Erbaluce di Caluso Passito Talin 2013
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2018
Tipologia: DOCG Passito
Vitigni: erbaluce
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ILARIA SALVETTI
Bottiglia: 375 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Devo dire la verità, ho sempre pensato che i nostri disciplinari vinicoli abbiano un peccato di fondo che ne vanifica, almeno in parte, l’obiettivo qualitativo: i valori massimi sulle rese di uva per ettaro sono sempre molto elevati. Se questo si può tollerare in una DOC, è meno giustificabile in una DOCG. La ragione, a mio avviso, è dovuta al fatto che all’interno delle DOCG rientrano anche le produzioni delle cantine sociali e delle grosse aziende che realizzano grandi quantità di vino. Altrimenti non si spiega perché si può arrivare a produrre 110 quintali d’uva per ettaro per fare l’Erbaluce di Caluso Passito, fiore all’occhiello del Canavese.
Ovviamente per fare qualità uno dei cardini è proprio la resa contenuta, che garantisce uve più ricche di quelle sostanze che valorizzano il prodotto finale.
Ilaria Salvetti ottiene circa 50 quintali per ettaro, dopo la raccolta, che nel 2013 è stata effettuata nella prima decade di settembre, le uve vengono disposte manualmente su stuoie di canne di bamboo sovrapposte su di una struttura di legno, in solaio areato naturalmente, dove sostano per circa 4 mesi. A fine appassimento le uve vengono passate nella diraspa-pigiatrice e poi torchiate lentamente. La fermentazione avviene in vasche di acciaio inox con lieviti autoctoni derivanti dalle stesse uve appassite. Segue una maturazione di 36 mesi in botti di rovere e acacia, il ciclo si chiude con l’affinamento in bottiglia per circa un anno.
Mentre lo si versa nel calice non si può non notare la densità del liquido, che appare di colore oro antico con riflessi ambrati; accostato al naso affiora subito una nota di confettura di albicocche, poi si allarga verso l’arancia candita, la melata, il tabacco, la nocciola tostata, il croccantino al miele.
Al palato colpisce per un sottofondo agrumato-acidulo che contrasta molto bene la componente dolce, rendendo il sorso affascinante, c’è perfetta misura in ogni componente e una salinità evidente soprattutto man mano che digrada l’abbondante aromaticità del vino.
Un passito complesso e di carattere, che mi viene naturale accompagnare più a formaggi importanti, anche erborinati, che a pasticceria, ma sono sicuro che qualche goccia starebbe benissimo sul gelato al pistacchio dell’Etna di Crispini.