Friuli Merlot Selezione di Piera 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2026
Tipologia: Doc Rosso
Vitigni: merlot
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: PIERA 1899
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 24 a 28 euro
Il Friuli è senza dubbio tra le culle d’elezione del merlot, celebre vitigno a bacca nera d’origine francese. Dà vita a vini che considero divisivi, ovvero c’è chi li ama e c’è chi – al contrario – rimane piuttosto impassibile. Personalmente non faccio parte di nessuna delle due categorie citate. Posso soltanto dire che tutte le volte che un Merlot mi ha davvero emozionato, sono rimasto incredulo, inebetito. Alludo a quella particolare sensazione di stupore che regna sovrana, ogni qual volta non si costruiscono aspettative troppo alte; cosa che spesso accade mediante altri vitigni che amo maggiormente: pinot noir e nebbiolo su tutti.
Ebbene tutto ciò è successo di nuovo. Non che da Piera Martellozzo non mi aspettassi un Merlot degno di nota, soprattutto quando a dettare le regole è la linea Selezione di Piera – fermo restando che tutta la gamma di vini è di qualità – ma il Friuli Merlot 2018 è andato ben oltre le mie aspettative. Più avanti scopriremo il perché. La nostra protagonista attorno al 1992 viene scelta dal padre per seguire la piccola azienda vinicola di famiglia situata in provincia di Padova. In due decenni, dopo aver trasferito e consolidato la sede in Friuli, l’azienda è diventata una delle realtà vinicole di riferimento del Nord-Est con oltre un secolo di storia alle spalle. Ci troviamo per l’esattezza a San Quirino, in provincia di Pordenone.
Veniamo al vino, prodotto mediante uve merlot allevate a cordone speronato, nel territorio facente parte della DOC Friuli; ritroviamo terreni costituiti prevalentemente da scheletro e arenaria. Raccolta l’uva in cassette al miglior grado di maturazione fenolica – solitamente a fine settembre – una parte selezionata è lasciata appassire per 60 giorni in ambiente condizionato. La restante viene diraspata, pigiata e lasciata fermentare – e macerare – in tini di acciaio per 20 giorni. Follature giornaliere favoriscono il passaggio del colore e del tannino nobile. Segue svinatura e successiva fermentazione malolattica. A dicembre, l’uva appassita viene pigia-diraspata, fatta fermentare e viene favorita la fermentazione malolattica. A fine gennaio i due vini vengono assemblati e lasciati maturare fino a primavera. Segue poi affinamento in tonneaux di rovere francese da 500 litri per circa 12 mesi.
Il vino mostra una verve cromatica rubino intenso con riflessi violacei; l’estratto considerevole. Il naso è un concentrato di frutti neri di rovo, amarena e prugna ben maturi. Con lenta ossigenazione affiorano toni speziati che sanno di cannella, noce moscata, ma anche polvere di caffè, caucciù e caramella gommosa alla liquirizia. Chiude su effluvi minerali che ricordano il terriccio bagnato e l’humus. Interessante l’evoluzione a 24-48 ore dalla prima mescita: i toni si addolciscono ancor più e l’insieme guadagna punti in tema di armonia. Un gran bel naso davvero. In bocca la morbidezza è protagonista, tuttavia supportata da tanta sapidità e una spalla acida in grado di vivacizzare l’insieme; la trama tannica è ricamata a mano. Dolce il suo finale che richiama ancora una volta i frutti neri di rovo e le spezie. Alcol percepito perfettamente in linea con le mie aspettative, è un vino molto digeribile. Tutto ciò mi convince ad attribuire la quinta chiocciola.
Ho scelto un abbinamento territoriale: la cosiddetta calandraca. Uno spezzatino di vitello alla friulana con verdure stufate.