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Etna Bianco Superiore Contrada Praino 2022

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2024


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: carricante
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: TERRA COSTANTINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 38 a 44 euro


Saliamo di un gradino e approdiamo alla seconda etichetta presentata da Terra Costantino, nota cantina di Viagrande (CT). In realtà occorre salire molto più in alto, sino ad arrivare a 650 metri sul livello del mare; è qui che dimorano le vigne che danno vita all’Etna Bianco Superiore Contrada Praino 2022. Prende il nome dalla omonima terrazza etnea del comune di Milo in provincia di Catania. Il clima da queste parti è di tipo montano con brezze che soffiano dal Mediterraneo, il suddetto cru aziendale per l’appunto guarda il mare. Un luogo magico dove la natura selvaggia regna incontrastata. Nelle vigne di Milo le barbatelle sono state impiantate appena 3 anni fa: 2,5 ettari che rappresentano una vera e propria sfida per la famiglia Costantino.
Il motivo è dato dalla viticoltura eroica e dai mille inconvenienti che nascono tra queste colline. Un esempio fra tutti: le ceneri laviche. Le stesse offuscano il cielo, dunque i lavori in vigna vengono spesso interrotti dall’essenza stessa di questa natura vulcanica e in parte selvaggia. Il protagonista indiscusso qui è il vitigno autoctono a bacca bianca denominato carricante, interamente piantato ad alberello con una resa pari a 80 q/ha. La matrice del terreno risulta estremamente complessa: vulcanica, sabbiosa, con importante presenza di Ripiddu (lapilli e pomice vulcanica eruttiva). Il substrato è caratterizzato da successione di livelli piroclastici di caduta alternati a depositi eolici giallastri siltoso-sabbiosi e paleosuoli di colore bruno, più scuri e carboniosi nella parte alta.
Veniamo al vino, ottenuto dalla pressatura diretta delle uve in pressa inertizzata, mentre la restante parte fa una breve macerazione sulle bucce. Dopo una chiarifica statica a freddo, il mosto è fatto fermentare a temperatura controllata di 14-16° C. Affina esclusivamente in acciaio. Appena 1.400 bottiglie prodotte.
Manto paglierino chiaro, riflessi beige a bordo bicchiere; tonalità piuttosto “nordica”. Avvicino il naso al calice ed effettivamente riconosco che questo Etna Bianco Superiore gioca un altro campionato. Alludo ai sentori che appartengono a quella categoria di bianchi che personalmente considero “eletti”, ovvero privi di eccessiva esuberanza; al contrario dotati di estrema grazia. Nell’ordine: pietra focaia, metallo caldo, cenere e un frutto croccante che sa di nespola, scorza di cedro e fiori di zagara; con lenta ossigenazione tutta la dolcezza del miele millefiori e un accento salmastro che caratterizza moltissimo il vino. Naso stupendo: vivo e cangiante dal primo all’ultimo minuto.
In bocca non è da meno. Anche in questo caso l’annata torrida potrebbe condizionare il pensiero, pur tuttavia già in etichetta si evince che le vigne ad alta quota alleggeriscono il peso: si passa dai 13,5 % vol. dell’Etna Bianco DeAetna 2022 (già recensito) ai 13% vol. del vino in questione. Sorso vivo, slanciato, succoso mai privo della giusta progressione gustativa; il finale è appannaggio del frutto croccante e di una sapidità pressoché infinita. Quest’ultima testimonia la grande mineralità del suolo e la tempra di questo interessante cru etneo.
Cinque chiocciole strameritate. Paccheri aglio, olio e peperoncino, con rinforzo di pomodori Pachino, pesce spada, olive nere, origano e cipollotto di Tropea.

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