Fortunato 2009
Degustatore: Chiara Pugina
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2010
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: pecorino
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: MAPEI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
A volte si dice sia colpa del caso, forse il destino ci mette lo zampino o, più semplicemente, siamo noi che in un determinato momento siamo più sensibili verso alcune cose e riusciamo a cogliere quei piccoli elementi che in altre situazioni passerebbero inosservati. Mi riferisco al fatto che, da assidua lettrice quale sono, non poteva certo sfuggirmi nei giorni scorsi un secondo interessantissimo articolo, dopo quello dedicato da Roberto Giuliani all’amico comune Giovanni Scarfone dell’azienda Bonavita, riguardante un parallelo tra vino e arte. Argomento che ha suscitato tutto il mio interesse al punto di rimandare la lettura al fine settimana per poterla assaporare con calma e non da un monitor. Ho stampato quindi lo scritto in questione dal titolo “Arte e vino” e l’ho riposto al sicuro nella borsa. Lungi da me ora esprimere un’opinione laddove autorevolissimi nomi del giornalismo di settore si sono pronunciati, ma immaginate lo stupore quando, casualmente, all’ora dell’aperitivo dell’agognato weekend, mi sono ritrovata tra le mani una bottiglia che riportava in retro-etichetta il breve inciso: “Vino e arte. L’Azienda Agricola Mapei dedica i propri vini agli artisti del futurismo”. A quel punto non è rimasto altro da fare che condividere il piacere della degustazione con chi inconsapevolmente aveva causato quel pizzico di meraviglia, riproponendomi immediatamente di approfondire tutta la faccenda. Prima di raccontare il vino, ho piacere quindi di soffermarmi un istante sul tema dell’arte che ha sempre avuto un ruolo speciale nella famiglia Tonini, attuale proprietaria dell’Azienda Mapei. Dino Tonini, infatti, fu uno dei fondatori del Futurismo nel Veneto ed ebbe rapporti intensi con gli esponenti più significativi della corrente intellettuale di quei tempi come Filippo Tommaso Marinetti, Giacomo Balla e Fortunato De Pero. Fu anche colui che si occupò degli studi e dell’attuazione dell’irrigazione dei terreni dell’azienda al fianco dei discendenti di Domenico Mapei che, nel lontano 1817, acquistò l’ex convento Francescano di Nocciano, in provincia di Pescara, e ne fece la sua dimora stabile. Oggi è Pietro Tonini, figlio di Dino e Sofia Mapei, che dedica la rinnovata produzione vinicola agli illustri artefici del movimento artistico, con l’omaggio del proprio nome in etichetta in ricordo dell’attualità del loro impegno. Il Fortunato nasce, appunto, dalla volontà di recuperare un’eccellente tradizione vinicola familiare che aveva ottenuto grandi riconoscimenti fino agli anni ’80 e che, invece, da quasi 30 anni aveva visto l’attenzione di Pietro e della sua famiglia focalizzarsi esclusivamente sulla produzione di olio extra vergine di oliva, tuttora fiore all’occhiello della realtà aziendale. Hanno scelto di ricominciare proprio da un vitigno autoctono, il Pecorino, che è stato pre-impiantato nel 2002 e che, per questa annata 2009, dopo solo 6 mesi di affinamento in acciaio, ha atteso, a mio parere, tutte le aspettative della famiglia e dell’enologo Vittorio Festa. Il vino, dal colore paglierino con luminosi riflessi dorati, ci colpisce fin da subito per la varietà di componenti organolettiche a predominanza cromatica gialla. L’impronta distintiva del bouquet olfattivo è inizialmente floreale e alterna note di rosa gialla a quelle di ginestra, seguita poi da sensazioni riconducibili a frutta matura di pesca e mela golden e accenni di marmellata di limoni. Dal fondo emergono leggere sfumature vegetali fino a quando nel bicchiere non si cambia decisamente registro e tutte le tonalità vengono rinfrescate da una intensa mineralità quasi marina. Apparentemente morbido al primo sorso, manifesta immediatamente la sua freschezza con l’acidità ancora un po’ citrina che si mescola alla sapidità molto persistente, ma decisamente piacevole, che accompagna nella progressione il ritorno delle note floreali e di un delicato aroma che si evolve in note più dolci di crema pasticcera al limone, le stesse che emergono anche annusando nuovamente il vino, che nel frattempo ha aumentato di qualche grado la sua temperatura. Sarà perché per i Tonini “produrre vino è arte”! Sarà perché lo abbiamo degustato agli ultimi chiarori di una fresca serata di fine aprile nella splendida cornice della campagna toscana dove, dopo tanto tempo che non mi capitava, ho rivisto le lucciole danzare tra i prati. Sarà per merito di Alessandro che ci ha abbinato un delizioso flan di verdure e di Laura che ci ha convinti a partire nonostante le previsioni meteo non fossero tra le migliori. Sarà per tutto questo che, senza alcuna indecisione, assegno meritatamente 4 “fortunate” chiocciole ad una delle prime annate di quello che spero sia solo il primo tra i diversi vitigni recuperati dall’Azienda Mapei che ho avuto il privilegio di raccontare.