riguardo la vinificazione le bucce ed il mosto, dopo la diraspa-pigiatura, sono state lasciate in contatto per circa 10 ore a 8°C. Successivamente il succo rosato ricavato dalla soffice pressatura, viene lasciato decantare per 24-48 ore. Segue quindi, su mosto limpido, la fermentazione alcolica condotta a basse temperature (15-17°C) per 15 giorni. La vinificazione è svolta in recipienti d’acciaio. Dopo la fermentazione il vino sosta per quattro mesi sulle fecce nobili che vengono costantemente messe in sospensione.
Rosa cerasuolo, nuances ramate e vivaci. Timbro olfattivo sobrio, per nulla sfacciato. Ritrovo i petali della rosa, la cipria e la fragolina di bosco, ivi compresa una timida quanto incessante coltre balsamica. Bel naso. In bocca prevale in questa fase l’acidità, ben sorretta da un corpo medio e un finale piuttosto sapido. Un vino appagante che ben si presta a svariati abbinamenti, soprattutto antipasti caldi di mare. Quattro chiocciole sempre più piene. Bravi.